Italia
Bocciato il referendum per depenalizzare la coltivazione e l’uso personale di cannabis
La Consulta lo ha dichiarato inammissibile. Delusione del comitato promotore che voleva cancellare il circuito penale e amministrativo

ROMA – Non sono bastate oltre 600mila di firme digitali raccolte dal comitato promotore “Referendum cannabis legale“, per far approvare dalla Carte Costituzionale il quesito referendario sulla cannabis per depenalizzare la coltivazione e l’uso personale promosso dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Societa’ della Ragione, Antigone e dai partiti Più Europa, Possibile e Radicali italiani. La Consulta lo ha dichiarato inammissibile. Delusione del comitato promotore che aveva promosso il quesito per eliminare dal circuito penale di chi coltiva, per uso personale, la cannabis di eliminare cancellando la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis e alle sostanze ad essa assimilate, ad eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito. Sul piano amministrativo, invece, il quesito proponeva di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori, che viene attualmente disposta per tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa.
“Il referendum è stato bocciato – ha spiegato il neo presidente Giuliano Amato- perché –non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”.
“E’ incredibile questa decisione della Corte Costituzionale dopo che il referendum è stato sottoscritto da 600mila cittadini. dopo la decisione sull’eutanasia di ieri possiamo dire che in questo paese è impossibile promuovere dei referendum. La corte costituzionale ha fatto quello che il presidente Amato ha detto pochi giorni fa che non andava fatto, cioè cercare il pelo nell’uovo“, così Riccardo Magi, deputato e presidente di Più Europa, davanti alla Consulta.


















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