Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

“Keu”, la ‘ndrangheta in Toscana: dall’inquinamento ambientale alle estorsioni

Italia

“Keu”, la ‘ndrangheta in Toscana: dall’inquinamento ambientale alle estorsioni

Le indagini dei carabinieri partono dalla Toscana e sono collegate ad un’operazione della Dda di Catanzaro

Pubblicato

il

carabinieri 3 5

FIRENZE – I carabinieri in Toscana stanno eseguendo dalle prime ore di oggi tre distinte ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di indagini, delegate dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, collegate a tre filoni. Le inchieste riguardano inquinamento ambientale, narcotraffico internazionale, estorsione e illecita concorrenza; tutti reati aggravati sia dall’agevolazione che dal metodo mafioso, in favore di potenti cosche di ‘ndrangheta. Le operazioni sono a loro volta connesse a quella coordinata dalla Dda di Catanzaro.

In contemporanea con il blitz scattato nel catanzarese contro la cosca dei Gallace (QUI), un’altra operazione è stata portata a termine, e che coinvolge anche qui il clan di Guardavalle, dai carabinieri di diverse articolazioni della Toscana, in particolare tra Firenze, Livorno e l’area del Valdarno.

In questo contesto, i militari, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, danno dato esecuzione a tre distinte ordinanze di custodia cautelare in relazione ad altrettante indagini che sono collegate tra loro e che riguardano anche in questo caso il narcotraffico internazionale ma anche l’estorsione e l’illecita concorrenza, oltre che reati in materia di inquinamento ambientale, tutti aggravati sia dall’agevolazione che dal metodo mafioso, a favore delle potenti cosche della ‘Ndrangheta calabrese.

Arrestate 23 persone in totale, oltre al sequestro preventivo di beni per circa 20 milioni di euro e l’indagine è legata a quella che stamattina ha colpito i clan del catanzarese. Secondo quanto si è appreso, un’indagine ha riguardato gli affari legati al movimento terra in diverse province della Toscana, che sarebbero stati condotti attraverso l’estorsione. Un imprenditore, collegato ai clan, avrebbe stravolto il mercato del movimento terra ricorrendo a metodi mafiosi e infiltrando commesse pubbliche.

Operazione “Keu”, la ‘ndrangheta infiltrata nell’intera regione Toscana

Il traffico di cocaina, il controllo di lavori stradali, lo smaltimento illecito di rifiuti nelle concerie. In un filone dell’operazione sono stati eseguiti in Toscana, Calabria e Umbria sei arresti (uno in carcere e cinque ai domiciliari) per la gestione di rifiuti reflui e fanghi industriali prodotti nel distretto conciario tra le province di Firenze e Pisa. Alcuni soggetti a capo dell’Associazione conciatori di Santa Croce (Pisa) avrebbero rappresentato, spiegano gli investigatori, il fulcro decisionale di tutto il sistema indagato. Per l’accusa, le ceneri di risulta dei rifiuti conciari classificati ‘Keu‘, altamente inquinanti, sarebbero state miscelate con altri materiali e riutilizzate in attività edilizie. Circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati sarebbero stati usati nella realizzazione del V lotto della Strada 429. Un altro filone ha portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare, per un totale di 17 arresti che hanno colpito imprenditori contigui alla cosca Gallace di Guardavalle.

Sono questi gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, sub-appalto irregolare ed altro, nonché associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, favoreggiamento, il tutto aggravato sia dal metodo mafioso che dall’avere agevolato la cosca Gallace. Scoperto l’approvvigionamento di cocaina da parte della cosca e la successiva distribuzione in Toscana. Il traffico ruotava attorno al porto di Livorno ed è stato arrestato un importante esponente della ‘ndrangheta. Messa in luce anche l’infiltrazione che passava nel settore inerti della cosca Gallace che, preso il controllo su una storica azienda del Mugello, avrebbe condizionato la concorrenza aggiudicandosi importanti commesse pubbliche

Le indagini capillari del Ros, dei carabinieri forestali di Firenze e dei carabinieri di Livorno, insieme ad altri gruppi specialistici dell’Arma, si sono evolute su direttrici principali. Una riguarda il controllo del mercato del movimento terra in più province toscane, mediante estorsioni e illecita concorrenza tramite violenza o minacce, ottenuto da soggetti di vertice della storica impresa ‘Cantini Marino srl’ di Vicchio (Firenze) tramite l’impresario Graziano Cantini e il suo principale collaboratore Nicola Verdiglione i quali – spiegano i carabinieri, direttamente collegati a soggetti organici al Clan Gallace (Domenico Vitale e Nicola Chiefari) hanno sfruttato la forza della consorteria mafiosa per imporsi sul mercato del movimento terra e della fornitura di inerti a discapito di aziende concorrenti, “infiltrandosi” in importanti commesse pubbliche in Toscana.

Le condotte criminali sono state attuate a carico di diversi imprenditori e tecnici di settore in relazione alla fornitura di materiale per i lavori da eseguire in un importante cantiere relativo ad un appalto milionario tra Castelfiorentino ed Empoli. Inoltre, sotto indagine ci sono legami, che gli investigatori definiscono “di comodo” con la “pubblica amministrazione aretina (Consorzio Bonifica Valdarno) per l’assegnazione diretta di lavori per importi contenuti (sotto soglia), su cui sono in corso approfondimenti”. Tra i reati contestati l’estorsione posta in essere a carico di un impresario calabrese con il concorso dell’imprenditore Francesco Lerose di Crotone, arrestato anche per le accuse maurate nell’indagine dei Cc Forestali sullo smaltimento illecito di rifiuti, aggravati dall’agevolazione mafiosa (Operazione “Keu“). Altro fronte contrastato dalla Dda coi carabinieri alla ‘ndrangheta in Toscana è il narcotraffico internazionale che ha portato al sequestro totale di circa 191 chili di cocaina (periodo maggio 2017 – agosto 2019) nel cui contesto è maturato a cura dei carabinieri di Livorno e del Ros l’arresto del latitante Francesco Riitano nell’agosto 2019 sotto falso nome a Giardini Naxos (Messina), individuato grazie al suo legame con l’indagato Domenico Vitale che lo incontrava periodicamente in località segrete.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social