Calabria
Nel cosentino sempre più sindaci chiudono le scuole “stop di almeno 15 giorni”
Fioccano le ordinanze comunali in provincia di Cosenza che prorogano la chiusura delle scuole. Lanciata anche una petizione con oltre 16mile firme

COSENZA – Nonostante il boom di vaccinazioni nella fascia 5-11 anni, registrato negli ultimi giorni, il contagio continua a galoppare e a colpire sempre più bambini, molti dei quali non sono ancora immunizzati. E allora i sindaci corrono ai ripari e posticipano l’apertura delle scuole. In provincia di Cosenza sono già decine i comuni che hanno prorogato la chiusura fino a metà mese con apposite ordinanze sindacali. Dopo San Giovanni in Fiore anche il sindaco di Bisignano Francesco Fucile, ha disposto il rinvio al 17 gennaio della riapertura delle scuole sul territorio comunale. Resteranno chiusi fino allo stesso giorno anche gli impianti sportivi e le palestre.
Ordinanza in arrivo anche ad Acri “Vista la richiesta dei dirigenti scolastici, considerato gli accertamenti epidemiologici in corso, si sta predisponendo ordinanza di proroga della sospensione delle attività didattiche in presenza di altri sette giorni, per le scuole di ogni ordine e grado nella nostra città” ha scritto Pino Capalbo mentre a Carolei il sindaco Francesco Iannucci ha disposto “la chiusura delle Scuole di ogni Ordine e Grado sul territorio comunale con validità dal 10 al 16 gennaio 2022, in via precauzionale e cautelativa”. A Dipignano “sospensione di tutte le attività scolastiche in presenza, di ogni ordine e grado, sull’intero territorio comunale, dal 10/01/2022 al 14/01/2022”. A Fagnano Castello “sospensione delle attività didattica dal 10 a15 gennaio”. A questi Comuni si sono aggiunti anche quelli di Crosia che ha rimandato il rientro a scuola in presenza e si procederà in Dad fino al prossimo Sabato 22 Gennaio (per le scuole dell’infanzia, di istruzione primaria e secondaria di Primo e Secondo grado), il Comune di Cariati che ha detto stop alla didattica in presenza da lunedì 10 a sabato 22 per le scuole dell’infanzia, di istruzione primaria, secondaria di 1° grado e secondaria di 2° grado e il comune di Lago che ha deciso di sospendere a tempo indeterminato il ritorno in classe “fin quando non emerge un tracciamento decisamente più chiaro, adotterò ogni misura opportuna per tutelare la sicurezza dei nostri bambini” ha detto il sindaco Fiorenzo Scanga. Anche a Caloveto prorogata la chiusura fino al 24 gennaio ” Dopo un confronto con il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo B.Bennardo, per cautela, si è deciso di rinviare il ritorno in classe a lunedì 24 gennaio” ha dichiarato il Sindaco Umberto Mazza sottolineando che la sospensione delle attività scolastiche in presenza e l’attivazione della didattica a distanza, demandata nell’organizzazione agli istituti, da lunedì 10 a sabato 22, riguarderà le scuole dell’infanzia, la primaria e secondaria di 1° grado. Scuole schiuse anche sul Tirreno cosentino a Diamante, Cetraro, Scalea, Grisolia e Santa Maria del Cedro ma nelle prossime ore molti altri comuni si aggiungeranno alla lista.
Flavio Stasi chiede lumi a Occhiuto e all’Asp
Il sindaco di Corigliano-Rossano e presidente della Conferenza dei Sindaci di Cosenza, Flavio Stasi, questa mattina ha inviato una missiva al Commissario Straordinario Azienda Sanitaria Provinciale, Vincenzo La Regina, ed al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, col fine di ottenere linee chiare ed univoche rispetto alla ripresa delle attività didattiche in presenza in relazione alla grave emergenza pandemica di questa fase. Esprimendo forte preoccupazione per l’attuale situazione dei contagi, il Presidente della Conferenza ha sottolineato che «i provvedimenti a macchia di leopardo, oltre a sovraesporre ogni singola Amministrazione, abbiano una efficacia limitata rispetto alla diffusione virale». Per evitare quindi il proliferare di provvedimenti sindacali diversificati, che nel recente passato si sono dimostrati anche deboli dal punto di vista giuridico-amministrativo, il sindaco Stasi richiede «da un lato che le istituzioni sanitarie, quindi i settori competenti dell’Azienda Sanitaria, rendano un proprio parere non vincolante rispetto all’attuale situazione epidemiologica ed all’impatto che potrà avere la ripresa delle attività didattiche in presenza; dall’altro che la Presidenza della Giunta Regionale, nel quadro complessivo del territorio regionale, offra indicazioni in merito, al fine di evitare che i Sindaci si ritrovino costretti a decisioni isolate, deboli anche dal punto di vista amministrativo».
