Calabria
Estorsioni ad imprenditori: blitz contro la cosca De Stefano, 5 arresti

L’operazione ribattezzata “Nuovo Corso” della Polizia è scattata all’alba contro la cosca De Stefano operante a Reggio. Vittime affermati imprenditori
REGGIO CALABRIA – Operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, questa mattina per l’esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse nei confronti di elementi di vertice, affiliati e soggetti contigui alle potente cosca di ‘ndrangheta De Stefano operante nella città dello Stretto.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e tentata estorsione ai danni di affermati imprenditori, aggravate dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Gli investigatori della Squadra mobile, coadiuvati dagli equipaggi dell’Ufficio Volanti della Questura di Reggio Calabria, stanno eseguendo anche perquisizioni domiciliari a carico degli indagati.
I lavori su corso Garibaldi e in piazza Duomo
La cosca De Stefano di Archi e l’estorsione per i lavori di rifacimento del Corso Garibaldi e di piazza Duomo a Reggio Calabria sono al centro dell’inchiesta “Nuovo Corso” che ha consentito di documentare l’operatività della cosca De Stefano nella città dello Stretto, soprattutto nel settore delle estorsioni in danno di imprenditori aggiudicatari di gare d’appalto per la realizzazione di opere pubbliche.
L’inchiesta della Squadra mobile ha fatto luce sulle gravi vicende estorsive poste in essere in danno di un noto imprenditore reggino e di un suo consociato in Ati di un’altra provincia calabrese, aggiudicatari degli appalti pubblici per il rifacimento del Corso Garibaldi. Lo stesso imprenditore di Reggio ha subito un’altra estorsione per i lavori di rifacimento di piazza Duomo di Reggio Calabria. Oltre alle misure cautelari, che hanno colpito elementi di vertice e affiliati dei De Stefano di cui alcuni già in carcere, gli investigatori della polizia hanno eseguito diverse perquisizioni.
Tra le persone arrestate c’è anche il boss del quartiere Archi di Reggio Calabria Paolo Rosario De Stefano, figlio del defunto Giovanni De Stefano. La squadra mobile di Reggio Calabria ha arrestato anche Andrea Giungo, Domenico Morabito, Paolo Caponera e Domenico Musolino.
La ‘protezione’ dei cantieri
Stando all’inchiesta, tra il 2015 e il 2018, l’imprenditore reggino Francesco Siclari avrebbe pagato “a titolo di pizzo”, e in più tranche, la somma di 80mila euro, corrispondente al 2% del valore dei lavori di ristrutturazione del centralissimo corso Garibaldi. L’estorsione ha visto come vittima anche l’imprenditore di Cirò Marina (Crotone) Antonio Porta che, con Siclari, era componente dell’Ati che si era aggiudicata l’appalto.
Siclari, inoltre, avrebbe subito una seconda estorsione per i lavori di riqualificazione di Piazza Duomo. Tutte e due le richieste di pizzo sarebbero state avanzate da Andrea Giungo che, assieme a Domenico Morabito, è accusato anche di associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo i pm, infatti, sarebbe stato Andrea Giungo il soggetto del clan di Archi che ha accompagnato Siclari al cospetto del boss Paolo Rosario De Stefano. Gli indagati, in sostanza, rivendicavano quello che i pm descrivono come “il diritto di autorizzare l’esecuzione dei lavori edili nella zona controllata dal loro sodalizio mafioso”. In caso di mancato accoglimento della richiesta estorsiva, inoltre, gli arrestati avrebbero prospettato “azioni ritorsive“.
In sostanza, per i De Stefano, l’imprenditore aveva la “necessità di ‘protezione’ anche in ragione dei danneggiamenti e dei furti perpetrati nei cantieri”.
“Ti sei aggiudicato i lavori del Corso Garibaldi eventualmente vedi che noi se viene qualcuno a trovarti di altre famiglie eventualmente gli dici che hai parlato con noi”: stando alle dichiarazioni della vittima, sarebbe stata questa la frase che Andrea Giungo avrebbe detto a Siclari.
Una richiesta di pizzo, inoltre, sarebbe stata avanzata addirittura all’interno della cattedrale: “Lo incrocio vicino al Duomo – racconta Siclari ai pm – e mi dice di entrare dentro la chiesa, la cattedrale. Con questo con sta motocicletta mi affiancano sulla via San Francesco Da Paola e mi dicono di fermarmi e mi fa segno che devo entrare dentro la cosa … entriamo dentro la cattedrale, ci sediamo in un banco, io terrorizzato perché ho … cominciavo a capire la pericolosità del soggetto”. Oltre alla collaborazione dell’imprenditore, l’impianto accusatorio poggia le sue basi sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio De Carlo. Nell’ordinanza il gip parla di “morsa asfissiante nella quale rimangono vittime gli operatori imprenditoriali del territorio governato da cosche di ndrangheta potenti, storiche e terribili come la cosca De Stefano”. Oltre agli arrestati, nell’inchiesta sono indagati anche Paolo Morabito e Vincenzino Zappia, ritenuto il braccio destro del boss Giuseppe De Stefano.



















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