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La Calabria dichiarata zona rossa, venerdì scatta il lockdown. Cosa si può fare

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La Calabria dichiarata zona rossa, venerdì scatta il lockdown. Cosa si può fare

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La Calabria dichiarata zona rossa con restrizioni massime insieme a Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta. Non così per Campania e Puglia dove i contagi sono decisamente più diffusi. Lo ha annunciato il Premier durante la conferenza stampa tenuta questa sera “comprendo il sacrificio e le difficoltà ma non avevamo alternative”. Il lockdown partirà da venerdì con il divieto di spostamenti anche tra diversi comuni.

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COSENZA – A partire dalla mezzanotte di giovedì la Calabria entrerà nel cosiddetto lockdown soft. La nostra regione è stata inserita nell’elenco delle zone rosse (Criticità alta) – assieme a Lombardia, Valle D’Aosta Piemonte’. Tutte queste regioni rientrano nello scenario 4 dell’ISS, dove in base alla situazione del contagio si è venuta a creare  una situazione di “massima gravità. L’ulteriore stretta è stata decisa dal Governo. Il premier Giuseppe Conte nella notte ha firmato il Dpcm che non entrerà in vigore domani ma venerdì per “consentire a tutti di disporre del tempo utile per organizzare le proprie attività”. Questa sera Conte, in conferenza stampa ha annunciato le restrizioni che resteranno valide fino al 3 dicembre a livello nazionale  con la modulazione delle tre diverse aree di rischio (rossa, arancione e gialla) che prevedono ulteriori chiusure. La zona rossa avrà una durata minima di 14 giorni. Ovvero, in abse all’andamento del contagio, una Regione può passare da rossa ad arancione e viceversa. Ma non ci saranno passi indietro. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha già firmato le ordinanze con i dati dell’ultimo monitoraggio. I dati relativi alle Regioni inserite nelle zone gialla e arancione, invece, saranno aggiornati ogni settimana e, in caso di peggioramento, ci sarà il passaggio automatico nella fascia più alta e l’applicazione di misure più restrittive.

Nell’area gialla, con criticità moderata, rientrano Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna. Lazio, Liguria. Nell’area arancione, con criticità medio alta, ci sono Puglia e Sicilia”. Come detto Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle D’Aosta rientrano nell’area rossa”. Uno schiaffo durissimo alla nostra Regione, dove si la situazione del contagio resta certamente difficile, ma non meno di Regioni dove oggettivamente la diffusione del virus è l’RT del contagio è davvero preoccupante come ad esempio la Campania, la Toscana, il Veneto o la Puglia. La Calabria paga la situazione sanitaria complessa all’interno degli ospedali aggravata da un commissariamento che durerà per altri 3 anni.

Magorno “parlamentari siano uniti. Zona rossa sproporzionata”

La Calabria zona rossa è una decisione sproporzionata, i calabresi non meritano questa sofferenza. I numeri non giustificano la scelta del governo. È il momento di andare oltre ogni appartenenza, noi parlamentari abbiamo il dovere essere uniti per mettere in campo un’azione finalizzata alla revoca di questo provvedimento. Serve introdurre misure quali l’esame Covid, la quarantena per chiunque rientri in regione e, ovviamente, continuare a rispettare le norme comportamentali. Così ne potremo uscire velocemente”. Così il senatore di Iv Ernesto Magorno

Conte “misure differenziate per Regioni ma necessarie”

