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Vaccini a rilento e mancano medici e siringhe. In Calabria somministrate 448 dosi

Italia

Vaccini a rilento e mancano medici e siringhe. In Calabria somministrate 448 dosi

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Finora coperte 72mila persone in tutta Italia mentre la Calabria sale a 448 dosi sulle quasi 13mila consegnate. La sottosegretaria alla Salute Zampa ‘le Regioni devono correre’. .

COSENZA – Carenze di personale sanitario e di siringhe: sono le zavorre che stanno rendendo tutt’altro che sprint la partenza della campagna per la vaccinazione contro il Covid in Italia. Nei primi tre giorni sono state somministrate 72.397 dosi delle 469.950 fiale Pfizer-Biontech già consegnate: vaccinate 42.239 donne e 30.158 uomini, poco più di tre dosi su 10 (il 15%). All’estero si prosegue a ritmo decisamente più elevato: tralasciando Israele, che ha vaccinato oltre l’11% della popolazione, dall’Inghilterra alla Germania, passando per Polonia e Croazia, molti stanno facendo meglio dell’Italia, che finora ha coperto lo 0,08% dei cittadini (ma va tenuto conto che al momento il vaccino non è previsto sotto i 16 anni). Mentre la provincia autonoma di Trento marcia a ritmo sostenuto (quasi il 43% delle dosi consegnate), il Lazio è la prima regione per vaccini somministrati in assoluto, quasi 16mila (oltre il 35%). Con numeri ben inferiori, anche l’Umbria sfiora il 20%, mentre quattro regioni non arrivano al 4% delle fiale a loro disposizione: la Lombardia, la Calabria (che ha vaccinato 448 persone sul totale di 12.955 dosi consegnate), la Sardegna e il Molise con 1,7% fanalino di coda nella graduatoria aggiornata ogni giorno dal commissario per l’emergenza. “Occorre una poderosa accelerazione”, avverte la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, sottolineando che “le regioni devono mettersi a correre: nessuna dose utilizzabile può attendere di essere usata anche solo per qualche ora. Usiamo anche le ore serali ma corriamo. Presto arriverà anche Moderna”. “Il ritmo a cui il vaccino viene somministrato in questi primi giorni è davvero preoccupante”, denuncia Italia Viva. In Lombardia i partiti di opposizione, Pd e M5S, attaccano la giunta Fontana parlando di “confronto disarmante con altre Regioni”. “Polemiche pretestuose”, è la replica dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, e Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, predica pazienza: “Mi metterei a guardare tra qualche giorno e qualche settimana, non minuto per minuto”. Ma il commissario Arcuri rivendica: ‘Siamo i secondi in Ue, davanti soltanto la Germania’.

Tassone PD “Accelerare la somministrazione in Calabria”

“I primi dati sulle vaccinazioni effettuate ci consegnano importanti elementi su cui riflettere, che ci spingono a richiedere una rapida inversione di rotta”. Il consigliere regionale Luigi Tassone, del Pd, commenta la notizia relativa alle somministrazioni delle dosi di vaccini anti-Covid consegnate che pone la Calabria tra le ultime regioni nell’elenco da raffrontare con la media nazionale e le realtà che sono partite meglio. “Secondo le prime voci – sostiene Tassone – si tratterebbe di ritardi dovuti a motivi burocratico-organizzativi ed a carenze di operatori sanitari e siringhe di precisione. Se così fosse, sarebbe certamente grave perché in un momento di straordinaria emergenza ed in un contesto così eccezionale non sono ammissibili mancanze di operatori essenziali, di cui peraltro di parla da troppo tempo, o scusanti generiche. In ogni caso, è opportuno che il commissario alla Sanità Guido Longo ed il presidente facente funzioni Nino Spirlì interloquiscano con le Asp e le Ao per capire a fondo i motivi di queste vaccinazioni a rilento e per rimettere subito in carreggiata la nostra regione che, stando anche alle ultime rilevazioni dell’indice Rt, non può certo permettersi di temporeggiare. Siamo in un momento storico delicatissimo – conclude l’esponente del Pd – e non possiamo permetterci sbagli o distrazioni. Chiedo pertanto azioni solerti che cancellino dati e notizie finora poco confortanti”.

 

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Dai racconti di chi si occupa della campagna vaccinale sui territori, emergono chiaramente le ragioni di questa partenza a rilento. Innanzitutto ci sono problemi nel reclutamento di dottori e infermieri: in diversi punti vaccinali il personale, anche alle prese con l’attività legata ai tamponi, è pronto a fare i doppi turni mentre in altri è stato necessario richiamare medici in pensione o ricorrere a volontari. Le difficoltà principali si verificano dove già prima scarseggiava il personale dedicato alle vaccinazioni tradizionali. Per sopperire alla carenza, si fa ricorso a sanitari in pensione o volontari e alle scorte degli ospedali. L’azienda sanitaria del Molise cerca con urgenza di reclutarlo fra i propri dipendenti. In Calabria e in altre regioni, i medici sono costretti a somministrare le dosi anche fuori dall’orario di lavoro. Un freno, raccontano dalle corsie degli ospedali, sarebbe anche il vincolo di esclusività che impedisce di prestare opera extramoenia. In diverse strutture non sarebbero invece ancora arrivate le siringhe di precisione e si è ricorso in alcuni casi alle scorte degli stessi ospedali. Finora quasi 60mila vaccini sono andati agli operatori sanitari, categoria in cima alle priorità del piano vaccinale.

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