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Sanità, per curarsi spese catastrofiche per 630mila famiglie

Italia

Sanità, per curarsi spese catastrofiche per 630mila famiglie

Le regioni del Sud appaiono più colpite. “Questo è un segnale di minore capacità del sistema di tutelare le fasce di popolazione più fragili”

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medici corrotti dalle case farmaceutiche

ROMA – Le famiglie italiane, specie le “meno abbienti”, soffrono di “un crescente impatto dei consumi sanitari sui loro bilanci”. È quanto evidenzia il XVII Rapporto del Crea (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) dell’Università Tor Vergata di Roma, presentato oggi, che spiega: “Seppure con lievi segnali di miglioramento, l’impoverimento continua a colpire oltre 410.000 famiglie, la catastroficità (spese rilevanti rispetto ai budget familiari) oltre 630.000 ed il disagio economico per cause sanitarie oltre un milione”.

Questo è un segnale di minore capacità del sistema di tutelare le fasce di popolazione più fragili. Le Regioni del Sud appaiono le più colpite. In alcune, soprattutto la Campania, la situazione è resa ancora più critica dall’osservazione di una coesistente presenza di alti livelli di rinunce ai consumi sanitari. I livelli di protezione del sistema risultano anche difformi a seconda delle diverse forme di assistenza. “Ad esempio – si legge nel Rapporto -, Abruzzo, Molise e Calabria, sembrano garantire una minore protezione alle famiglie ‘meno abbienti‘ nel caso delle spese per l’assistenza specialistica; l’Abruzzo, anche per protesi e ausili, insieme ad Umbria e Friuli Venezia Giulia; la Calabria per le cure odontoiatriche; Lazio, Calabria e Abruzzo nel caso delle spese per diagnostica e servizi di supporto”.

Complessivamente, cure odontoiatriche e servizi diagnostici, si confermano le principali cause di “iniquità”. In prospettiva, i ricercatori del Crea Sanità evidenziano come la pandemia in atto ha sicuramente avuto un pesante impatto sui più fragili: “Per il prossimo anno ci si aspetta quindi un ulteriore peggioramento degli indicatori di equità, soprattutto di quello del disagio economico, a causa del fenomeno delle rinunce e/o di un possibile maggior ricorso da parte dei ‘meno abbienti’ a strutture specialistiche private, dovuto alla sospensione delle attività non urgenti nelle strutture pubbliche”.

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