Italia
Scuola, il Cts “vigilare sui giovani dove la dad è stata prolungata”
“Siamo di fronte a una generazione che per un periodo temporale non breve è andata incontro a una deprivazione sociale significativa”, ha detto il presidente Franco Locatelli

COSENZA – “Malati no” ma siamo di fronte ad una “generazione meritevole di particolare attenzione, vigilanza e interventi mirati: è una generazione che per un periodo temporale non breve è andata incontro a una deprivazione sociale significativa. Nel Paese – lo dico senza polemica – c’è stata significativa eterogeneità a livello regionale, con alcuni territori che hanno spinto sulla dad anche al di fuori delle indicazioni che venivano a livello nazionale, in queste aree l’attenzione dovrà essere particolarmente sviluppata”. Lo ha detto il presidente del Cts Franco Locatelli in audizione in Senato, individuando il ruolo cruciale degli insegnanti come la presenza degli psicologi nelle scuole.
“L’età scolare e adolescenziale – ha proseguito Locatelli – sono particolarmente delicate: l’interruzione della didattica in presenza se può essere compensata dalla dad, induce comunque una deprivazione del tipo sociale ed emozionale le cui conseguenze non devono essere sottovalutate”. Gli effetti di questa pandemia e delle sue conseguenze ha spiegato “saranno stimabili solo attraverso un adeguato intervallo temporale” ma già sono presenti nei giovanissimi con “sintomi da ansia e sintomi legati alla depressione: per esempio la paura di ammalarsi, che i cari si ammalino, di perdere il contatto con gli amici. La depressione si manifesta nei mesi successivi alle prime restrizioni con una perdita di motivazione e di scopo associata alla difficoltà di vedere una via di uscita. Anche il modo di giocare dei bambini è cambiato per i luoghi di gioco e di tipologia di gioco. Vi è un incremento del tempo di utilizzo di strumenti informatici, fattore che può contribuire a sviluppare fenomeni di isolamento sociale”. “Mi sono sempre espresso su quanto sia fondamentale la didattica in presenza.
Nella popolazione pediatrica il rischio di andare incontro a patologia grave da Covid è contenuto per non dire quasi irrilevante. E d’altra parte i ragazzi sono stati sovraesposti a stress psicosociale dalle restrizioni imposte dalla pandemia. In particolare una marcata interruzione della loro routine quotidiana”, ha aggiunto. “Queste generazioni hanno un percorso con qualche somiglianza come la guerra. Non c’è l’impatto evidente della distruzione della guerra ma c’è la percezione di un qualcosa che ha interrotto dei percorsi che andranno adeguatamente ripristinati”. Ha detto il presidente del Cts, “La fascia più critica è quella degli adolescenti, i piccoli si contagiano meno. Serve una attività educativa e formativa sul pre e il post scuola: serve un patto generazionale” con glia dolescenti, ha aggiunto Locatelli, rispondendo ad un’altra domanda. Il professore non ha escluso problematiche legate a disturbi della vista nei giovani, in conseguenza della dad e ha indicato la strada di campagne per valutare questo tipo di problemi. Un altro tema connesso, riguarda il rischio obesità. “Lo stress influisce sul comportamento e la salute mentale e anche sui meccanismi che riguardano i bisogni primari, con un regime alimentare scomposto. Tutto questo nel tempo può contribuire allo sviluppo di obesità a breve e a lungo termine. Per motivi temporali non ci sono ancora studi conclusivi”. “Nel paese alcuni neuropsichiatri infantili autorevoli hanno richiamato l’incremento di accesso nei ps di popolazione di adolescenti che hanno compiuto atti suicidari, fortunatamente quasi sempre non andati a buon fine e atti di autolesionismo”.

















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