Cosenza
Opere incompiute nel cosentino, Senese (Uil): “incapacità politica”

Tra le opere sulle quali il sindacato pone l’attenzione: l’ammodernamento dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia, la metro leggera Cosenza-Rende-Unical e la diga dell’Esaro
COSENZA – Prosegue il tour fra le incompiute della FenealUil Calabria che, con il segretario generale Maria Elena Senese, approda a Cosenza. Tra le opere sulle quali il sindacato pone l’attenzione: l’ammodernamento dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia, la metro leggera Cosenza-Rende-Unical e la diga dell’Esaro. “Tra le opere strategiche proposte – ha spiegato Maria Elena Senese – c’era l’ammodernamento dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia, ma in realtà il tutto si è trasformato in lavori di manutenzione straordinaria, con previsioni di spesa nettamente inferiori. Si tratta di mettere delle toppe, che forse migliorano la percorribilità, ma non garantiscono gli standard di sicurezza“.

Altra grande opera incompiuta è la metrotranvia di Cosenza, che avrebbe dovuto collegare la città al campus universitario di Rende, oggi non è altro che un cantiere aperto e bloccato, su un lato della città, che complica solo la mobilità urbana. “Ad oggi rimane un cantiere fermo, nonostante sia stato finanziato con il Por 2014/2020 – ha poi aggiunto la sindacalista – ma non si conoscono i motivi del ritardo della partenza della metro. Mentre, ad oggi, sappiamo che non c’è stata alcuna rescissione di contratto con l’impresa appaltatrice, che anzi aspetta risposte dalla Regione in merito alla realizzazione dell’opera. Sappiamo tutti che i soldi ottenuti attraverso i Por, se non utilizzati nei tempi previsti, vengono restituiti a Bruxelles. Siamo l’unica regione a non utilizzare quanto ci viene offerto dall’Unione europea e restituiamo i soldi perchè c’è un’incapacità collettiva ad utilizzarli per il bene collettivo“.
La diga dell’Esaro: se ne iniziò a parlare negli anni 80 e all’epoca si trovarono anche i fondi per finanziare l’opera e iniziare i lavori. Poi, tutto si è fermato. Il cantiere, di cui rimane solo un ammasso di rottami arrugginiti in mezzo ad un patrimonio naturale inestimabile, è stato chiuso e da anni nessuno sa se e quando l’opera sarà terminata e messa in funzione. “Chiediamo almeno – ha concluso la Senese – che quei terreni espropriati vengano bonificati, in modo da offrire la possibilità a quel territorio di avere uno sviluppo diverso”.

Foto e video di Francesco Greco



















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