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Il coronavirus ha un nemico in più. Ok dell’Aifa all’uso di due anticorpi monoclonali

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Il coronavirus ha un nemico in più. Ok dell’Aifa all’uso di due anticorpi monoclonali

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Coronavirus anticorpi

Farmaci potenti e mirati per il trattamento di Covid-19 in casi di emergenza e indicati, secondo gli studi disponibili, in una fase precoce della malattia e che farebbe crollare del 70% i decessi e i ricoveri dei malati gravi. L’Agenzia del farmaco da il via libera a due anticorpi con alcune condizioni e per una categoria limitata di pazienti

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ROMA – Il vaccino è un’arma decisiva contro la pandemia di Covid-19, ma da solo non basta. Esistono farmaci potenti e mirati per il trattamento di Covid-19, come gli anticorpi monoclonali. La combinazione di più anticorpi monoclonali contro la minaccia rappresentata dalle varianti del virus SarsCov2, la cui diffusione sta crescendo nel mondo. E’ questa la strada che la ricerca e varie aziende stanno seguendo per scongiurare una perdita o diminuzione dell’efficacia di tali terapie, che hanno dimostrato un beneficio sui pazienti Covid meno gravi e non ospedalizzati. E dopo la Germania, anche l’Italia sembra dunque andare nella direzione delle terapie anti-Covid con anticorpi monoclonali in un utilizzo di emergenza. Due di questi (quelli prodotti da Regeneron e da Eli Lilly), oggi, hanno avuto il via libera dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) con alcune condizioni secondo la legge 648 del 1996 dove “si può erogare un nuovo farmaco, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere della sua Commissione Tecnico-Scientifica, quando, come nella situazione pandemica attuale, non esiste un’alternativa terapeutica valida” e per una categoria limitata di pazienti, ovvero per una casistica limitata in fase precoce in pazienti ad alto rischio di evoluzione. Quanto al cocktail di Regeneron, basato sugli anticorpi casirivimab e imdevimab, i dati indicano che è in grado di ridurre la carica virale in modo significativo.

Questi agenti terapeutici hanno dimostrato, secondo gli studi sin qui disponibili, una possibile efficacia se impiegati in una fase precoce della malattia, entro 72 ore dallo sviluppo dei sintomi della malattia Covid-19 mentre nei pazienti più gravi hanno dimostrato di non essere efficaci. Gli anticorpi monoclonali sono comunque una potentissima componente dell’arsenale per trattare i pazienti infetti e sintomatici, subito dopo aver contratto il virus, perchè consentono di ridurre in modo importante il rischio di ospedalizzazione o, laddove invece il paziente si trovasse già ricoverato, di stabilizzarne la condizione, intervenendo sulla sindrome indotta da coronavirus e di migliorare i risultati clinici.

In merito al costo delle nuove terapie il governo italiano, ha precisato il direttore dell’Aifa Magrini, “ha individuato un fondo e quindi abbiamo una disponibilità per coprire diverse decine di migliaia di pazienti“. Il mercato e la ricerca “sono attivi e in progress, numerose ditte sono coinvolte. Intanto, una presa di posizione degli scienziati britannici parrebbe però smorzare gli entusiasmi: gli esperti rilevano infatti come tali terapie stiano fallendo contro le varianti del virus SarsCov2, come quelle emerse in Sud Africa e Brasile, come riporta il quotidiano Guardian. Le terapie con monoclonali delle tre principali aziende produttrici – Regeneron, Eli Lilly e GlaxoSmithKline – “falliscono – sostengono gli scienziati Gb – contro una o più delle varianti di SarsCov2”. Da parte sua la Eli Lelly precisa che un recente studio del Fred Hutchinson Cancer Research afferma che non si può concludere che gli anticorpi monoclonali non proteggano dalle varianti. Ciascuno può avere una minore efficacia su una variante specifica, ma tale ipotesi deve però essere testata negli studi. Inoltre, rileva, si sta puntando anche sulle combinazioni di monoclonali che parrebbero molto promettenti.

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