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“La famiglia: un porto sicuro o una prigione?”, convegno domani a Cosenza

Area Urbana

“La famiglia: un porto sicuro o una prigione?”, convegno domani a Cosenza

La famiglia al tempo del Covid-19, la violenza domestica, la prigione dalla quale molte donne non riescono ad uscire e il coraggio di riprendere in mano il proprio futuro. Domani l’iniziativa al Chiostro di San Domenico

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COSENZA – Il convegno incentrato sul tema della violenza alle donne e in particolare sul fenomeno della violenza tra le mura domestiche è promosso e organizzato dall’ADV “La Casa di Giusy“, nata a giugno 2020 nel territorio di Cosenza proprio con l’obiettivo e la finalità di contrastare il fenomeno della violenza di genere. Domani pomeriggio alle 18, il Chiostro di San Domenico ospiterà l’iniziativa intitolata “La famiglia: un porto sicuro o una prigione?”. A fare gli onori di casa il presidente dell’associazione “La Casa di Giusy” Giacomo Terzo. A moderare il dibattito Valentina Scrivano, docente con specializzazione nella disabilità. Sono previsti gli interventi di Francesco Napoli – Presidente Confapi Calabria, Maria Pia Turiello – Criminologa forense, presidente Aispac e docente Università della Pace di Roma, Eugenio Bisceglia – vice Presidente Camera Minori e Famiglia Roma. Ancora l’avvocato Maria Gatto, promotrice di una legge contro il femminicidio, Anna Falcone – avvocato e giurista, esperta in diritto costituzionale, amministrativo e tutela istituzionale dei diritti umani, Marco Grande – dottore di ricerca di Diritto processuale penale presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro, Luisa Paratore, rappresentante di interessi presso la Camera dei Deputati, Rossella Mauro – avvocato e già impegnata nella difesa dei diritti della donna e dei minori, Francesca Corraro direttore editoriale SD&C Editori e Simona Gambaro, giornalista e direttore di QuiCosenza.it.

L’ADV “La Casa di Giusy

L’associazione è nata con l’intento di sensibilizzare, formare, dare sostegno ed ospitalità alle donne vittime di violenza, ai minori che le accompagnano e ai minori non accompagnati. Il nome dell’associazione nasce per ricordare Giusy Santiago, una donna che ha dedicato la vita alla sua famiglia e che ha fornito sostegno ed aiuto a tutte le persone che ne avevano necessità, senza mai risparmiarsi e a volte, tralasciando se stessa. E’ mancata il 5 gennaio 2017 dopo aver combattuto a testa alta contro il cancro.

L’ADV vuole restituire dignità a tutte le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia ed ai loro figli, attraverso un percorso formativo che le porti ad uscire dalla violenza subita e a ricostruire una propria vita e una indipendenza economica. Il fenomeno della violenza domestica e assistita è complesso e multifattoriale e come tale, richiede un approccio “olistico”, multidisciplinare e multi-agenzia, che si caratterizzi per l’utilizzo di uno sguardo e un linguaggio condiviso tra coloro che se ne occupano. Molte sono le variabili rilevanti: sociali, culturali, psicologiche, politiche, normative, per far fronte a queste necessità, l’associazione sarà composta da psicologi, educatori, avvocati, assistenti sociali e volontari.

L’obiettivo è di aprire una casa per la semi-autonomia, struttura che nasce dall’esigenza di guidare verso la completa indipendenza, mediante un percorso di accompagnamento; quei nuclei monoparentali (donne con figli minori a carico) o donne sole (vittime di abusi e violenze) che si trovano in condizioni di fragilità e che possono aver già compiuto un percorso all’interno di una casa famiglia e che necessitino di un passo ulteriore, non avendo raggiunto un livello sufficiente di autonomia sia personale che genitoriale. Tali strutture rappresentano dunque un servizio di residenzialità intermedio tra la casa famiglia e il domicilio autonomo, all’interno di una progettualità concordata con l’ospite e con i servizi sociali di riferimento. L’Associazione intende avvalersi di protocolli di intesa con le imprese (vedi Confapi) per l’inserimento nel mondo del lavoro delle ospiti della casa garantendo la formazione necessaria rispettando le attitudini delle singole ed utilizzando la “corsia preferenziale” che le aziende consorziate offriranno.

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