Calabria
Spirlì sui 15 giorni di DAD: “Spero possa essere occasione per parlarsi in famiglia”

Non vuole sentire parlare di “coprifuoco” e va avanti con l’idea di chiudere gli istituti superiori e le scuole medie ma anche le visite in ospedale ed Rsa
REGGIO CALABRIA – Dopo l’audio messaggio circolato ieri, il presidente facente funzioni della Regione parla all’Adnkronos, giustificando così le misure che intende mettere in campo per fronteggiare la situazione di emergenza legata al balzo dei contagi in Calabria. “Non ci sono emergenze e gravità, chiaro che bisogna assolutamente agire per contenere l’aumento costante dei contagi, mi sto confrontando con le forze politiche, i sindaci e i prefetti”. Il presidente leghista spiega che sarà “un breve periodo di restrizioni non punitive della vita sociale, quasi un consiglio comportamentale ai miei concittadini calabresi, che le regole le rispettano e le hanno rispettate nella prima ondata”.
“La parola coprifuoco non mi piace, non siamo in guerra”
Non ci saranno chiusure totali e coprifuoco “una parola che non mi piace – ha detto – che mi urta. In Calabria non c’è coprifuoco, perché non c’è guerra, ci saranno limitazioni, magari spalmate nelle 24 ore, e nei posti, ma si tratta solo di limitazioni”.
La scuola e la didattica a distanza
Sembra davvero intenzionato a chiudere per 15 giorni le scuole superiori e medie: “Ci sono situazioni a rischio, penso alla scuola, non alle aule, ma ai ragazzi che si assembrano fuori dagli istituti. Io stesso ieri mi sono fermato e ho invitato degli studenti a indossare le mascherine, alcuni neanche l’avevano nello zainetto, erano usciti senza di casa”. “Spero che questi 15 giorni di vicinanza in famiglia – dice riferendosi alle due settimane di didattica a distanza in cantiere – possano costituire l’occasione per parlarsi a casa di questo”.
“Dobbiamo tutelare le fasce più deboli – spiega infine Spirlì rispetto alle misure restrittive per le visite negli ospedali e nelle Rsa: “Le cose – dice il leghista – è meglio farle adesso, per vedere come si rallenta il contagio, piuttosto che aspettare il periodo natalizio, ad esempio, quando limitazioni più estreme potrebbero mettere a rischio altre categorie di lavoratori, che rischiano di lottare con la fame”.

















Social