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Cosenza: morte bimbo in piscina, la Procura ricorre contro le assoluzioni

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Cosenza: morte bimbo in piscina, la Procura ricorre contro le assoluzioni

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Tribunale Cosenza 8

La Procura di Cosenza ha ritenuto la perizia «contraddittoria» e chiede la condanna di tutti gli imputati per tutti i capi di imputazione

 

COSENZA – La Procura della Repubblica di Cosenza ha deciso di ricorrere contro la sentenza di assoluzione dell’8 luglio scorso al processo sulla morte del piccolo Giancarlo Esposito, deceduto il 2 luglio 2014 nella piscina di Campagnano. Secondo la Procura si tratta di una perizia contraddittoria che “manifesta illegicità della decisione in relazione alla erronea valutazione delle prove con riferimento alle consulenze in atti depositate dai consulenti del pm e delle parti civili, in relazione all’accertamento delle cause della morte del bimbo”. In particolare “le conclusioni a cui è giunto il perito Bocchini optando per una diagnosi di ‘miocardite acuta fulminante‘, sarebbero contradditorie e non fondate su dati corretti”.

Inoltre ritiene erronea la “valutazione delle plurime violazioni della normativa di sicurezza, prevista dalla legge e dal regolamento in materia di gestione ed utilizzo di impianti sportivi, quale fonte di responsabilità penale degli imputati”.

Secondo quanto emerge dall’appello depositato, il Giudice avrebbe tenuto conto solo della perizia della difesa, e “non avrebbe motivato adeguatamente in ordine alla valutazione delle consulenze di parte disposte dal pm e dalle parte civili che sostengono l’ipotesi dell’annegamento in acqua dolce“. Dall’esame autoptico eseguito dal dott. Vercillo, erano emersi “segni positivi per morte dovuta ad annegamento” e la”presenza del fungo mucoso ritenuto elemento fondamentale per certificare la morte da annegamento”. A parere della Procura di Cosenza invece, il giudice avrebbe accolto integralmente la tesi della difesa, dichiarando “incerta” la presenza del fungo e la diagnosi di “miocardite acuta fulminante”.

La Procura ritiene che il bimbo “inalò acqua per non più di un minuto, prima di reclinare il capo e solo in quel momento una delle educatrici si sarabbe accorta della posizione del corpo della piccola vittima” e contesta “l’inadeguatezza della piscina non a norma; l’assenza di un medico in sede; l’assenza di assitenti con brevetto di bagnino ed il numero eccessivo e sproporzionato di bambini presenti rispetto al numero degli assistenti”. Per tutti questi motivi la Procura ha inteso appellarsi all’assoluzione degli imputati dello scorso 8 luglio 2020 chiedendo di “condannare tutti gli imputati in relazione a tutti i capi della rubrica imputativa agli stessi contestati, condannandoli alla pena che sarà richiesta in udienza”.

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