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In una scuola di Reggio Calabria 12 positivi. In Italia contagiati 2.348 studenti e 403 prof

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In una scuola di Reggio Calabria 12 positivi. In Italia contagiati 2.348 studenti e 403 prof

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Scuola coronavirus 6

Dall’inizio dell’anno scolastico al 3 ottobre sono stati 2.348 gli studenti risultati positivi al Covid, 402 i professori, 144 gli operatori Ata e il personale non docente. I numeri li ha forniti lo stesso ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. In Calabria 12 positivi al Convitto Camapanella di Reggio Calabria.

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COSENZA – “I casi di positività al virus ci sono e ci saranno, è inevitabile – ha detto la titolare del ministero di viale Trastevere – ma le misure che abbiamo introdotto ci permettono di individuarli tempestivamente, compresi i casi asintomatici che altrimenti potrebbero sfuggire al controllo. Ora dobbiamo fare il massimo sforzo per avere rapidità nei test e circoscrivere le quarantene, limitando così i disagi alle famiglie e garantendo a tutte le scuole una buona organizzazione della didattica. Resta fondamentale mantenere comportamenti responsabili”. I contagi aumentano e con loro l’ansia e la preoccupazione di genitori, docenti, presidi anche se, come evidenziato dai nuovi numeri sul contagio nelle scuole, “i ‘focolai scolastici’ classificati dall’Istituto Superiore di Sanità siano numericamente poco significativi” ha ribadito la Ministra Azzolina. Al 3 ottobre gli studenti che risultano positivi sono lo 0,037% pari a 2.348 contagi. Il personale docente che risulta positivo è lo 0,059% (402 casi) mentre il personale non docente che risulta positivo è lo 0,079%  pari a 144 casi.

Anche le scuole calabrese devono fare i conti con il covid. E se fin’ora si è trattato di casi isolati e subito circoscritti (come nell’asilo privato e al Telesio di Cosenza) a Reggio Calabria ieri sono state accertati 12 positivi riconducibili a una classe del Convitto Campanella di Reggio Calabria, dopo un primo caso scoperto nei giorni scorsi che aveva portato, come protocollo prevede, ad isolare tutti gli studenti in quarantena e a sottoporli a tampone che hanno poi rivelato la positività dei 12.

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Serve attenzione, servono regole ma la scuola deve andare avanti. Solo una minoranza, infatti, auspica un ritorno alla didattica a distanza: la presenza, la socialità, il rapporto umano, sono considerati da tutti troppo importanti per la crescita di bambini e ragazzi. Un richiamo, quello alla necessità di mantenere aperte le scuole – oltre alle fabbriche e agli uffici – che implica una maggiore responsabilità dei singoli, come ha sottolineato il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Fino al 26 settembre scorso erano quasi 2.000 in tutto i contagiati nella scuola, tra docenti, studenti e bidelli: i numeri sono purtroppo in rapido aumento, dal nord al sud d’Italia. “Le situazioni di difficoltà delle scuole sono in crescita sensibile. Sono giornate piene di richieste preoccupate da parte del personale, delle famiglie in una confusione di messaggi contraddittori che aumentano i sospetti”, dice Pino Turi che guida la Uil Scuola e che chiede al ministero dell’Istruzione di fornire, con una periodicità fissa, i numeri del monitoraggio che è stato attivato nelle scuole per fornire dati in tempo reale. I dirigenti scolastici, con l’aumento dei casi e degli istituti coinvolti, sono anche preoccupati che eventuali responsabilità ricadano su di loro. Lo scudo penale che avevano chiesto e che era stato previsto da un emendamento, non è mai stato introdotto. Il sindacato Udir minaccia lo sciopero: “I contagi tra i giovani stanno salendo e la situazione all’interno degli Istituti rischia di diventare ingestibile. Il Governo deve intervenire con una norma chiara nella prossima legge di bilancio entro fine mese”, dice Marcello Pacifico, presidente del sindacato. Anche Paola Serafin, a capo dei dirigenti scolastici della Cisl, spiega che i presidi auspicano lo scudo penale per poter affrontare con minore preoccupazione i casi giornalieri di contagio da Convid-19 nelle proprie scuole: “Evidentemente non c’è stata la volontà politica di approvarlo”. Più sfumata invece la posizione della Flc Cgil. Roberta Fanfarillo, dirigente sindacale a capo dei dirigenti scuola della Cgil, spiega che “il dirigente che mette in pratica le indicazioni del Cts e dell’Iss rispetto alla predisposizione delle misure di prevenzione e alla gestione dei contagi, può ritenere di aver assolto a tutte le sue responsabilità relative al contagio”. Piuttosto Fanfarillo aggiunge che “quello che i dirigenti oggi chiedono è un maggior coordinamento con i Dipartimenti di prevenzione delle Asl: spesso si scaricano sulle scuole e sui dirigenti scolastici adempimenti che l’Iss assegna invece alle Asl”.

butti comunque respingono l’idea di tornare alla didattica a distanza a meno che non venga previsto un nuovo, temuto, lockdown. “La didattica integrata deve restare una opzione estrema, non possiamo trasformarla nell’ordinarietà”, scandisce il leader della Flc Cgil, Francesco Sinopoli. “La chiusura della scuola è assolutamente da scongiurare“, ha detto anche Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute. Mentre Ranieri Guerra, dell’Oms, ha spiegato che per la circolazione del virus preoccupano, più che le scuole, i trasporti pubblici e la movida. “La scuola sta rispondendo in maniera forte, ma è importante mantenere tutta la ‘filiera’ fino a casa”, ha inoltre avvertito Silvio Brusaferro dell’Iss, Istituto che oggi ha registrato, nel consueto monitoraggio settimanale, un lieve aumento dei focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico (il 2,5% di tutti i nuovi focolai). “Le scuole resteranno aperte, com’è giusto che sia“, ha assicurato la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa. E intanto fioccano le prime multe: a Sassari la polizia locale ne ha comminate decine a studenti che chiacchieravano senza mascherina accalcati davanti alla loro scuola o sulle panchine.

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