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Discoteche chiuse, l’ordine dei medici “una saggia soluzione. Il Covid è ancora qui”

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Discoteche chiuse, l’ordine dei medici “una saggia soluzione. Il Covid è ancora qui”

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Pieno consenso della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) all’ordinanza del ministro della Salute che sospende le attività di ballo nelle discoteche e in altri locali e impone l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi e orari della movida.

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COSENZA –  L’ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza di chiudere tutte le attività danzanti e da ballo nelle discoteche, nei lidi, nei locali al chiuso e all’aperto e nelle sale da ballo, dopo l’impennata di nuovi casi delle ultime due settimane, trova la piena approvazione dell’ordine dei medici che definiscono la scelta “una buona e saggia soluzione“, rileva in una nota il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, e che “trova un punto di equilibrio tra le diverse istanze, puntando sempre, come faro, la tutela della salute e ponendo le basi per la riapertura, in sicurezza, delle scuole”. Anelli osserva inoltre che “il virus non è andato in vacanza, è ancora con noi. Circola liberamente in molte Regioni. E, stavolta, i vettori sono i giovani, spesso asintomatici o con manifestazioni meno gravi”.

Fissando paletti più restrittivi, si legge nella nota, si “cerca di contenere i possibili focolai, invertendo il trend dei contagi e preparando il terreno per la ripresa della scuola e delle attività a settembre“. E’ un modello, prosegue la Fnomceo, che “se il trend dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva non si invertirà, potrebbe tornarci utile a settembre per evitare il lockdown totale, calibrando i provvedimenti sulle esigenze delle diverse zone e sui rischi delle diverse attività”. La situazione attuale, secondo Anelli, è “potenzialmente simile” a quella degli esordi, “quando non si classificavano come Covid-19 casi che invece probabilmente lo erano già ed erano vettori di contagio”. Si tratta quindi, conclude la nota, di fare ulteriori sacrifici per salvaguardare i soggetti più fragili, in una “grande prova di maturità e di responsabilità, cui sono chiamati i giovani e tutti gli italiani”.

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