“Rispetto ai contagi che registriamo è vero – ha detto Conte – che sale il numero degli asintomatici e diminuiscono le terapie intensive ma è anche vero che i numeri complessivi sono in costante aumento. Quindi il rischio è che molte regioni superino con molta probabilità le soglie critiche dei ricoveri ordinari e quelli in rianimazione già nelle prossime settimane. Per questo dobbiamo intervenire per rallentare la circolazione del virus”. “Oggi – ha aggiunto il Premier – a differenza della prima ondata disponiamo di un piano di monitoraggio della curva molto più articolato e formato da 21 parametri. Più elevati sono le circolazioni del virus e  il rischio della tenuta degli ospedali, più alte saranno le restrizioni. Se introducessimo misure uniche a livello nazionale produrrebbero un duplice effetto negativo: da un lato di non adottare misure adeguate ed efficaci per le Regioni a più rischio e dall’altro rischieremo per imporre misure restrittive per arre con meno contagio. Per questo abbiamo deciso di suddividere l’Italia in tre aree: gialla, arancione e rossa. Tutte le misure entrano in vigore venerdì per consentire a tutti di disporre di un tempo congruo per disporre le proprie attività. Le ordinanze del ministro della Salute non saranno arbitrarie o discrezionali perché recepiranno l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente” con i “rappresentanti delle Regioni”, ha sottolineato Conte in conferenza stampa in tv. Già questa settimana porteremo in Consiglio dei ministri, dovremo farcela già domani sera, un nuovo decreto legge” per i ristori.

 

Le tre aree di rischio

L’Italia, infatti, è stata divisa in 3 aree di rischio e in quella dove il contagio è più diffuso e gli indici epidemiologici sono più critici – come appunto la Calabria, la Lombardia, la Valle D’Aosta e il Piemonte – è scattato, di fatto, il lockdown come a marzo. Si potrà uscire di casa solo per andare a lavorare, per fare la spesa, per motivi di salute o necessità. Chiuse tutte le scuole ad eccezione dei nidi, delle elementari e della prima media. Per tutti gli altri attivata la didattica a distanza. Il Dpcm prevede 12 articoli ed è il frutto di una lunga discussione, che a tratti è diventata scontro, sia all’interno della maggioranza, in particolare sull’ora in cui deve scattare il coprifuoco in tutto il Paese, sia tra l’esecutivo e le regioni, per chi dovesse assumersi la responsabilità politica delle chiusure.

Le restrizioni nazionali

Il meccanismo individuato dal decreto è quello di una prima linea di misure nazionali, più ‘leggere’ e valide per tutti: dal coprifuoco alle 22 alla chiusura dei centri centri commerciali nel weekend, dallo stop a musei e mostre alla riduzione dall’80% al 50% della capienza sui mezzi pubblici locali, dalla didattica a distanza al 100% per gli studenti delle superiori alla chiusura dei corner di giochi e scommesse all’interno di bar e tabacchi. Questi interventi varranno per tutta Italia e si vanno ad aggiungere a quelli già in vigore, come la chiusura dei bar e ristoranti alle 18. Molto più duri sono, invece, i provvedimenti inseriti nell’articolo 1 bis – quello che riguarda le ‘zone arancioni’ – e nell’1 ter, quello per le ‘zone rosse’, che resteranno in vigore “per un periodo minimo di 15 giorni”. Nelle Regioni, province o Comuni che rientrano nello scenario a “rischio elevato” sono vietati gli spostamenti in entrata e in uscita nonché gli spostamenti tra i comuni. Entrambi i divieti non varranno in caso di comprovate esigenze lavorative e di studio, per motivi di salute, per situazione di necessità e per accompagnare o riprendere i bambini a scuola. Chiusi anche i bar e i ristoranti: sarà consentito solo la consegna a domicilio e il servizio di asporto fino alle 22. Per le zone rosse, invece, dove la situazione è di “massima gravità”, sarà lockdown. ”

