Cosenza
Sanità, Paolini (Aiop): “Regione Calabria obbliga i calabresi a curarsi fuori”
Il presidente dell’Aiop Enzo Paolini dopo la rilevazione del Centro Studi Crea Sanità, che si aggiunge a tutte quelle che nelle scorse settimane hanno sottolineato lo stesso fenomeno

COSENZA – “La Regione Calabria obbliga i calabresi ad andarsi a curare fuori regione. Cioè prescrive viaggi e sborsa tanti soldi – oltre 223 milioni di euro – per prestazioni che potrebbero essere rese in Calabria con qualità, con minori costi, e senza disagi familiari”. A sottolinearlo è Enzo Paolini presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata Calabria, per il quale “gli unici che sembrano non rendersi conto di questa palmare evidenza (o se ne rendono conto ed intendono favorire il fenomeno della emigrazione sanitaria a vantaggio di altri soggetti) sono il Commissario Longo e, per quel che conta, il Presidente facente funzioni Spirlì”.
“Non è sbagliato quel che ha detto ieri il presidente della sezione sanità di Unindustria per ciò che riguarda l’oculistica. Strutture di eccellenza che da decenni offrono cure, diagnosi e terapie oculistiche ai calabresi sono oggi ferme semplicemente per responsabilità degli uffici regionali e per la decisione incomprensibile (o comprensibilissima se si vuole pensare a qualche interesse da favorire) di ridurre i budget per l’oculistica e costringere i calabresi ad andarsi a curare in massa presso strutture – pubbliche o private – di Messina o di Napoli. E, si badi, qui non è in discussione la questione annosa e stucchevole pubblico/privato. Qui è messo in ginocchio il servizio pubblico, quello che – indipendentemente dalla proprietà del soggetto erogatore – deve rendere la prestazione senza costi per il cittadino e con la medesima qualità ed i medesimi standard organizzativi e tecnologici”.
“Lo stesso discorso criminogeno – prosegue Paolini – vale per la PET. Da anni si chiede che venga accreditata una PET a Cosenza, senza costi pubblici, in modo da consentire ai calabresi della provincia e a tutti quelli che ne hanno bisogno di usufruire di un presidio salvavita. Ma l’ASP di Cosenza e la Regione attestano, irresponsabilmente che “non c’è fabbisogno” perché sarebbe coperto dalle macchine esistenti già nei presidi ospedalieri di Cosenza, Catanzaro e Reggio”. Dai dati però emerge che oltre il 60% delle prestazioni PET di cui hanno bisogno i calabresi, viene reso fuori regione a costi raddoppiati rispetto a quanto costerebbe a Cosenza, con una macchina di ultima generazione e senza costringere i malati oncologici a viaggi e permanenze proprie e dei familiari, in altre città. “E’ difficile da capire? No. Costa molto? No, anzi fa risparmiare la regione. Ci vuole un investimento? No. Ci vuole molto tempo? No, è tutto pronto. Ma allora perché non si fa? Longo – conclude Paolini – batta un colpo, altrimenti i colpi li sta dando sulle spalle dei malati calabresi”.



















Social