Italia
Venti di guerra: stallo tra Biden e Putin. La Farnesina invita gli italiani in Ucraina a rientrare
I circa duemila italiani che vivono nel Paese sono invitati a tornare in patria il prima possibile. A chi è in Italia viene invece chiesto di “posticipare tutti i viaggi non essenziali verso l’Ucraina”

ROMA – Soffiano sempre più forti i venti di guerra sull’Ucraina. Dopo l’allarme degli Usa sul rischio di un’invasione imminente – mercoledì il d-day indicato dalla Cia -, la diplomazia tenta di giocare le ultime carte per evitare lo scontro armato.
Ma dal colloquio tra i presidente di Usa e Russia, Joe Biden e Vladimir Putin, non è arrivata alcuna svolta. Anzi. In una telefonata durata poco più di un’ora, i due leader hanno sostanzialmente ribadito le proprie posizioni. Mentre sul terreno anche l’Italia ha richiamato i suoi connazionali. I resoconti ufficiali dello scambio tra gli attori principali della crisi – anticipato su richiesta americana – restituiscono uno stallo che le cancellerie non sembrano in grado di superare. L’inquilino della Casa Bianca “è stato chiaro”, avvertendo che in caso di attacco l‘Occidente risponderà in modo “deciso” e imporrà “costi severi”, fanno sapere gli Usa, sottolineando che “restano impegnati alla diplomazia ma sono pronti, con gli alleati e i partner, anche ad altri scenari”. E se il Cremlino conferma che i leader si sono detti d’accordo nel proseguire il dialogo, prendendo in considerazione le proposte di Biden ma definendole già insufficienti, Mosca non risparmia una stoccata, parlando di “isteria americana al suo apogeo”.
Italiani fate rientro a casa
La Farnesina invita tutti gli italiani in Ucraina a rientrare “in via precauzionale”. Mentre sul terreno la tensione è sempre più alta, dopo una riunione straordinaria dell’Unità di Crisi tutta dedicata alla minaccia russa ai confini dell’Ucraina è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad annunciare le decisioni prese.
I circa duemila italiani che vivono nel Paese, la maggior parte dei quali nella capitale Kiev, sono invitati a salire su un aereo commerciale e tornare in patria il prima possibile. A chi è in Italia, “considerata la situazione di incertezza ai confini”, viene invece chiesto di “posticipare tutti i viaggi non essenziali verso l’Ucraina”, in particolare quelli “a qualsiasi titolo nelle regioni di Donetsk e Lugansk ed in Crimea”, che sono “sconsigliati”. Termini diplomatici per sottolineare la pericolosità degli spostamenti in un momento particolarmente delicato. Ma non solo: “Un’altra disposizione presa – ha aggiunto Di Maio – è quella di far rientrare tutto il personale della nostra sede diplomatica a Kiev non essenziale”. Una decisione che non implica la chiusura dell’ambasciata, ha assicurato il ministro, che “resta pienamente operativa”.
Tanto che l’Unità di Crisi indica anche il numero di emergenza al quale raggiungerla in caso di necessità: +380503102111. L’escalation ai confini dell’Ucraina del resto ha spinto tutte le principali cancellerie occidentali a richiamare i propri connazionali. Anche se l’obiettivo è e resta la de-escalation, in una giornata carica di tensione ma anche di contatti diplomatici. “Lavoriamo tutti al fine di evitare un’escalation”, ha assicurato Di Maio, sottolineando che si sta cercando “una soluzione diplomatica e ci auguriamo che il prima possibile possano arrivare segnali tangibili in tal senso”.
Guerra di nervi
Kiev, in tutto questo, continua a invitare i cittadini a “restare calmi, uniti all’interno del Paese, evitare azioni destabilizzanti e che creino il panico”, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha insistito sul fatto che gli avvertimenti occidentali “causano il panico”. Un clima testimoniato anche dalle reciproche accuse di provocazioni – i separatisti del Donetsk hanno riferito di un’esplosione a un km dalla linea di contatto, suggerendo che potrebbe essersi trattato di un video di propaganda ucraina – e dai falsi allarmi bomba in scuole o supermercati, moltiplicatisi in una guerra di nervi che minaccia sempre più di precedere quella con le armi.

















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