Italia
Cesare Battisti, archiviato il caso sulla rete di sostegno alla sua latitanza

Nessun sostegno concreto nell’ultimo periodo di fuga di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac arrestato in Bolivia il 12 gennaio 2019 ed estradato in Italia per scontare l’ergastolo per quattro omicidi. Battisti è recluso nel carcere di Rossano
MILANO – Nessuna rete a sostegno della sua latitanza ma solo la volontà di raccogliere informazioni sulle sue condizioni, e il tentativo di trovare una soluzione al suo caso, in particolare usando contatti e conoscenze politiche. E’ stata archiviata a Milano l’indagine, su richiesta di Alberto Nobili, il responsabile dell’antiterrorismo milanese, sulla presunta rete che avrebbe aiutato Battisti a sfuggire alla cattura.
L’inchiesta aveva coinvolto tre persone, vicine all’ex terrorista dei Pac, una delle quali reduce degli anni di piombo, che erano finite indagate per ‘assistenza agli associati‘ di terrorismo. Sui nomi dei tre la procura mantiene il più stretto riserbo.
Le indagini, coordinate da Nobili e condotte dalla Digos di Milano, riguardano soprattutto i mesi antecedenti la cattura avvenuta dopo circa 37 anni di latitanza e in seguito ad accertamenti disposti dalla Procura Generale di Milano. Dall’inchiesta, avviata nell’ottobre 2018 e proseguita anche dopo l’arresto di Battisti sono venuti a galla i suoi contatti sia in Sudamerica sia in Italia, tra cui appunto quelli con un ex fiancheggiatore delle brigate rosse (la cui posizione è stata una delle tre archiviate) che aveva conosciuto in Francia, e alcuni componenti del suo entourage più stretto.
Persone che lo hanno seguito a distanza passo a passa, almeno dall’ottobre del 2018, fornendogli informazioni che gli avrebbero consentito di trovare ospitalità e mezzi di trasporto e di comunicazione e, quindi, una rete di contatti in modo da costruire una sorta di ‘cordone sanitario’ per proseguire la sua lunghissima latitanza. Dall’attività investigativa che si è protratta fino alla primavera del 2019 e che si è, tra l’altro, concentrata sull’analisi del materiale informatico estrapolato dal cellulare sequestrato all’ex Pac e dei suoi contatti via mail, è spuntato il nome di un europarlamentare francese: si tratta di Josè Bovè, esponente del movimento no global che ha cercato di intercedere per lui presso il presidente della Bolivia Evo Morales affinché concedesse a Battisti la stessa protezione garantita in Brasile dall’ex presidente Lula.
Comunque in base al materiale probatorio raccolto non è stata riscontrata alcuna sussistenza di alcun tipo prevista dal reato contestato, il 270 ter del codice penale: in sostanza i tre per cui è stata chiesta e ottenuta l’archiviazione non hanno mai offerto vitto, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione e altri aiuti concreti a battisti, ma al massimo un sostegno di tipo morale o psicologico o a livello di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.



















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