Calabria
Il Tribunale dice no alla nomina voluta dalla Santelli sul coordinatore dell’Avvocatura

Il Tribunale del lavoro di Catanzaro ha sospeso l’efficacia del decreto con cui la presidente della Giunta regionale Jole Santelli ha nominato Maria Maddalena Giungato coordinatrice dell’Avvocatura regionale. I criteri seguiti dalla Regione nella nomina sono errati e non si può non tener conto dei principi espressi dalla Corte costituzionale
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CATANZARO – “È Illegittima la nomina del coordinatore dell’Avvocatura regionale, non avendo la Regione Calabria pubblicato il relativo avviso e non avendo la stessa motivato né in ordine alla necessità di individuare il professionista cui conferire l’incarico tra soggetti esterni all’amministrazione, né in relazione alla scelta dello specifico soggetto individuato”. Con questa motivazione il Tribunale di Catanzaro, sezione lavoro, ha sospeso l’efficacia del decreto numero 80 del 27 maggio 2020 con cui il presidente della Giunta regionale, Jole Santelli, ha nominato Maria Maddalena Giungato coordinatrice dell’Avvocatura regionale. Il Tribunale di Catanzaro, in particolare, ha accolto il ricorso presentato, tra gli altri, dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro e dall’Unione nazionale avvocati enti pubblici: i ricorrenti avevano “lamentato l’illegittimità del decreto, in quanto adottato in assenza di pubblicazione del relativo avviso e senza alcuna motivazione in ordine alla scelta del predetto avvocato, tra l’altro esterno all’Avvocatura regionale”.
Per il giudice del lavoro i criteri seguiti dalla Regione nella nomina sono errati, perché “pur a voler prescindere dalla natura della figura del coordinatore, non si può non tener conto dei principi espressi dalla Corte costituzionale” che – si legge nella decisione del Tribunale – “ha affermato, in tema di incarichi temporanei a soggetti esterni all’amministrazione, il principio in base al quale la Regione può derogare ai criteri statali di cui al Dlgs numero 165 del 200l, a condizione che preveda, in alternativa, altri criteri di valutazione, ugualmente idonei a garantire la competenza e la professionalità dei soggetti di cui si avvale” e ad assicurare che “la scelta dei collaboratori esterni avvenga secondo i canoni della buona amministrazione”. I giudici della Corte costituzionale, in sostanza, hanno “sempre escluso che la selezione di personale esterno di diretta collaborazione possa avvenire soltanto in base a un rapporto fiduciario”. Il Tribunale di Catanzaro quindi sospende l’efficacia del decreto del 27 maggio 2020 con il quale Giungato è stata nominata e “ordina alla Regione Calabria di conferire l’incarico di coordinatore dell’Avvocatura regionale con le modalità previste dall’articolo 19 del decreto legislativo 165/2001 e dal Regolamento regionale numero 7 del 2015”, tra cui la pubblicazione dell’avviso pubblico per il conferimento dell’incarico.
Francesco Pitaro (Misto) “la nomina è un atto di masochismo”
“La Calabria ha così tanti problemi che aggiungere l’irrisione della legislazione vigente, a proposito delle nomine apicali da parte della Regione, appare come un atto masochistico“.Lo afferma, in una dichiarazione, il consigliere regionale Francesco Pitaro del Gruppo Misto, a seguito della decisione del Tribunale di Catanzaro di sospendere la nomina del coordinatore dell’Avvocatura regionale. “Abbiamo stigmatizzato, io e il collega Tassone – prosegue Pitaro – l’indicazione legibus solutus del capo dell’Avvocatura regionale nell’imminenza dell’atto di cui era elementare prevedere la sopraggiunta sanzione. Ci aspetta un autunno assai difficile che richiederà un impegno serrato da parte di tutti, si faccia in modo, pertanto, di organizzare l’azione della Giunta regionale nel rispetto dei diritti delle persone che, tra l’altro, sono a garanzia della valorizzazione delle competenze senza cui la Regione sprofonderà”. “Anche sul fronte sanitario, come già segnalato per le nomine dei direttori delle Aziende – sostiene ancora il consigliere regionale del Gruppo Misto – si persevera sfidando la Costituzione e lasciando credere che si vogliano soddisfare debiti politici piuttosto che utilizzare le migliori professionalità. Nella fase di acuta crisi valoriale ed economica in cui ci dibattiamo, si stenta a credere che una parte della politica non comprenda la necessità dell’assoluto ossequio alle norme da cui dipende la buona amministrazione della cosa pubblica e l’altrettanta necessità, se non si vuole essere irrilevanti, di dare forti, chiari e decisi segnali di discontinuità col passato remoto e recente”.


















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