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Allarme Greenpeace: inquinamento fuori controllo

Italia

Allarme Greenpeace: inquinamento fuori controllo

Greenpeace ha rilasciato in questi giorni un report dal titolo ‘Plastica: Emergenza Fuori Controllo’, in cui si auspica che tutte le nazioni si riuniscano al fine di studiare un piano d’azione per contrastare il più grande disastro ambientale dei nostri tempi

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Il mondo ed i suoi abitanti si sono evoluti creando una serie di equilibri, che hanno offerto alla specie umana la possibilità di colonizzare tutte le terre emerse. Negli ultimi secoli però, l’uomo ha sconvolto l’armonia del pianeta Terra in diversi modi, anche introducendo all’interno dell’ambiente materiali artificiali e dannosi.

 

Ridurre l’utilizzo della plastica e scegliere materiali di origine sintetica riciclabili è un primo passo per limitare i danni. La maggior parte dei brand più conosciuti e delle catene di supermercati si stanno impegnando in questa lotta contro l’inquinamento. In Italia la famosa catena Lidl ha avviato un progetto chiamato REset Plastic in cui si impegna a diminuire l’impiego della plastica del 20% e a rendere totalmente riciclabili i packaging, ma anche a creare articoli per la casa e l’ufficio in materiali 100% riciclabili, come quelli presenti sul volantino lidl.

 

L’impegno delle singole aziende tuttavia, non è abbastanza in quanto la situazione ad oggi è piuttosto grave, secondo il report di GreenPeace ‘Ci troviamo su una rotta estremamente pericolosa e, per certi versi senza ritorno’. Se prendiamo in esame le stime attuali capiamo che se non si agisce in maniera globale i volumi di plastica prodotti raddoppieranno entro il 2035 e triplicheranno nei 15 anni successivi, portando ad una quantità di polimeri sintetici sulla terra pari a 1.100 milioni di tonnellate. Se pensiamo che nel 2019 la quantità era di 370 milioni di tonnellate, ci rendiamo conto che di questo passo la plastica invaderà il mondo. 

 

Ad oggi sappiamo che la plastica è ormai presente ovunque, microplastiche sono state trovate nelle vette più alte come negli abissi più profondi, anche nel corpo umano ci sono tracce di questo materiale, che entra nell’organismo attraverso il cibo che consumiamo, come avevamo illustrato nell’articolo: Microplastiche in frutta e verdura: uno studio italiano scopre quante ne ingeriamo. Esaminando la condizione attuale ci rendiamo conto che le azioni fino ad ora messe in atto nella lotta a questo tipo di inquinamento non bastano. Solo il 10% della plastica prodotta nella storia è stata riciclata, il 14% è stato bruciato e il restante 76% è stato rilasciato nell’ambiente o nelle discariche.

 

Secondo Greenpeace il primo passo da fare con una certa urgenza è quello di ridurre la plastica monouso, si tratta di una categoria di rifiuti che difficilmente possono venire riciclati e che vengono più facilmente dispersi nell’ambiente. La maggior parte della spazzatura raccolta in mare appartiene a questa categoria. I danni derivati dalla plastica negli oceani sono enormi, più di 700 specie di animali presentano microplastiche nel loro corpo, che spesso ne causano la morte, moltissimi sono gli episodi di organismi intrappolati in sacchetti o altri tipi di rifiuti, inoltre i polimeri sintetici influiscono sulla capacità del fitoplancton di produrre ossigeno, senza considerare che le materie plastiche spesso presentano al loro interno sostanze pericolose anche per l’uomo.

 

Un altro aspetto che deve essere preso in considerazione è che spesso le attività legate alla gestione dei rifiuti si concentrano nei paesi più poveri del Sud del Mondo come Turchia, Malesia, Vietnam, Thailandia e Indonesia. In queste nazioni spesso i controlli sono pochi, le legislazioni deboli e per questo i rifiuti vengono accumulati in siti di stoccaggio illegali o in discariche abusive, oltre a venir spesso bruciati rilasciando agenti nocivi nell’atmosfera. Secondo GreenPeace ‘L’abuso di plastica incrementa le disuguaglianze e le disparità tra Nord e Sud del mondo’. 

 

Il problema della plastica è complesso e incide sull’ambiente, sulla salute, ma anche su dinamiche sociali, creando disparità tra i paesi e sfruttamento dei paesi più poveri ed arretrati. Secondo Greenpeace è quanto mai urgente affrontare questa emergenza con un approccio che coinvolga tutto il mondo ed è essenziale che venga creato un quadro normativo di portata globale.

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