Provincia
I furbetti del cartellino. Da chi andava al bar o nell’orto, all’antennista
Un vero e proprio stratagemma quello escogitato da alcuni dipendenti di Calabria Verde accusati “truffa aggravata e continuata” ai danni dell’ente regionale

COSENZA C’era chi si dedicava durante le ore di lavoro a diverse incombenze di natura privata, chi andava a fare la spesa in vari supermercati della zona, chi si recava in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa, chi in campagna per coltivare il proprio orto e persino chi svolgeva (in nero) il lavoro di antennista con un discreto numero di clienti. Tutto, rigorosamente, nell’orario di lavoro. Quattordici presunti “furbetti del cartellino“, tra dirigenti della struttura e addetti di Calabria Verde, ente in house della Regione Calabria, sono finti nelle maglie della rete tesa in due anni di indagini dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza coordinati dalla Procura. A qualche giorno di distanza dalla vicenda che ha avuto per protagonista il dipendente dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro che, a quanto pare tra ricatti e connivenze, per 15 anni ha regolarmente ricevuto lo stipendio senza presentarsi mai sul luogo di lavoro, anche nella provincia di Cosenza affiora un’altra storia di assenteismo nella terra che più di ogni altra nel Paese soffre per la cronica mancanza di lavoro.
L’operazione Hall Pass, appunto “tempo libero” della Procura di Cosenza, condotta dai carabinieri di Rogliano, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento fatti compiuti nel 2018, ha portato a 14 avvisi di conclusione delle indagini preliminari ad altrettanti soggetti, tutti dipendenti dell’Ente Regionale Calabria Verde ed impiegati presso il Distretto 4 a Santo Stefano di Rogliano.
Un’indagine articolata con una lunga serie di accertamenti effettuati d’iniziativa nel 2018 dai militari dell’Arma nei fondi ove gli operai svolgevano le loro opere cantieristiche e ubicati in diverse aree della Provincia di Cosenza. Indagini che hanno portato alla scoperta di un vero e proprio “sistema”, evidentemente consolidato da tempo, grazie al quale numerosi dipendenti dell’Ente Pubblico riuscivano ad eludere i vari strumenti di controllo delle prestazioni d’opera, primo fra tutti l’orologio marcatempo piazzato all’ingresso della struttura, in modo da allontanarsi indebitamente dal posto di lavoro.
Lo stratagemma per usare il proprio badge
Lo stratagemma era semplice: tutti i dipendenti del Distretto utilizzavano regolarmente il proprio badge di servizio, ma facendo in modo che, in ragione della tipologia di “uscita” selezionata, l’orologio marcatempo non sottraesse il tempo trascorso all’esterno della Sede dall’orario di lavoro prestato, approfittando della generalizzata mancanza di controllo da parte di dirigenti e capi squadra. Ecco allora che dai tabulati acquisiti al termine del monitoraggio, i carabinieri sono riusciti a ricostruire centinaia di ore di lavoro illecitamente sottratte alle mansioni d’ufficio, impiegate in pause e libere uscite mai giustificate, piuttosto che devolute ad incarichi di lavoro esterno mai autorizzati nell’ambito dei vari cantieri forestali della Provincia: tutto ciò veniva comunque contabilizzato come “normale” orario di servizio e puntualmente monetizzato nella busta paga mensile.
L’antennista a nero
Particolare la scelta di uno degli indagati che era solito svolgere, nel corso delle “missioni esterne” dalla propria sede di servizio, la professione di antennista, rigorosamente a nero, per un folto numero di clienti. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, dai carabinieri con filmati e fotografie. Documenti e prove che hanno portato ad acclarare circa 3.800 ore di servizio non prestato, ma comunque regolarmente retribuito, effettuate nell’ambito di 950 episodi complessivamente individuati; tutto questo per un controvalore economico che arriva a sfiorare i 70.000 Euro di danno per l’Ente Pubblico Regionale.
Beccati da videocamere ad altissima definizione
Per riscontrare le varie attività illecite, i carabinieri hanno fatto ricorso sia ai moderni strumenti tecnologici, nel caso specifico consistenti in alcune videocamere ad altissima definizione strategicamente collocate nei pressi sia dell’orologio marcatempo all’interno dell’ingresso dello stabile che ospita il Distretto, sia nelle vicinanze di tutti gli ingressi della struttura, che a metodi investigativi di tipo più “tradizionale”, costituiti in particolare da servizi di osservazione. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, con filmati e fotografie, riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza, non appena acquisiti i tabulati delle presenze dei dipendenti dell’Ente Regionale al termine dell’attività, di concludere le indagini con l’emissione dei relativi Avvisi notificati nella mattinata odierna.
Missioni “esterne” alla posta, dal medico o dal meccanico
Il connubio tra le diverse metodologie investigative adottate ha pertanto portato i militari ad accertare non solo l’indebito allontanamento dal posto di lavoro degli odierni indagati, ma anche a definire le diverse mansioni svolte, evidentemente non ricollegate ai loro “obblighi” di servizio: ecco allora che nel variegato bagaglio di incombenza di natura privata sono state annoverate quelle di andare a fare la spesa in vari supermercati della zona, di recarsi in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa, di recarsi in campagna per coltivare il proprio orto, di effettuare un consulto medico, di portare la propria autovettura dal meccanico o di trascorrere lunghe pause caffè nei bar vicini alla sede di servizio.
Indagine di due anni. Truffa aggravata e continuata
L’indagine, durata circa due anni e concretizzatasi nel completo monitoraggio dell’attività svolte dal personale del Distretto n. 4 nell’arco temporale compreso tra i mesi di aprile e novembre 2018, ha alla fine consentito di acclarare evidenti responsabilità di carattere penale in ordine al reato di “truffa aggravata e continuata” nei confronti dei 14 odierni indagati, da individuare trasversalmente sia tra i dirigenti della struttura che tra gli addetti ai cantieri boschivi sparsi nella provincia di Cosenza.




















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