Calabria
Inchiesta “Alibante”, 31 indagati. Prosciolto l’ex direttore di LaC Pasquale Motta
La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini preliminari sull’inchiesta Alibante: 31 le persone indagate e 11 quelle prosciolte

CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini preliminari sull’inchiesta Alibante che ruota attorno alla presunta cosca di ‘ndrangheta Bagalà. Sono in totale 31 le persone indagate e 11 le posizioni tralciate. Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche l’avvocata di Aosta Maria Rita Bagalà e Andrea Gino Giunti, suo marito e collega. Sono indagati, insieme ad altre 14 persone, per associazione di tipo mafioso. Per un’altra ipotesi di reato Maria Rita Bagalà è indagata per concorso in trasferimento fraudolento di valori e associazione mafiosa insieme ad altre sei persone e per concorso in Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato insieme al padre, Carmelo Bagalà, presunto boss della cosca. A fine gennaio l’avvocata aostana è finita in carcere, dopo essere stata posta ai domiciliari dal maggio 2021, dopo che la Corte di cassazione aveva respinto il suo ricorso contro la pronuncia del Riesame di Catanzaro che aveva accolto la richiesta di custodia cautelare della procura distrettuale antimafia.
È stato invece prosciolto dall’indagine l’ex direttore di LaC Pasquale Motta finito all’epoca nell’inchiesta con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo le ipotesi della Dda “svolgeva in maniera preponderante la funzione di referente politico del boss Carmelo Bagalà con cui aveva condiviso e programmato la predisposizione di una lista per pilotare le competizioni elettorali del 2018 nel Comune di Nocera Terinese”. La Procura ha inoltrato l’istanza di archiviazione al gip, per infondatezza dell’ipotesi originaria di accusa. Soddisfazione è stata espressa dal legale Enzo Belvedere “Con sommo stupore avevamo appreso, quasi un anno fa, della indagine nei confronti del direttore, in quanto il gip distrettuale aveva rigettato, per mancanza di gravità indiziaria, una richiesta di misura cautelare in carcere. La Procura proponeva appello cautelare, avverso l’ordinanza reiettiva ed il tribunale del Riesame di Catanzaro, accogliendo le agevoli tesi della difesa, ancora una volta rigettava l’istanza, a suo tempo respinta dal gip. Sono soddisfatto di poter valutare un andamento lineare della Procura della Repubblica Dda di Catanzaro – ha concluso legale -che non ha portato ad estreme conseguenze tesi insostenibili. Nessuno ha mai avuto dubbi sulla correttezza dell’operato di Pasquale Motta”.



















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