Italia
Il CTS ha deciso “stop AstraZeneca sotto i 60 anni”. Pfizer e Moderna per la 2 dose
Speranza “la campagna di vaccinazione è l’arma che abbiamo per combattere il covid. Un italiano su due ha avuto la prima dose”

COSENZA – Come anticipato nel pomeriggio, il CTS ha deciso di bloccare la somministrazione del vaccino di Astrazeneca per gli over 60 mentre, chi ha meno di sessant’anni e ha già fatto una dose del siero a vettore virale, farà la seconda con Pfizer o Moderna. Questa l’indicazione contenuta nel parere del Comitato tecnico scientifico che rimanda ogni decisione alle autorità competenti.
Speranza “indicazioni perentorie del Governo”
“Le raccomandazioni del Cts sul vaccino saranno tradotte dal governo in modo perentorio e non solo come raccomandazioni” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza in conferenza stampa sull’andamento della campagna vaccinale. Campagna – ha aggiunto “che è l’unica arma che abbiamo per combattere il covid. La scienza ci ha dato in dote questi vaccini e crediamo che sia un punto essenziale per uscire dall’emergenza. Ringrazio gli italiani che stanno aderendo alla campagna di vaccinazione dove quasi un italiano su due ha avuto la prima dose ma dobbiamo ancora accelerare”.
Con i vaccini stiamo uscendo dall’emergenza
Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts si allinea alle dichiarazioni del ministro “oggi il 45% degli italiani ha ricevuto almeno una dose dei vaccini approvati, quasi uno su quattro ha completato l’intero ciclo. Questo ha consentito di registrare una serie di miglioramenti dei parametri. Siamo a -600 posti letto occupati nelle terapia intensive mentre ad aprile eravamo sui 3.700 quindi 6 volte in meno. Altro dato rilevante è che in queste strutture entrano non più di 20-25 persone al giorno. Tutto questo è il frutto della campagna vaccinale che ha permesso di ridurre ricoveri, decessi e circolazione del virus”.
Opportuno rivalutare l’uso di AstraZeneca sotto i 60 anni
“Sono diversi giorni – ha aggiunto Locatelli – che il rapporto positivi-tamponi è nell’ordine dell’1%. Anche nella popolazione pediatrica e nei ragazzi sotto i 18 anni, il numero è in continua decrescita. In questo conteso epidemiologico mutato, il CTS in un stretto rapporto di dialogo con l’Ema, con tutte le altre istituzioni sanitarie del paese, il ministero della salute e la struttura commissariale, ha ritenuto opportuna rivalutare quelle che sono le indicazioni all’uso del vaccino di AstraZeneca, perchè essendo mutato lo scenario, il rapporto tra benefici derivanti dalla vaccinazioni e potenziali rischi come le trombosi, evidentemente cambia in funzione dell’età e delle persone vaccinate ed anche in funzione della mutazione dello scenario. Alla luce di un’attentissima e scrupolosa valutazione di tutte quelle che sono le evidenze scientifiche, il CTS ha “raccomandando per le prime dosi di vaccinazione di utilizzare AstraZeneca per coloro che abbiamo un età uguale o superiore ai 60 e riservando per tutti gli altri i vaccini a Rmna”.
Casi di trombosi dopo 2 dose straordinariamente rari
“Tutti i dati ad oggi disponibili ci indicano che i fenomeni trombotici dopo la seconda dose sono ‘straordinariamente rari’ – ha evidenziato ancora Locatelli. In Italia non sono stati riportati casi di trombosi dopo la seconda dose del vaccino AstraZeneca. Tuttavia, considerata la disponibilità di piattaforme alternative e ispirandoci ad un principio di massima cautela come si è sempre fatto e un’attenzione suprema rispetto alla salute degli italiani, si è deciso di dare una raccomandazione per impiegare una seconda dose dello stesso vaccino per i soggetti oltre i 60 anni mentre per tutti gli altri, pur in assenza di segnali di allerta preoccupanti, raccomandiamo l’ipotesi di quella che possiamo definire la vaccinazione eterologa”.
J&J minori somministrazioni e minori eventi rari
E’ vero che Johnson & Johnson si basa su un vaccino adenovirale umano a fronte di quello di scimpanzè di Astrazeneca, è vero che c’è qualche segnalazione di fenomeni trombotici in sede inusuale, tuttavia c’è una frequenza minore e abbiamo un numero di soggetti che hanno ricevuto questo vaccino significativamente minore, attorno a 1 milione e 100 mila dosi. Fornire questi elementi alla politica sottolineando informazioni note e aree di incertezza, con l’accumularsi di evidenze potrà aiutare nelle scelte” ha concluso il coordinatore del Cts, Franco Locatelli.
Figliuolo “lo stop avrà impatto sul piano vaccinale”
“La decisione di somministrare AstraZeneca solo agli over 60 avrà qualche impatto sul piano vaccinale ma sono sicuro che fra luglio e agosto riusciremo a mitigare questo impatto” ha detto il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo in conferenza stampa, sottolineando che in ogni caso c’è la “sostenibilità logistica” per cambiare il piano. Ad oggi, ha sottolineato il generale, sono stati vaccinati con una dose il 91,5% degli over 80, l’85% degli appartenenti alla fascia 70-79 e il 76% di coloro che sono nella fascia 60-69. Complessivamente, invece, sono stati superati i 40 milioni di somministrazioni, con il 49% degli italiani raggiunti dalla prima dose. Le dosi di Astrazeneca che dovessero avanzare, in seguito alle indicazioni del Cts, potrebbero andare ai paesi Covax. L’ipotesi è stata fatta proprio dal Commissario Francesco Figliuolo in conferenza stampa. Entro fine giugno, ha spiegato, sono attesi 15 milioni di dosi di Astrazeneca: considerando che ci sono potenzialmente 3,5 milioni di over 60 da vaccinare con entrambe le dosi e 3,9 con la seconda, serviranno 10,9 milioni di dosi. “in teoria – ha detto – impiegheremmo quasi tutto il potenziale. E se dovessero rimanere delle dosi saranno credo utilmente impiegate per i paesi Covax, con le prescrizioni sanitarie previste in quei paesi”.

















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