Calabria
“Basso Profilo”, indagini chiuse per 83 persone. Anche per Cesa e Talarico
Collusione fra imprenditoria, mafia e politica. La Dda chiude le indagini dell’inchiesta “Basso profilo” nei confronti di 83 persone

CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini dell’inchiesta “Basso profilo” nei confronti di 83 persone tra le quali il leader dell’Udc Lorenzo Cesa e l’ex segretario regionale del partito e attuale assessore regionale al Bilancio Francesco Talarico, accusati entrambi di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso (E NON di associazione mafiosa). Imponenti i numeri dell’operazione Basso profilo con 161.194 dialoghi intercettati telefonicamente, 105.370 intercettazioni ambientali eseguiti e le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di 7 collaboratori di giustizia. Inoltre, sono stati esaminati 1800 conti correnti e sono state ricostruite 388.000 operazioni bancarie per un giro d’affari di 250 milioni di euro. Ben 159 le società fruitrici di fatture per operazioni inesistenti.
L’inchiesta, che ha portato ai domiciliari, poi revocati, per Talarico, riguarda i presunti intrecci tra le cosche del crotonese e politici, imprenditori, pubblici amministratori. Tra gli indagati figurano anche l’ex presidente di Confindustria Giovani di Crotone Glenda Giglio e Rocco Guglielmo, notaio di Catanzaro. Nel filone politico affaristico sono coinvolti Tommaso e Saverio Brutto (padre e figlio; il primo ex consigliere comunale di Catanzaro), Ercole e Luciano D’Alessandro (anche loro padre e figlio; il primo ex militare della Guardia di finanza), Antonio Gallo (ritenuto imprenditore di riferimento dei clan del Crotonese), l’imprenditore Antonio Pirrello, l’avvocato Claudio Larussa.
Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Cesa, all’epoca dei fatti eurodeputato, per l’accusa, “d’intesa con Talarico” si sarebbe impegnato “ad appoggiare il gruppo per soddisfare le mire dei sodali nel campo degli appalti, proponendosi di fornire indicazioni su soggetti incardinati in enti pubblici, in società in house e anche in Albania”, dove Gallo avrebbe voluto trasferire e ampliare il proprio business. Talarico, da parte sua, come candidato alle elezioni politiche del 2018, avrebbe offerto il suo appoggio, “in cambio di un consistente pacchetto di voti, per introdurre Gallo e Pirrello in ambienti politico-istituzionali nazionali”: sarebbe stato lui a presentare gli imprenditori e i Brutto a Cesa. A Talarico viene contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso sempre in relazione alla candidatura alle politiche del 2018. In quella occasione, per l’accusa, si sarebbe incontrato con alcuni referenti reggini di Gallo, “dichiaratamente vicino all’ex senatore Antonio Caridi”, “in particolare Natale Errigo (anch’egli indagato, ndr) – imparentato con esponenti della cosca De Stefano-Tegano di Archi”.
Tutto sarebbe riconducibile ad un patto consistente in una promessa di appoggio elettorale fra gli uomini dell’Udc ed esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone di Antonio Gallo, del consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e del figlio Saverio, Antonino Pirrello e Natale Errigo, sarebbe entrata in scena in occasione delle elezioni politiche del marzo 2018, per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. In quella circostanza, secondo gli inquirenti, sarebbe stato stipulato un “patto di scambio” con Francesco Talarico, assessore regionale al Bilancio finito agli arresti domiciliari, consistente nella promessa di “entrature” per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società in house, “attraverso – scrivono gli inquirenti – la mediazione dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti”.



















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