Calabria
Operazione Platinum: la ‘ndrangheta in Italia e all’estero, 33 arresti
L’operazione ha colpito soggetti ritenuti responsabili di narcotraffico internazionale ed attivi in Piemonte, Calabria, Sardegna e, in Germania

TORINO – Nell’ambito dell’operazione ‘Platinum-Dia’ contro la ‘Ndrangheta, sono 33 le misure cautelari in carcere emesse dai Tribunali di Torino e Costanza (Germania) nei confronti di altrettanti soggetti. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa all’associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Contestati anche i reati di riciclaggio, intestazione fittizia di beni, estorsione ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose. “Una complessa operazione iniziata nel 2016, che accentua l’attività di alcuni imprenditori che gestivano affari per la locale di Volpiano con società e attività imprenditoriali”, sottolinea il procuratore di Torino, Anna Maria Loreto. Oltre alle persone arrestate, sono stati perquisiti ulteriori 65 indagati. Sequestrati beni costituiti da compendi aziendali, immobili, autoveicoli, conti correnti bancari e postali, per un valore di diversi milioni di euro. Le perquisizioni, ancora in atto, hanno permesso di rinvenire e sequestrare quattro pistole, due etti di cocaina, oltre 50 mila euro di denaro in contante e diversi beni preziosi.
Le misure di custodia cautelare e le perquisizioni sono state emesse dal Tribunale di Torino su richiesta della DDA piemontese e coordinata dalla DNA, in Italia ed in Germania, nei confronti di persone ritenute affiliate alla ‘ndrangheta. Si tratta di soggetti attivi nel “locale” di Volpiano (Torino), considerati terminale economico della famiglia Agresta di Platì (Rc), nonché nei confronti di esponenti della famiglia Giorgi, detti “Boviciani”, di San Luca, ritenuti responsabili di narcotraffico internazionale ed attivi in Piemonte, Calabria, Sardegna e, in Germania, nel Land del Baden Wùrttemberg, nelle località turistiche del Lago di Costanza.
Sono dieci le persone arrestate, invece, in Sardegna sempre nell’ambito dell’operazione “Platinum-Dia. In particolare, a Oristano è stato arrestato un uomo originario di Furtei. Una misura è stata notificata in carcere ad Alghero a un detenuto, gli altri arresti sono stati portati a termine a Porto Torres, Cagliari e San Sperate. I sardi sarebbero coinvolti nell’inchiesta condotta dalla Procura di Torino in merito al traffico e allo spaccio di droga.
Fondamentali si sono rivelate le attività di intercettazione per decapitare il vertice del potente sodalizio sanluchese, armato ed aggravato dal vincolo mafioso, facente capo alla famiglia Giorgi ‘Boviciani’ di San Luca (Rc) ed in particolare ai fratelli Domenico (cl. ’63), Francesco (cl. ’66), Giovanni (cl. ’72), Sebastiano (cl. ’73) Giorgi ed il nipote Valter Cesare Marvelli (cl. ’83), nonché composto da altri sodali quali Antonio Giorgi (cl. ’86), Domenico Giorgi (cl. ’82) in atto detenuto ad Alghero per omicidio volontario, Antonio Giorgi (cl. ’90), Sebastiano Signati (cl. ’76), Stefano Sanna e Pietro Parisi (cl. ’80) con il suo luogotenente in Sardegna Luciano Vacca.
Le due famiglie al centro dell’indagine
Il sodalizio di matrice ‘ndranghetista smantellato con l’0perazione è riconducibile alla famiglia dei Giorgi, detti Bovinciani. La famiglia è accusata di gestire un traffico internazionale di stupefacenti che coinvolgeva, oltre a Calabria, Piemonte, Sardegna e Sicilia, anche il Land del Baden, in Germania, dove i Giorgi gestivano una catena di ristoranti chiamati ‘Paganini’. La complessa inchiesta ha inoltre accertato i rapporti tra i Giorgi e gli Assisi, Nicola e il figlio Patrick, all’epoca latitanti, per l’approvvigionamento di cocaina dal Brasile.
L’inchiesta ruota anche sulle attività in seno al ‘locale di Volpiano’ certificando il ruolo della gestione del patrimonio accumulato in maniera illecita dalla famiglia Agresta, di Platì, che vede come capo Antonio, 61anni, massimo esponente, secondo gli investigatori, della Ndrangheta in Piemonte, già detenuto per altre inchieste. Le indagini hanno permesso di arrivare anche Gianfranco Violi, ai fratelli Mario e Giuseppe Vazzana e di Domenico Aspromonte, anche loro affiliati alla locale di Volpiano, che attraverso una rete di società e attività imprenditoriali di cui una parte del patrimonio sempre di origine illecita è riconducibili sempre agli Agresta.


















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