Italia
Gimbe “follia lo stop delle mascherine al chiuso”. Ricciardi “tenerle fino a giugno”
Gimbe “fino a quando la circolazione del virus rimarrà così elevata, ritengo personalmente una follia abolire l’obbligo di mascherina al chiuso”

COSENZA – L’aumento dei casi Covid in Italia non è un “semplice ‘rimbalzo’, anche se al momento non possiamo etichettare la risalita come avvio della quinta ondata”. Troppe le differente regionali: minore circolazione virale per i 18,8 milioni di persone di Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, e alta incidenza al centro-sud in particolare in Umbria, Puglia, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Abruzzo e Toscana. Dal 13 al 19 marzo +30,2% dei casi e aumento degli attualmente positivi, da poco più di 971mila del 10 marzo a 1.147.519 di ieri e iniziali segnali di impatto sui ricoveri. Così all’ANSA il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che definisce una follia lo stop all’obbligo delle mascherine. “Sino a quando la circolazione del virus rimarrà così elevata, ritengo personalmente una follia abolire l’obbligo di mascherina al chiuso per due ragioni: innanzitutto, per l’elevatissima contagiosità della variante Omicron, e ancor più di Omicron 2; in secondo luogo, perché la protezione del vaccino nei confronti del contagio è limitata (circa 60%) e declina rapidamente. Ragionevole, invece, la graduale uscita dal Green Pass, che ha ormai esaurito il compito primario di spinta alle vaccinazioni”.
Mentre la per scuola “l’abolizione delle quarantene da contatto inevitabilmente rappresenterà un volano all’aumento dei casi. Con l’attuale livello di circolazione virale, insieme alla bassa copertura vaccinale della fascia 5-11 si poteva aspettare la fine dell’anno scolastico senza cambiare le regole, anche per verificare l’impatto delle misure vigenti su un arco temporale adeguato”. Sulla road-map delle riaperture il presidente della Fondazione Gimbe sioega che “è stata annunciata in una fase di massima tranquillità e pianificata durante la fase di iniziale di risalita della curva epidemiologica, con tutte le incertezze sull’entità della ripresa della circolazione virale e, soprattutto, del suo impatto sugli ospedali”. Sulla quarta dose per tutti, ribadisce “al momento non ci sono evidenze disponibili per raccomandarne, o meno l’utilizzo: da un lato bisogna monitorare il declino dell’efficacia vaccinale nei confronti della malattia grave, dall’altro aspettare dati più robusti, oltre che il pronunciamento dell’Ema”. E sugli scenari futuri, infine, “difficile al momento – afferma Cartabellotta – tracciare gli scenari per l’autunno, perché ci sono troppe variabili che condizioneranno la circolazione del virus e l’impatto sugli ospedali: dall’aumentata circolazione virale nella stagione fredda all’emergenza di nuove varianti; dal declino della protezione vaccinale, in particolare nei confronti della malattia grave, ai comportamenti individuali che, indipendentemente dagli obblighi, influenzano in maniera rilevante la diffusione del virus”. Per Cartabellotta l’eliminazione del bollettino quotidiano sui casi Covid in Italia “sarebbe un atto di ingiustificata censura sulla distribuzione regionale e sui dettagli di ricoveri, tamponi e altro. La scadenza dello stato di emergenza non cala il sipario sulla pandemia che, per una sua gestione ottimale, richiede una maggior disponibilità di dati. Non di mettere la polvere sotto il tappeto”.
Secondo l’analisi Gimbe l‘incidenza a 7 giorni per 100 mila abitanti è maggiore nelle Regioni del centro-sud: Umbria (1.674), Puglia (1.206), Calabria (1.142), Marche (1.135), Basilicata (1.061), Lazio (995), Abruzzo (971), Toscana (920). Mentre la circolazione virale è minore in Piemonte (409), Lombardia (502), Emilia Romagna (506). Differenze che, inevitabilmente – sottolinea Cartabellotta – rendono il dato nazionale poco generalizzabile”. Diverse le cause di questa aumentata circolazione virale: rilassamento della popolazione e allentamento delle misure, progressiva diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione, persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso. Quindi il rischio di una nuova pressione sugli ospedali. “Al momento non si rilevano segni di sovraccarico anche se i posti letto occupati in area medica hanno ripreso lievemente a salire: da 8.234 del 12 marzo a 8.319 del 19 marzo. Quelli in terapia intensiva rimangono stabili da qualche giorno intorno a 470, mentre gli ingressi si sono stabilizzati ai 40-42 al giorno e mostrano segni di risalita. Tutti segnali iniziali d’impatto, seppur limitato – dice Cartabellotta – sugli ospedali dell’incremento dei nuovi casi”. E a proposito infine della nuova variante, il presidente della Fondazione rileva che l’indagine flash dell’Istituto superiore di sanità rileva, al 7 marzo, una prevalenza di Omicron 2 al 44%. “Tuttavia – dice Cartabellotta – i dati sono di difficile interpretazione perché nelle Regioni del Nord-ovest, dove il virus circola meno, la prevalenza di Omicron 2 è più elevata (68%), mentre risulta più bassa (32%) al Sud dove si rileva una maggior circolazione virale”.
Ricciardi “curva risalirà soprattutto tra giugno e luglio “
Continua a ribadire l’utilità delle mascherine al chiuso anche il consulente del ministero della Salute, Walter Ricciardi, per il quale queste andrebbero tenute “almeno fino a giugno”. Intervistato da ‘Il Messaggero’, l’igienista della Statale di Milano sostiene che “già a maggio ci troveremo a fronteggiare un momento delicato, perché con l’eliminazione delle mascherine anche al chiuso e la liberalizzazione dei comportamenti è probabile che una risalita dei contagi ci sarà“. L’aumento delle infezioni potrebbe verificarsi “nei mesi estivi turistici”, avverte Ricciardi, che spiega: “Se togli le mascherine a maggio, ci sarà una risalita il cui picco è prevedibile proprio tra giugno e luglio”. Dopotutto, Omicron 2 “è più contagiosa”. Ora il Sars-Cov-2 “ha una contagiosità paragonabile a quella del morbillo e ogni persona ne contagia 15 o 16”, spiega l’esperto. E dunque “dobbiamo essere pronti a reintrodurre alcune delle restrizioni anti-Covid in caso di necessità”, mette in guardia il consulente del ministro della Salute Speranza.



















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