Lo scontro con le Regioni

La scelta di istituire le tre zone di rischio nelle varie regioni, a seconda della diffusione de contagio, ha provocato l’ira di alcuni governatori e forti perplessità e preoccupazione in altri. Le Regioni  hanno sottolineato, con una lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Stefano Bonaccini, al premier Conte e ai ministri Speranza e Boccia  come “le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome, ponendo in capo al Governo ogni scelta e decisione sulla base delle valutazioni svolte dagli organismi tecnici”.  Secondo le Regioni è “indispensabile instaurare un contraddittorio per l’esame dei dati con i dipartimenti di prevenzione dei servizi sanitari regionali prima della adozione degli elenchi” delle aree a rischio”. Regioni che hanno anche rilevato come la seconda ondata della pandemia stia colpendo in maniera generale tutto il territorio nazionale ribadendo la richiesta di univoche misure nazionali e, in via integrativa, provvedimenti più restrittivi di livello regionale e locale. Non appaiono, infatti, chiare le procedure individuate – si legge ancora nella lettera – e le modalità con le quali sono definite le aree e i territori a più alto livello di rischio e le modalità e le tempistiche con le quali viene declassificato il livello di rischio. A questo percorso di analisi dei dati, le singole Regioni e Province autonome devono poter partecipare, anche in considerazione della ricaduta delle misure sul rispettivo territorio”. Dal canto suo il Governo, per bocca del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia, ha rimarcato che con il Dpcm “La strategia adottata non vuol dire esautorare i territori ma anzi vuol dire lavorare insieme responsabilizzandoli. Sono sicuro che questo meccanismo di suddivisone in fasce funzionerà. Il Governo ha assicurato a Regioni e Comuni che tutti i ristori per le attività che dovessero essere chiuse saranno automatici e tempestivi”.

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ZONA ROSSA IN CALABRIA  – COSA SI PUO’ FARE E COSA NO

COPRIFUOCO DALLE 22 ALLE 5

Dalle ore 22.00 alle ore 5.00 nessuno può circolare, indipendentemente se ci si trovi in una zona rossa, arancione o verde, sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Nelle zone rosse è invece vietato ogni spostamento, in qualsiasi orario, salvo che per motivi di lavoro, necessità e salute.

MOBILITA’

Nelle aree ad alto rischio che ricadono negli scenari 3 e 4 indicati nel documento dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – quelle caratterizzate da uno scenario di ‘elevata gravità e quelle nelle quali ci sono situazioni di ‘massima gravità – “è vietato ogni spostamento in entrata e uscita dai territori verso altre regioni“. Dove è istituita la zona rossa è vietato di fatto anche qualsiasi spostamento anche all’interno dei Comuni o delle province, diverse da quelle di residenza, domicilio o abitazione salvo le comprovate esigenze per motivi di lavoro, salute e urgenza che vanno motivati con l’autocertificazione. Consentito invece il rientro alla propria abitazione e il trasporto dei figli alle scuole con didattica in presenza.

SCUOLA

La mascherina sarà obbligatoria alle elementari e alle medie, anche quando i bambini sono seduti al banco, “salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili” con l’uso della mascherina. Nelle zone rosse anche per la seconda e terza media sarà in vigore la didattica a distanza. Scuole in presenza solo servizi per l’infanzia, primarie e il primo anno di medie. Anche tutti i corsi universitari si svolgeranno con didattica a distanza tranne i corsi di medicina e relativi tirocini.

TRASPORTI

A bordo dei mezzi pubblici del trasporto locale e di quello ferroviario regionale è consentito “un coefficiente di riempimento non superiore al 50 per cento”; ciò con esclusione, però, del “trasporto scolastico dedicato”, ossia gli scuolabus.

SPORT E ATTIVITA’ MOTORIA

Nelle zone rosse sospese le attività sportive, comprese quelle presso centri e circoli sportivi, anche se all’aperto tranne quelle riconosciute dal CONI. E’ consentito “svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo” di mascherine. Si può svolgere “attività sportiva esclusivamente all’aperto” e da soli. Nel resto d’Italia i circoli sportivi restano aperti, ma è vietato l’uso degli spogliatoi.

NEGOZI, RISTORAZIONE E CENTRI COMMERCIALI

Chiuse le attività di negozi e mercati e restano aperti solo alimentari, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Chiusi bar, pasticcerie, pub e ristoranti. Sono possibili le consegne a domicilio e fino alle 22 la ristorazione con asporto. Restano sempre aperte invece le librerie, le cartolerie e altri punti vendita come quelli di cibo per animali e articoli sportivi.

PARRUCCHIERI e BARBIERI

Rispetto a quanto scritto nella prima bozza, il Governo ha deciso che resteranno sempre aperti anche nelle zone rosse. Chiusi invece i centri estetici.

 

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