Calabria
Smaltimento pneumatici in modo illecito, due denunce
Rifiuti speciali senza idonea protezione, esposti agli agenti atmosferici. Il conseguente percolato, assorbito dal terreno, avrebbe potuto inquinare le falde acquifere

LAMEZIA TERME – Guardia di finanza, carabinieri del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale e Capitaneria di Porto, a seguito di accertamenti eseguiti nell’area industriale Papa Benedetto XVI di Lamezia Terme, hanno denunciato due soggetti e sequestrato un’area illecitamente utilizzata come deposito e stoccaggio di rifiuti speciali. Le indagini hanno permesso di accertare che una nota azienda locale, specializzata nell’attività di recupero e smaltimento di pneumatici fuori uso, aveva trasformato un’area di proprietà di circa 2.000 mq, in una vera e propria discarica non autorizzata.
Nell’area, sprovvista di pavimentazione, è stata rinvenuta un’enorme quantità di rifiuti speciali, di diversa natura, sparsi nel nudo terreno, tra cui diversi cassoni scarrabili contenenti pezzi di auto fuori uso, materiali in pvc, granuli fini di pneumatico commisto a frammenti di gomma, derivanti dal ciclo di lavorazione dell’azienda, oltre a varie attrezzature in ferro in disuso e diversi cumuli di cemento, materiale edile e bituminoso.

I rifiuti senza idonea protezione, erano esposti agli agenti atmosferici ed il conseguente percolato, assorbito dal nudo terreno, avrebbe potuto inquinare le falde acquifere presenti in zona. Inoltre, a seguito di una verifica effettuata da personale tecnico dell’Arpacal intervenuto alle operazioni, è stato accertato che l’azienda non aveva ottemperato a diverse prescrizioni contenute nell’Autorizzazione Integrale Ambientale rilasciata dal Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, in quanto era stata riscontrata l’assenza di adeguate barriere di protezione ambientale e di sistemi di copertura delle aree adibite a deposito dei rifiuti, il mancato distanziamento dei cumuli dei rifiuti e il mancato rispetto dei limiti di altezza dei predetti nei piazzali esterni.
Le attività d’indagine consentivano di accertare la responsabilità sia dell’amministratore che del responsabile tecnico della società, per plurimi reati in materia ambientale, e di sottoporre a sequestro preventivo l’area di 2mila metri quadri.






















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