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Le varianti ora fanno paura: in Umbria 500 ricoverati, uno ogni ora. Indagine Iss-Regioni

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Le varianti ora fanno paura: in Umbria 500 ricoverati, uno ogni ora. Indagine Iss-Regioni

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I contagi dilagano in Umbria per le varianti Covid inglese e brasiliana. Allarme anche nelle Marche e nel Molise ma timori ci sono anche in Puglia. Si corre ai riparti con lockdown locali diffusi. Circolare diffusa dal Ministero della Salute per un’indagine rapida da effettuare in due giorni in tutte le Regioni: obiettivo è identificare le mutazioni

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COSENZA – Le varianti del virus sarsCoV2 escono allo scoperto e si impongono all’attenzione di tutto il mondo. Fra i principali campanelli d’allarme c’è quello che arriva dal Sudafrica, che ha deciso di sospendere il vaccino di AstraZeneca perché ha un’efficacia di appena il 10% contro la variante in circolazione nel Paese. Lo si evince da studi preliminari, in attesa di validazione, condotti nello stesso Sudafrica, che intanto sospende AstraZeneca e somministrerà il vaccino della Johnson & Johnson o quello della Pfizer. L’Oms esprime preoccupazione per lo stop. Oggi i risultati della valutazione degli esperti. La Gran Bretagna invece rassicura, il vaccino AstraZeneca funziona. Intanto l’Italia decide di avviare una mappatura rapida dell’altra variante del virus, quella inglese, che secondo una ricerca condotta in Danimarca avrebbe un’efficacia di 1,55 volte maggiore rispetto al virus originario. L’indagine dovrà valutare la prevalenza della variante VOC 202012/01 (cosiddetta variante inglese) in Italia e stabilire una prima mappatura del grado di diffusione. L’indagine è coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con tutte le Regioni e province autonome. Nella circolare diffusa dal Ministero della Salute viene indicato che l’obiettivo è identificare, tra i campioni con risultato positivo per SARS-CoV-2 possibili casi di infezione con la variante, e fornire i dati di prevalenza per eventuali misure. L’indagine si svolgerà in due giorni consecutivi.

