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Sindaci sfidano le regioni, Decaro “pronti a ordinanze che disapplicano quelle regionali”

Italia

Sindaci sfidano le regioni, Decaro “pronti a ordinanze che disapplicano quelle regionali”

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Antonio Decaro

Il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro difende l’operato dei sindaci e attacca le decisioni delle regioniuna cosa è consentire di fare piccole attività di manutenzione per gli stabilimenti balneari che dovranno riaprire, ma tutta un’ altra cosa è dire da domani mattina si riaprono  bar e ristoranti”

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COSENZA – Regioni contro il governo, sindaci contro le regioni. La battaglia al coronavirus, oltre che in ospedale, si combatte anche a colpi di ordinanze e decreti. Quella firmata dalla Santelli ieri sera ha scatenato l’ira funesta del sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro, che non usa mezzi termini per “bacchettare” i governatori che disattendono le misure del dpcm andando per conto loro “se volete una sfida da parte degli enti locali noi l’accettiamo. Possiamo iniziare emettendo ordinanze che disapplicano le ordinanze regionali perché – ha spiegato Decaro – la norma che sterilizzava il potere del sindaco dice che i sindaci possono, nel solco del decreto non in contrasto col decreto, fare delle ordinanze quindi noi possiamo fare delle ordinanze che seguono il decreto e che di fatto disapplicano le ordinanze regionali. Questo lo possiamo fare se le Regioni vogliono, noi da domani mattina ci organizziamo e cominciamo a fare ordinanze di questo tipo. Abbiamo dimostrato senso di responsabilità ma non è che si possono scaricare sulla responsabilità dei sindaci, delle amministrazioni locali, tutte le problematiche del Coronavirus. Abbiamo dimostrato senso di responsabilità ma non accetteremo che si scarichino sulle spalle dei sindaci e delle amministrazioni locali, tutte i problemi causati dal coronavirus”

“L’abbiamo fatto – ha detto ancora – per evitare che ogni sindaco, e noi siamo ottomila, si mettesse a firmare ordinanze su una pandemia mondiale che va affrontata con un’ unica cabina di regia e con il supporto di un comitato tecnico scientifico, delle autorità sanitarie nazionali. Io capisco – ha detto ancora Decaro – che le Regioni non abbiano voluto cedere il loro potere, capisco il loro attaccamento al federalismo regionale. Però devo dire che non è giusto che i sindaci vengano costretti dalla sera alla mattina, letteralmente perché ci sono ordinanze che vengono firmate la sera per la mattina successiva, a organizzare i servizi e a fare i controlli per attività improvvisamente e contrariamente rispetto a quanto disposto dai decreti del presidente del Consiglio, riaperte e riattivate”. “Diverso – conclude – è riaprire i cimiteri, chiusi non per dpcm ma su raccomandazione del ministero della Salute tramite una circolare, una cosa è consentire di fare piccole attività di manutenzione per gli stabilimenti balneari che dovranno riaprire, ma tutta un’ altra cosa è dire da domani mattina si riaprono i bar, i ristoranti e, soprattutto, da domani possono servire ai tavoli, purché all’esterno”.

“I provvedimenti di divieto decisi nei decreti del presidente del Consiglio dei ministri vengono assunti sulla base di un algoritmo che tiene sotto controllo sia i dati del contagio sia i posti di terapia intensiva – continua il sindaco di Bari. Le decisioni delle Regioni, invece, su quale valutazione si poggiano? Pensate cosa succederebbe se ogni sindaco da domani decidesse che cosa far aprire e che cosa chiudere. Non possono essere le Regioni, con tutto il rispetto per le Regioni – ha detto ancora – a stabilire le linee guida sulla distanza sociale da adottare in un bar e protocolli di sicurezza relativi. Altrimenti quello che abbiamo fatto fino a oggi, tutto il lavoro, svolto anche dai Comuni, per condividere protocolli per riaprire in sicurezza, per esempio, i cantieri, era un lavoro inutile?”.

 

 

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