Cosenza
Frodi su accise ed IVA carburanti, 45 misure cautelari anche a Cosenza
Settantuno persone denunciate e 45 misure cautelari eseguite all’alba nell’ambito di un’operazione di carabinieri e guardia di finanza

ROMA – L’operazione è scattata alle prime ore di oggi in Lombardia, Campania, Puglia e Calabria. Carabinieri e Guardia di finanza stanno eseguendo misure cautelari nei confronti di 45 persone nelle province di Salerno, Brescia, Napoli, Caserta, Cosenza e Taranto.
Le accuse sono associazione per delinquere con l’aggravante del metodo mafioso finalizzata alle frodi in materia d’accise e iva sugli olii minerali, intestazione fittizia di beni e società, e truffa ai danni dello Stato. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno e i militari della Gdf di Salerno e Taranto stanno conducendo in tal senso un’operazione coordinata dalle direzioni distrettuali Antimafia di Potenza e Lecce ed eseguendo due ordinanze applicative di misure cautelari personali e reali emesse dai rispettivi gip.
Altre 71 persone sono state denunciate a piede libero nell’ambito delle stesse indagini. Le attività investigative hanno dato modo di accertare l’infiltrazione del clan dei Casalesi e del clan Cicala nel lucroso mercato degli idrocarburi nei territori del Vallo di Diano (Salerno) e del Tarantino.
“Miniera di oro nero” sull’asse Campania-Puglia
“Rilevantissimi profitti per i clan, in particolare quello dei casalesi e dei tarantini, che hanno raggiunto i 30 milioni all’anno: sono due degli aspetti principali dell’inchiesta su frodi nel commercio dei carburanti delle direzioni distrettuali antimafia di Potenza e Lecce che, stamani, hanno portato in carcere 26 persone, undici ai domiciliari, oltre alla notifica di sei divieti di dimora. Prima conclusione raggiunta: la criminalità organizzata si finanzia “se non in via esclusiva, in via assolutamente prevalente”, col traffico di droga e il contrabbando, “in proporzioni gigantesche, cui mai si era arrivati nel passato”.
In 14 mesi di inchiesta Carabinieri e Guardia di Finanza hanno scoperto che “ingentissime quantità di carburante per uso agricolo“, che gode di agevolazioni fiscali particolari, venivano vendute “a soggetti che poi lo immettevano nel normale mercato per autotrazione, assai spesso utilizzando le cosiddette ‘pompe bianche’“. Tutto era preparato con accortezza: persino in caso di controlli ad un’autobotte l’autista azionava una pompa che erogava un colorante che “allineava il prodotto ai documenti esibiti”.
Durante le indagini, gli investigatori hanno utilizzato “captatori informatici, dispositivi gps e microfoni ambientali”: è stato scoperto, secondo le Dda di Potenza e Lecce, un “pactum sceleris” fra una società di commercio di prodotti petroliferi e il clan dei Casalesi per creare un “avamposto” del gruppo mafioso nel Vallo di Diano, in Campania. E’ un aspetto dell’inchiesta, quest’ultimo, che ha portato al sequestro di varie aziende che operano nel settore petrolifero, denaro contante, autocisterne, immobili e beni degli indagati per un valore totale di circa 50 milioni di euro. Uno degli imprenditori coinvolti, resosi conto che aveva perso il controllo della sua società, “ormai di fatto in mano” a un clan campano, ha rischiato di scatenare “una vera e propria guerra” (era stato assoldato un killer per uccidere il capo del clan, progetto poi abbandonato), evitata soltanto perché era “mutuo interesse” non provocare “eccessivi allarmi sulle attività illecite portate avanti, estremamente lucrose per entrambi le parti”. Durante l’inchiesta è stato scoperto anche un carabiniere “infedele” (riceveva taniche di gasolio che poi rivendeva in cambio di informazioni ai clan), che nel 2019 è stato trasferito dalla Campania ad un incarico “non operativo”.
Un carabiniere e due finanzieri ‘infedeli’
Dopo il trasferimento nei mesi scorsi in un’altra provincia, il militare – che era in servizio al Comando provinciale di Salerno – è stato arrestato stamattina con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Avrebbe dato informazioni in cambio di “ricompense” da altri indagati. Due misure interdittive della sospensione dell’esercizio per 6 mesi sono state inoltre eseguite nei confronti di due uomini del Comando provinciale di Taranto della Guardia di Finanza sempre per rivelazione di segreto d’ufficio.
“L’infiltrazione mafiosa nel settore della commercializzazione degli idrocarburi è uno degli aspetti più significativi dell’evoluzione dei gruppi criminali” ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, in videocollegamento con il Palazzo di giustizia di Potenza nel corso della conferenza stampa sull’operazione. Il procuratore nazionale ha messo in evidenza come questa operazione “sia importantissima anche in riferimento al reinvestimento da parte delle organizzazioni criminali, come camorra e ‘ndrangheta, nella commercializzazione degli idrocarburi”. Cafiero De Raho ha poi sottolineato “lo straordinario svolto in sinergia dalle Procure distrettuali di Potenza e Lecce con Carabinieri e Guardia di Finanza”.


















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