Mini lockdown in diverse regioni. Preoccupano tutte le varianti

E se prima si inseguiva il coronavirus in Italia, ora si rischia di inseguire le sue varianti. L’ombra della mutazione inglese, ma anche di quelle brasiliana e sudafricana, si allunga sull’Umbria in gran parte rossa – che ha 500 ricoverati, in un territorio piccolo, uno in più ogni ora – ma anche su altre regioni, come il Molise e la Puglia. Lockdown locali si moltiplicano – come a Chiusi nel Senese – nel timore che le versioni più contagiose e meno conosciute del virus dilaghino come nel Regno Unito. Mentre la curva dell’epidemia nella penisola resta stabile, ma su valori alti (ancora 307 morti). L’Italia è in grandissima parte in zona gialla – 17 regioni e province autonome da ieri con la Sardegna -, tranne Sicilia e Puglia arancioni e l’Alto Adige in rosso per scelta propria. Così come sono in lockdown Perugia e provincia, sempre in Umbria sei comuni del Ternano – circa 65 mila persone in tutto – e 28 piccoli centri del basso Molise. In Puglia il sindaco di Serracapriola (Foggia), al confine, chiederà la zona rossa temendo il contagio. Si invocano più controlli sugli spostamenti dalla piccola regione confinante. A Chiusi (Siena), zona rossa fino al 14 febbraio per l’aumento dei casi tra cui contagi provocati dalle varianti, è partito, con oltre cinquemila prenotati su ottomila abitanti, lo screening di massa. Resta un’incognita se le decisioni su eventuali nuovi cambi di colore delle regioni dopo il monitoraggio di venerdì toccheranno al governo uscente o a quello che sta formando il presidente incaricato Mario Draghi. E’ possibile che si debba intervenire con un decreto anche sulla mobilità tra regioni, il cui blocco scadrà il 15 febbraio, lunedì prossimo. Draghi che per ironia della sorte ha una casa a Città della Pieve, in provincia di Perugia, in zona rossa, dalla quale è ripartito oggi per Roma per le consultazioni dopo avervi trascorso il weekend. Nel capoluogo umbro il colore rosso ha desertificato il centro storico, tra speranza, rassegnazione e recriminazioni, non solo dei commercianti ancora una volta penalizzati. “Siamo tornati indietro di un anno e non è certo una bella cosa”, dice qualcuno pensando al lockdown nazionale di marzo 2020. “È un momento molto complicato, probabilmente sono stati fatti degli errori in questi mesi – dice un ristoratore -, sia da parte di chi doveva controllare che da parte di chi doveva essere controllato”. In provincia di Terni invece i comuni inseriti in zona rossa protestano – a partire da quello di Amelia – sostenendo che i casi non sarebbero così numerosi da giustificare simile misura. La situazione in Umbria è però tanto grave che sono sospese fino al 21 febbraio in tutti gli ospedali i ricoveri per operazioni “programmate procrastinabili” e quelle di specialistica ambulatoriale “procrastinabili”, informa la Regione. Nei nosocomi si sono registrati decine di casi di coronavirus. E i test positivi non calano in modo significativo a livello nazionale: Sono poco meno di 8 mila, ma con appena 144 mila tamponi e antigenici (la Gran Bretagna ieri ne ha fatti quasi 600 mila), oltre 62 mila in meno di ieri, come sempre domenica. Il tasso di positività resta al 5,5%, mentre aumentano terapie intensive e ricoveri, come spesso accade il lunedì probabilmente a causa di un accumulo di notifiche del fine settimana. Si inizia a intravedere una discesa lentissima nel numero dei decessi, ma è anche vero che nel weekend queste notifiche invece spesso calano. La spettro delle varianti va contrastato secondo gli esperti aumentando di molto i tamponi e il sequenziamento delle mutazioni, parte integrante della strategia inglese alla quale il governo Draghi avrebbe intenzione di ispirarsi.

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Messo a punto un test rapido

Si cerca di correre ai ripari. Per questo è stato messo a punto un test rapido che in sole due ore permette di identificare le tre varianti del virus SarsCoV2 in circolazione in Italia e che a fine febbraio potrebbe essere a disposizione di tutti i laboratori che fanno l’analisi dei tamponi molecolari. “E’ lo strumento che consente di fare un primo screening sui tamponi risultati positivi al molecolare. Poi sarà comunque necessario il sequenziamento del materiale genetico del virus sia per avere la conferma definitiva, sia per individuare eventuali nuove varianti diverse dall’inglese, la brasiliana e la sudafricana”, ha detto il virologo Francesco Broccolo, dell’università di Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano. Contrariamente al test messo a punto in un primo momento e basato su una tecnologia coperta da brevetto, il nuovo test è stato sviluppato dallo stesso Broccolo con un’azienda italiana e si basa su una modifica della tecnica della Reazione a catena della polimerasi (PCR), utilizzata per amplificare il materiale genetico del virus prelevato con i tamponi. Chiamata PCR Multiplex, la tecnica è specializzata nell’individuare mutazioni all’interno di un gene utilizzando delle sonde molecolari marcate con molecole fluorescenti (fluorocromi). “Sono queste ultime a identificare le varianti”, ha detto il virologo. “Ogni variante ha una modalità che la contraddistingue ed è quindi possibile individuarle andando a cercare direttamente queste caratteristiche, già prima del sequenziamento”. Per esempio, la sonda specializzata nel ricercare la variante inglese rileva la mutazione 69-70 e 501, mentre le varianti brasiliane e sudafricane sono rilevate dalla sonda che rileva la mutazione 484 del gene S della proteina Spike. “Questa tecnica – ha detto ancora Broccolo – può essere facilmente disponibile in tutti i laboratori, sia con il kit già validato sia con reagenti e sonde disegnati ‘home made’, purchè siano sottoposti a validazioni interne con i laboratori di riferimento regionali: per questo – ha concluso – è uno strumento che potrebbe contribuire ad accelerare la ricerca delle varianti nel nostro Paese”.

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