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Abramo Cc, l’urlo dei lavoratori a Cosenza: “vogliamo il nostro stipendio”

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Abramo Cc, l’urlo dei lavoratori a Cosenza: “vogliamo il nostro stipendio”

Arriva nelle piazze della Calabria la vertenza e la disperazione dei lavoratori, 1.500, di Abramo Customer care. Sit in stamattina a Cosenza ma anche a Crotone e Catanzaro

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COSENZA – Sono oltre 1.500 i lavoratori di Abramo Customer Care che stamattina hanno inscenato una protesta nelle piazze dei tre capoluoghi calabresi per alzare nuovamente la voce sulla loro incertezza. Lavoratori che vivono nella precarietà e che ora rischiano di vedere compromesso il proprio futuro. Difendere i posti di lavoro, ricevere gli stipendi e garantire dignità alle famiglie.

A Cosenza intanto un centinaio di persone, si sono radunate in piazza Kennedy per il sit- in statico ed una delegazione sarà ricevuta in Prefettura: “Dove sono le istituzioni? Siamo lavoratori e vogliamo il nostro stipendio” urlano i manifestanti. All’iniziativa sono presenti anche i rappresentanti delle sigle sindacali di categoria e il sindaco di Montalto Uffugo, Pietro Caracciolo, comune nel quale è presente una sede dell’azienda. “Sono qui insieme a loro per dare sostegno a tutti i lavoratori – dice il primo cittadino – perché hanno bisogno di un trattamento dignitoso”.

Solo sul sito di Montalto, infatti, si contano ben 480 lavoratori. La manifestazione nasce come rivendicazione dei mancati salari e per chiedere sicurezza e certezza nel futuro lavorativo. “Difendere con le unghie e con i denti – ha detto il sindacato – ogni posto di lavoro perché le opportunità sono troppo poche”

La voce dei lavoratori

“Noi facciamo una manifestazione per rivendicare i nostri soldi, rivendichiamo gli stipendi congelati di settembre, ottobre, la tredicesima del 2020. Il 30% di settembre 2021, gennaio 2022 – racconta un lavoratore – insomma, ci hanno congelato l’impossibile. Si devono dare una mossa perché le persone stanno facendo la fame. L’ultimo accredito, è stato di 10 euro, i più fortunati hanno invece incassato 130, 150 euro. Ci devono dire come fa una essere umano a vivere con 130 euro al mese”. Ci sono famiglia – sottolinea una lavoratrice – monoreddito. Circa una ventina di persone hanno marito o moglie che lavorano nella stessa azienda e chiaramente la situazione non è dignitosa per noi, per loro e per le famiglie che abbiamo alle spalle”.

 “Vogliamo solo quello che ci spetta di diritto”

Rivendicano dignità e rispetto per il loro lavoro e soprattutto il loro “stipendio: “C’è gente che non riesce a mandare i figli all’asilo – dichiara al megafono uno dei partecipanti – le istituzioni dove sono? Sono assenti ai tavoli da 2 anni, le politiche locali dove sono? Quelle nazionali?”. E ancora: “Da anni buste paga da 200 euro; ora basta vogliamo il nostro stipendio”.

Il prossimo 26 febbraio, la sezione fallimentare del Tribunale di Roma dovrà decidere sulle condizioni per accedere all’amministrazione finanziaria o per avviare il fallimento. Il tribunale fallimentare dovrà stabilire se vi sono reali possibilità di proseguire nell’attività considerato che avrebbero già accertato debiti per 140 milioni di euro, il pagamento delle spettanze arretrate resta legato alla riscossione di ingenti crediti vantati dall’azienda verso i committenti, ma quei crediti non sono esigibili dal momento che Abramo ha il Durc negativo non essendo in regola con le scadenze contributive e fiscali.

 

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