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Le emozioni “sottopelle”, Attilio Barletta dai graffiti all’arte dei tatuaggi

Rende

Le emozioni “sottopelle”, Attilio Barletta dai graffiti all’arte dei tatuaggi

“Ogni tatuaggio che realizzi è un’opera prima, perché il corpo di ognuno è diverso e per noi tatuatori è fondamentale far coincidere l’idea con il disegno finito”

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Il tatuaggio ha una storia lunga ben 5mila anni: è nel 1769 che il capitano inglese James Cook, trascrive per la prima volta la parola Tattow (poi Tattoo) osservando le popolazioni indigene che usavano decorare il corpo. Da allora, ogni persona che ha deciso di rendere indelebile un simbolo o un segno della propria vita, ha scelto il tatuaggio come forma per esprimersi. Piccoli o grandi, colorati o monocromatici, i tattoo sono oggi una delle forme più ricercate di decorazione corporea permanente. Non importa che siano disegni, simboli o lettere; ciò che conta è che siano espressione di se stessi.

Dei tatuaggi c’è chi ne ha fatto una ragione di vita e una professione, perché tatuare è un’arte per se stessi e da condividere con chi sceglie di affidare il proprio corpo a mani creative. Attilio Barletta, 44 anni, originario di Nocera Terinese, da oltre 4 anni è tatuatore di professione ed ha scelto il tatuaggio come sua personale forma espressiva.

 

Nonostante la pandemia ha deciso di intraprendere un nuovo percorso, dopo Falerna, aprendo un’attività a Rende, “Sottopelle Tattoo”, in via Brodolini n. 65, di fronte al liceo scientifico Pitagora. Un vero e proprio studio di tatuaggi che mette al centro il disegno, “una forma d’arte che – racconta Attilio – ha sempre fatto parte della mia vita, in particolare il graffito. Negli anni ho cercato di rendere questa mia passione un lavoro che potesse consentirmi di esprimermi e anche di vivere”.

Il primo tatuaggio che Attilio ha fatto sulla sua pelle è stato quello di Hannya, uno dei tatuaggi più tradizionali in Giappone. “Hannya” è una parola sanscrita che significa “saggezza”, “virtù” ma è conosciuta come maschera usata, appunto, nel teatro tradizionale giapponese. La leggenda racconta di Hannya quale una bellissima donna che viene abbandonata dall’uomo che amava. Un amore non più corrisposto che la portò, divorata dalla propria passione, a trasformare il suo sentimento in rabbia e gelosia tramutandosi in un potente Demone. Una maschera che non ha un significato malevolo. Tutt’altro: si dice che allontani gli spiriti maligni e che porti fortuna a chi la indossa sulla pelle.

Oggi Attilio disegna sulla pelle: “Ogni tatuaggio che realizzi è sempre un’opera prima, perché il corpo di ognuno è diverso e per noi tatuatori è fondamentale far coincidere l’idea con la quale arriva chi intende tatuarsi con il disegno finito”. Il tatuaggio più richiesto? “Il simbolo dell’infinito va per la maggiore. Come dico sempre, ci sono più ‘infiniti’ addosso che nei libri di matematica. Per questo in genere io parlo molto con la persona che decide di tatuarsi e insieme scegliamo il simbolo più adatto. Un po’ come quando cerchi una strada e tu sei la guida. Si parte da una base per poi proporre originalità e dare il tuo stile”.

“Il tatuaggio – spiega Attilio – deve essere originale e deve sempre suscitare un’emozione, perché altrimenti saremmo tutti conformati”. “E’ come avere una borsa firmata, è la persona che la indossa che fa la differenza. L’idea è quella di non essere come un cd masterizzato, un tatuaggio deve essere unico. E’ un marchio invisibile sottopelle, perché in fondo le emozioni, i brividi come i tatuaggi sono sottopelle. Certo i tatuaggi sono visibili ma la vera espressione è sottopelle”.

 

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