Cosenza
Da leader dell’editoria italiana al fallimento. Si chiude (male) l’era di Edizioni Master
Schiacciata dai debiti e dalla crisi della carta stampata, la nota casa editrice di Rende, arrivata ai vertici del mercato italiano con i periodici di informatica e intrattenimento e autrice di storiche collaborazioni con la RAI, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Cosenza

COSENZA – La sezione fallimentare del tribunale di Cosenza, presieduta dal Giudice dott.ssa Rosangela Viteritti, con il dottor Giorgio Previti Giudice relatore esterno, il 22 luglio scorso ha dichiarato il fallimento della società Edizioni Master Spa, la nota casa editrice di Rende, fondata nel 1997 dall’imprenditore Massimo Sesti, per anni collocata ai vertici del mercato editoriale italiano dei periodici.
In oltre un ventennio ha realizzato e pubblicato un numero considerevole di magazine dedicati principalmente al mondo dell’informatica e dei computer, dell’intrattenimento, dei giochi e dei viaggi, fino a quelli per la cucina vantando anche storiche collaborazioni con la RAI per la quale ha curato e pubblicato tra l’altro la “Prova del Cuoco“, rivista ufficiale del programma Tv condotto da Antonella Clerici.
“Turisti per Caso“, il magazine che proponeva viaggi e mete turistiche di Syusy Blady e Patrizio Roversi, “Più Sani e più Belli” dalla nota trasmissione televisiva di salute e bellezza condotta da Rosanna Lambertucci e “Voyager” nota trasmissione di approfondimento scientifico di Rai 2 condotta da Roberto Giacobbo. Collaborazioni vantate anche con il colosso tedesco dell’editoria Axel Springer (che edita tra l’altro i quotidiani Bild e Die Welte) con la pubblicazione per diversi anni della versione italiana del magazine “Computer Bild” e una partnership editoriale e commerciale anche con Libero.it.
Edizioni Master all’apice del successo prima del declino
A cavallo tra la fine degli anni ’90 e i la prima metà degli anni duemila, la casa editrice rendese raggiunse l’apice del successo soprattutto nel mercato dell’ITC grazie a pubblicazioni affermate e di successo come Win Magazine, che in poco tempo divenne la rivista di informatica più venduta in Italia, Linux Magazine, DVD Magazine, Idea Web, Play Generation, Io Programmo solo per citarne alcune, oltre a decine di collezionabili, libri e pubblicazioni. Un decennio di successi e una scalata vertiginosa nella quale la holding arrivò ad avere più di cento di dipendenti, decine di collaboratori esterni, una sede operativa a Rende e altre due dislocate a Roma e Milano.

La crisi della carta stampata e il primo concordato preventivo
Ma alla fine degli anni duemila e primi anni del duemiladieci, colpita dalla crisi sempre più pesante della carta stampata con le discese vertiginose che l’editoria sta subendo da almeno 20 anni e dovute principalmente alla vendita e alla pubblicità, nonostante notevoli investimenti anche sul Web con l’acquisto di alcune importanti testate per entrare e competere (ma senza successo) in un mercato on-line sempre più vorace, i primi scricchiolii fino alla richiesta di ammissione, nel 2013, ad un concordato preventivo in continuità omologato dal Tribunale ma “non portato a conclusione e quindi risolto – si legge nella sentenza – per l’impossibilità di far fronte agli impegni assunti nel piano stesso”.
Il macigno dei debiti e la richiesta di un secondo concordato
Sempre più schiacciata da una mole crescente di debiti e con il riscontro negativo nelle vendite dalle edicole, la società ha iniziato a cedere e dismettere alcuni asset aziendali, ma sotto la richiesta di una nuova istanza di fallimento, nel 2019 ha proposto al Tribunale di Cosenza una seconda richiesta di concordato che lo stesso Tribunale si era riservato in un primo momento di valutare ma ritirata dalla stessa Edizioni Master, dopo il fallito accordo con un terzo soggetto, la Sprea Editori S.P.A. (“…rappresentava l’unica garanzia per i creditori” è scritto nella sentenza).
A pesare anchediverse richieste di fallimento pendenti portate avanti da diversi creditori (tra cui la Sony) ma anche da una decina di ex dipendenti che da un anno e mezzo attendono svariate mensilità non corrisposte oltre alle indennità maturate dal mancato pagamento del TFR e delle ferie non godute. La stessa società il 13 luglio 2020 ha quindi depositato un’istanza di fallimento in proprio (con richiesta di esercizio provvisorio) accolta dal Tribunale.
Quasi 40 milioni di debiti e il fallimento
Spiega il giudice nella sentenza “emergono significative criticità in termini di solvibilità evidenziate anche dalla relazione dai precommissari giudiziali chiamati a valutare la fattibilità della seconda domanda di concordato presentata dalla società e poi venuta meno. La posizione debitoria della società – evidenzia ancora il giudice – è stata acclarata dall’udienza prefallimentare e vede tra l’altro anche debiti verso l’erario pari a circa 370mila euro. Quando al precedente concordato (quello del 2013 n.d.r.), durante la sua pendenza la società, inadempiente, ha lasciato impegnate somme ingenti ed ha altresì generato, nella more dell’attività aziendale, un ulteriore ingente debito. Dall’esame contabile dei bilanci, emerge l’esistenza di un patrimonio netto negativo di 7.305.320 (esercizio del 2018), euro 37.601.426 (progetto di bilancio del 31 dicembre 2019)”.
Decine di dipendenti senza lavoro
Scrive ancora il Giudice “lo stato di insolvenza della società emerge da ulteriori indici sintomatici…. in particolare dall’esito delle procedure di concordato preventivo, la prima risolta in seguito di omologa, la seconda rinunciata prima di essere aperta. Procedure nelle quali la società ha dimostrato – si ribadisce – di non essere in grado di affrontare fruttuosamente la strada alternativa rispetto al fallimento“. Adesso toccherà al curatore fallimentare nominato dal Tribunale fare la conta dei beni esistenti, alla società di fornire l’elenco dei creditori, i bilanci e le scritture contabili, mentre oltre una trentina di ex dipendenti hanno visto andare in fumo soldi e speranze.




















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