Calabria
Investono e uccidono un giovane in bici e scappano, un arresto e due denunce

A perdere la vita un 34enne ed il conducente dell’auto è stato arrestato per omicidio stradale mentre due passeggeri sono stati denunciati per omissione di soccorso
GIOIA TAURO (RC) – Ieri sera i carabinieri hanno ricevuto una telefonata nella quale si segnalava un’auto, con a bordo tre persone tutte originarie della Piana di Gioia Tauro che, a bordo di una Fiat Panda, avevano investito ed ucciso un 34enne di origini maliane. L’incidente si è verificato in via Colomoro. La vittima, Gassama Gora, era a bordo di una bicicletta quando è stato stato travolto da un veicolo che si è poi dato alla fuga, senza prestare soccorso. I rilievi eseguiti sul posto da personale della Polizia di Stato, hanno permesso di appurare come il ciclista fosse stato investito alle spalle dalla vettura che procedeva a forte velocità in direzione Gioia Tauro – San Ferdinando, e che il corpo senza vita dell’uomo era stato sbalzato a diverse decine di metri dal punto dell’impatto.
I militari dell’Arma hanno prontamente fermato i tre soggetti, P.S. di 39 anni, S.F. di 49 e S.N. di vent’anni che presentavano anche ferite compatibili con la dinamica dell’incidente, così come la vettura, danneggiata sul lato anteriore destro in corrispondenza del paraurti e del parabrezza. A seguito delle cure del caso presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Polistena, il conducente della vettura, il 39enne, sprovvisto tra l’altro della patente di guida perché revocata, è stato tratto in arresto perchè ritenuto responsabile dei reati di omicidio stradale, e di fuga del conducente in caso di omicidio stradale, e sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione in attesa di udienza di convalida al Gip di Palmi. Per i due passeggeri, invece, è scattata la denuncia a piede libero: dovranno rispondere entrambi del reato di omissione di soccorso in concorso.
Usb: “Condizioni di vita dei migranti non sono degne di un Paese civile”
Sulla vicenda interviene l’Usb secondo cui “lavorare in condizioni di precarietà economica, sociale e politica è un delitto. Centinaia di lavoratori migranti percorrono in bicicletta ogni giorno strade buie e dissestate sulla Piana di Gioia Tauro, per provare a racimolare quantità risibili di denaro. Queste non sono condizioni degne di un Paese che rispetti i diritti, le libertà, gli esseri umani”. “Da anni chiediamo – è detto in una nota del sindacato autonomo – che si investa nella rete infrastrutturale della Piana, sviluppando mezzi di trasporto estensivi che colleghino siti produttivi e città, sia per la popolazione straniera che per quella italiana”.
“Abbiamo anche chiesto maggiore sicurezza, che non significa rimuovere protezione e documenti ai cittadini stranieri, ma garantire che lavorare non sia un rischio per la propria vita, sostenendo la necessità di illuminare strade in cui è molto facile, specie di inverno, non essere visti da automobili che sfrecciano ad alta velocità. Abbiamo supportato per questi motivi l’iniziativa ‘Luci su Rosarno’, ideata dal progetto Mediterranean Hope, che ha previsto la distribuzione di gilet catarifrangenti e fanali per le biciclette per i braccianti e i lavoratori che sulla Piana lasciano alle prime luci dell’alba i ghetti in cui sono concentrati per ritornarvi al tramonto”.



















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