Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

In Calabria centri per l’impiego senza impiegati. Assunzioni al palo “gap incolmabili”

Calabria

In Calabria centri per l’impiego senza impiegati. Assunzioni al palo “gap incolmabili”

Rossella Accoto, sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali “alcune regioni non fanno il proprio dovere”

Pubblicato

il

Offerte di lavoro

COSENZA – Nelle ultime settimane al centro del dibattito politico è finito il Reddito di Cittadinanza. La misura bandiera per il sostegno al reddito voluta dal Movimento 5 Stelle e l’allora Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, vacilla sotto i colpi del centrodestra e di Italia Viva che ne chiedono l’abolizione. Giorgia Meloni l’ha definito “Metadone di Stato“, mentre anche nel centrosinistra c’è chi ne chiede una modifica perché così non funziona. Il motivo è presto detto: il sussidio per le famiglie in povertà doveva guidare le persone a trovare un’occupazione tramite le politiche attive dei centri per l’impego, le strutture pubbliche coordinate dalle Regioni o dalle Province autonome nate per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ma i dati, impietosi, mostrano quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio disastro dei CPI soprattutto in alcune regioni del Sud, Calabria compresa, dove invece servirebbe maggiore efficienza proprio per la cronica mancanza di lavoro, visto che nonostante le assunzioni già autorizzate nulla si è mosso e nulla si muoverà fino al 2022. Senza dimenticare che il Sud paga di suo un gap strutturale enorme con il Nord anche a causa di carenze di dotazioni informatiche (che sfiora il 70%) e appunto gli organici sottodimensionati, spesso anche con scarsa dimestichezza con il digitale e le nuove tecnologie.

In poco più di due anni appena 2.198 persone sono state assunte un totale di 11.600 nuovi ingressi previsti. A certificare il flop Rossella Accoto, sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali “dall’analisi dell’organizzazione regionale dei Centri per l’Impiego emerge come il problema del loro funzionamento sia strutturale in alcune zone e crei dei gap incolmabili tra aree diverse del Paese. I cittadini italiani hanno il diritto ad avere un sistema pubblico di reclutamento in salute che possa connetterli al mercato del lavoro e a percorsi formativi. L’attesa riforma delle politiche attive sul lavoro, il piano Garanzia Occupazione Lavoratori, il Piano nazionale nuove competenze, il Reddito di Cittadinanza e gli ammortizzatori sociali, sono infatti tutti legati al pieno funzionamento dei Cpi”. Insomma se questi non funzionano inutile portare avanti le riforme. La causa è da ricercare nella lentezza esasperata dell’espletamento della procedure concorsuali. Le regioni dovrebbero preparare i bandi e assumente ed invece finiscono per arenarsi nei meandri della burocrazia.

L’aggiornamento dei dati delle assunzioni nei Centri per l’impiego italiani è tutt’altro che roseo. La Legge istitutiva del Reddito di Cittadinanza – sottolinea Accoto – aveva previsto 11.600 nuovi ingressi ma, a distanza di più di due anni, le Regioni sono in un colpevole ritardo che non colmeranno neanche entro il 2022. Se a marzo gli assunti risultavano essere 1.330, l’incremento nel secondo trimestre 2021 è stato di 868 unità. Quindi in totale siamo a 2.198. Il dato allarmante è che sette Regioni sono ancora ferme al palo e lo saranno per tutto il 2021. E’ inaccettabile che le Regioni, pur in presenza di assunzioni già autorizzate, non facciano il proprio dovere. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia si prendano le proprie responsabilità. Sempre dalle comunicazioni ufficiali pervenute al ministero dalle Regioni sappiamo che entro fine anno entreranno solo altre 422 risorse già comunicate, auspico per questo che vengano avviati al più presto ulteriori bandi per ridurre il ritardo accumulato. La pandemia non può essere più una scusa per bloccare il potenziamento dei Centri per l’impiego. Il mercato del lavoro non aspetta, dietro a questa attesa ci sono migliaia di persone che pagano in prima persona, vedendo frustrate le loro possibilità di reinserimento lavorativo”.

Pubblicità .

Categorie

Social