In conclusione, il Presidente della Conferenza dei Sindaci ha anche manifestato sia al Commissario dell’ASP di Cosenza che al Presidente della Giunta Regionale, la disponibilità ad un confronto anche di emergenza in queste ore, di concerto con le altre Conferenze e con ANCI, col fine di condividere delle scelte complessive e rafforzare il fronte istituzionale in un momento difficile come quello in corso.
Petizione nel cosentino con 16mila firme “DAD per due settimane”
Dai social la presidentessa del sindacato UNIFD di Cosenza, Unione nazionale italiana formazione docenti, la prof. Ssa Adele Sammarro, lancia una petizione al Ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, al Presidente del Consiglio Mario Draghi e a tutti i presidenti di Regioni, ivi compreso al Presidente della Regione Calabria Dr. R. Occhiuto, per chiedere il posticipo delle lezioni in presenza per almeno due settimane. In meno di 24 ore, soprattutto dai docenti Calabresi e da molto sostenitori della petizione, sono state raccolte circa settemila firme. A destare forte preoccupazione in Calabria è il forte aumento di contagi registrato nelle ultime ore, il ridotto numero di posti in rianimazione, il blocco dei nosocomi e del pronto soccorso. L’apertura delle scuole senza alcun monitoraggio potrebbe comportare seri rischi. Ad oggi, ancora non sono stati previsti interventi adeguati per consentire il rientro in sicurezza, nessuno si è preoccupato seriamente del problema. Nelle nostre aule non è possibile garantire alcun distanziamento, dichiara la presidentessa Adele Sammarro, data la sottostimata capienza delle stesse, dove non esistono sistemi adeguati di ventilazione, purificazione, sanificazione dell’aria e, di conseguenza sarà sempre più difficile garantire la tutela della salute e il rispetto delle norme di sicurezza. Va anche considerato che il virus si diffonde per via aerea e che la classe favorisce meglio la diffusione del contagio, i ragazzi non utilizzano in modo corretto le mascherine e sei ore in classe diventa difficile l’utilizzo prolungato della mascherina. Sono questi i motivi che ci inducono a chiedere il rinvio dell’apertura in presenza. Questo ritorno forzoso sembra più una scommessa politica che una effettiva salvaguardia dei diritti degli studenti, delle loro famiglie e dei docenti calabresi.
L’ordine de medici “due settimane di stop. Poi si recupera a giugno”
Ma mentre il Governo tira dritto e conferma che il 10 si tornerà in classe, dopo i presidi anche l’ordine dei medici lanciano l’allarme chiedendo la chiusura per almeno altre due settimane. “Posticipare l’apertura delle scuole, recuperando poi a giugno. E poi, cambiare il sistema delle ‘Regioni a colori’, introducendo tra i parametri quelli relativi alla pressione sulla sanità territoriale e integrando, a tal fine, il Comitato Tecnico Scientifico con medici di medicina generale” ha detto il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, per cercare di contenere l’aumento dei contagi e dei ricoveri che sta mettendo a dura prova il Servizio sanitario nazionale.
“Le misure messe in atto dal Governo sono importanti, ma potrebbero non essere sufficienti per arginare il diffondersi dell’epidemia – continua -. I due anni trascorsi ci hanno insegnato che una misura davvero efficace è quella di limitare, in vista del picco, i contatti tra le persone. La riapertura delle scuole, in un momento in cui gli studenti hanno appena iniziato a vaccinarsi o a fare i richiami, a seconda delle fasce d’età, ci preoccupa, così come preoccupa i presidi. Per questo chiediamo uno stop di 15 giorni, da recuperare poi a giugno, quando dovremmo essere fuori dall’emergenza”. Anche il sistema ‘a colori’ delle Regioni “non rispecchia più la realtà, e va aggiornato – afferma -. Funzionava quando il problema era prevalentemente l’occupazione dei posti letto e delle terapie intensive. Oggi, con i vaccini, la maggior parte dei contagiati – oltre un milione e mezzo di persone – è curata a casa. Con questi numeri, anche il tracciamento rischia di saltare. Serve una nuova classificazione, nuovi parametri che tengano conto della pressione sulla sanità territoriale. Occorre coinvolgere i medici del territorio, a livello decisionale prima ancora che operativo, integrando i loro rappresentanti nel CTS”.
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