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Arriva in Italia il 4° vaccino anticovid Johnson & Johnson, come funziona

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Arriva in Italia il 4° vaccino anticovid Johnson & Johnson, come funziona

Non serve richiamo e viene somministrato in una sola dose. L’èfficacia è fino all’85% dopo 28 giorni. Le prime 184mila dosi arriveranno in Italia la prossima settimana

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Johnson Johnson vaccino

 

ROMA – L’Italia si prepara a ricevere il vaccino Johnson&Johnson e sono già 11.000 le farmacie che hanno dato la loro adesione e disponibilità a somministrarlo. Il vaccino anti-Covid americano è monodose e dunque non necessita di un richiamo. Può essere conservato in frigo senza congelamento, caratteristica che lo rende idoneo ad una somministrazione in farmacia; come AstraZeneca è a vettore virale e va bene dai 18 anni in su.  Sono queste le principali caratteristiche del vaccino le cui prime 184mila dosi arriveranno in Italia la prossima settimana. È il quarto vaccino disponibile nel nostro paese dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

È stato approvato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) l’11 marzo scorso e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) il giorno dopo. La Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa ha confermato la valutazione dell’Ema sull’efficacia del vaccino: nelle forme gravi arriva fino al 77% dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni.

I dati “hanno mostrato che nei soggetti ‘over 65’ non si è notata alcuna flessione nella efficacia“. Nei giorni scorsi l’Ema, dopo quattro eventi tromboembolici in quanti hanno ricevuto il vaccino anti-Covid in Usa, ha avviato una revisione per valutare le segnalazioni. Secondo le autorità americane, nessun legame provato è stato rinvenuto fra il vaccino e le trombosi. Il vaccino J&J utilizza una tecnologia diversa da quella dei prodotti Pfizer e Moderna che sfruttano una molecola di Rna messaggero che si introduce nelle cellule del nostro corpo e le spinge a produrre l’antigene di Sars-Cov-2 che addestra il sistema immunitario a cercare e neutralizzare il virus. Nel caso del vaccino di Johnson&Johnson, invece, viene utilizzato un adenovirus come vettore per introdurre nelle cellule le informazioni necessarie a produrre l’antigene. È la stessa tecnologia scelta da AstraZeneca, anche se i due vaccini sfruttano virus differenti.

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