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Mattanza di cani e gatti in Calabria, l’appello ai Prefetti “intervenite o denunciamo”

Calabria

Mattanza di cani e gatti in Calabria, l’appello ai Prefetti “intervenite o denunciamo”

La denuncia di un’altra associazione animalista – dopo quella lanciata da Aidaa – che interviene con un appello ai prefetti delle cinque province calabresi

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COSENZA – Mattanza di cani e gatti in Calabria “da parte di ignoti”. La denuncia dell’associazione animalista Vivi Piemonte, a firma del presidente Giuseppe Contestabile, segue quella già lanciata da Aidaa , che interviene lanciando un appello ai prefetti delle cinque province calabresi (Cosenza, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria) “su sollecitazioni dei cittadini contribuenti”. “In particolare in questo periodo, vi è un continuo allarme sul randagismo con la relativa mattanza di cani e gatti da parte di ignoti,  a cui molti Sindaci fanno finta di nulla come  se la cosa non lo riguarda. A questo proposito – scrive l’associazione –  ricordiamo che la legge quadro n. 281/1991 smi  ha coinvolto direttamente i sindaci in merito al controllo delle nascite oltre che le aziende sanitarie  e anche il dpr 31.03.1979 articolo 3 oltre l’articolo 50 del Tuel indica il Sindaco quale responsabile della salute e del benessere degli animali in particolare dei randagi”.

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Mattanza di cani e gatti: “Ecco i compiti dei Comuni”

L’associazione animalista riporta “i compiti dei Comuni (sindaco)” secondo la fonte del Ministero della Salute:

 ■ Attuazione di piani di controllo delle nascite di cani e di gatti.
■ Risanamento dei canili comunali e costruzione di rifugi per cani.
■ Gestione dei canili e gattili direttamente o tramite convenzioni con associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati.
■ Organizzazione, congiuntamente alle ASL, di percorsi formativi per i proprietari di cani con conseguente rilascio di specifica attestazione denominata “patentino”, anche in collaborazione con gli ordini professionali dei medici veterinari, le facoltà di medicina veterinaria, le associazioni veterinarie, quelle di protezione degli animali e gli educatori cinofili.
■ Individuazione, in collaborazione con i servizi veterinari, dei proprietari di cani soggetti all’obbligo di svolgimento dei percorsi formativi.
■ Identificazione e registrazione in anagrafe canina, tramite il Servizio Veterinario pubblico, dei cani rinvenuti sul territorio e di quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture di ricovero convenzionate.
■ Dotazione alla Polizia locale, di almeno un dispositivo di lettura di microchip iso-compatibile.
■ In caso di avvelenamento di un animale di specie domestica o selvatica, il sindaco deve: impartire immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine in collaborazione con le altre Autorità competenti, provvedere, entro 48 ore dall’accertamento della violazione, ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata dall’avvelenamento, far segnalare con apposita cartellonistica, l’area di pericolo e predisporre e intensificare i controlli da parte delle autorità preposte.

L’appello “se non intervenite denunciamo”

La richiesta che viene fatta ai prefetti è quella “cortesemente di sollecitare i Sindaci nel far rispettare la legge e di attivarsi visto e considerato che i soldi li hanno (Fonte i comuni stessi) per affrontare questo cronico problema irrisolto, affinché questo fenomeno venga ridotto ai minimi termini se non sparire  del tutto volendo,  nella salvaguardia e del benessere degli animali esseri senzienti di cui la tutela è entrata nella nostra amata Costituzione. Rimaniamo in attesa di una risposta scritta nei tempi e modalità della legge 241/90 smi . In caso di continua inottemperanza scatteranno le denunce all’autorità giudiziaria.

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