Calabria
Aemilia in Appello, pene per 700 anni. Due anni per il calciatore Iaquinta

Quasi 700 anni di pene e 91 condanne in Appello. Anche l’ex campione del mondo, Vincenzo Iaquinta, condannato ma con la condizionale
BOLOGNA – Sono in totale quasi 700 gli anni di reclusione inflitti dalla Corte d’Appello di Bologna per i 118 imputati del maxiprocesso ‘Aemilia’, contro il potere della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. La procura generale aveva chiesto pene per circa mille anni. I condannati sono stati 91, mentre ci sono state 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni. Ha tenuto l’impianto accusatorio, in particolare sul riconoscimento dell’associazione ‘ndranghetistica emiliana legata alla Cosca Grande Aracri, con epicentro a Reggio Emilia, già peraltro confermata da pronunce passate in giudicato, ma si sono ridotte le pene, da oltre 1.200 anni di carcere complessivi del primo grado a circa 700 anni e si contano anche alcune assoluzioni di rilievo.
Un appello estenuante con più udienze settimanali da febbraio nell’aula bunker realizzata appositamente nel carcere bolognese della Dozza è arrivato al termine per 118 imputati il processo ‘Aemilia’ per tutti quelli che hanno scelto la via del dibattimento. L’abbreviato, che ha visto a processo quasi tutti i capi dell’organizzazione, è invece già concluso con sentenze in Cassazione.
Vincenzo Iaquinta, confermati due due anni inflitti in primo grado
E’ certamente il personaggio più famoso anche se la sua posizione è marginale negli atti, quella del campione del mondo Vincenzo Iaquinta: l’ex calciatore della Juventus e della Nazionale si è visto confermare la condanna a due anni inflitta in primo grado per un’irregolarità nella custodia di armi. Per lui i giudici hanno in ogni caso disposto il beneficio della sospensione condizionale della pena.
Più pesante la posizione del padre, l’imprenditore Giuseppe Iaquinta (in foto sotto), che a Reggio Emilia era stato condannato a 19 anni per associazione mafiosa e a cui i giudici di appello oggi hanno ridotto a 13 la pena.

Tra gli assolti c’è l’imprenditore Gino Gibertini (8 anni in primo grado) l’unico per cui anche la Procura generale aveva chiesto l’assoluzione. “Come suoi avvocati, ci siamo battuti dal primo giorno per ottenere questo risultato. Dopo la condanna in primo grado, abbiamo rinnovato i nostri sforzi, fino al risultato di oggi, che ci gratifica e ci riempie di gioia e di orgoglio professionale”, hanno commentato i difensori, gli avvocati Tommaso Guerini e Luca Pastorelli.
Tra i condannati, Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, è stato condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e 6 mesi chiesti dall’accusa. Sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due, infatti, sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e 9 mesi. Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio è stato condannato a 13 anni e 8 mesi contro i 17 anni e 6 mesi chiesti dall’accusa, mentre per Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e 4 mesi e 17 anni e 4 mesi. Sostanzialmente confermata la pena per l’imprenditore modenese Augusto Bianchini, condannato in primo grado a nove anni e 10 mesi, ha riportato una nuova condanna a nove anni.


















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