Italia
Quattro anni fa il crollo del Ponte Morandi, i parenti delle vittime: “Ancora nessuna scusa”
Sotto un forte temporale, cedette uno strallo, un boato incredibile durante il nubifragio segnò per sempre la città di Genova e tutta l’Italia

GENOVA – Il viadotto sul torrente Polcevera crollò alle 11:36 del 14 agosto 2018 causando 43 vittime, 11 feriti e 566 sfollati.Oggi ricorre l’anniversario della tragedia.
La tragedia del Ponte Morandi
Sotto un forte temporale, cedette uno strallo, un boato incredibile durante il nubifragio segnò per sempre la città. Era crollata una parte del ponte portando con sé auto e camion con un salto di 45 metri d’altezza. Tra le vittime anche due lavoratori di un’isola ecologica che finirono travolti dalle macerie. Il governo Conte dopo pochi mesi varò il “decreto Genova” con numerose semplificazioni alle norme per la ricostruzione. Il nuovo viadotto Genova San Giorgio è stato inaugurato il 3 agosto 2020 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il progetto di Renzo Piano è costato 450 milioni, tutti pagati da Aspi.
Le parole di Sergio Mattarella
“Nel quarto anniversario del crollo del Ponte Morandi, si rinnova il dolore della tragedia che ha colpito quarantatré vittime. Una ferita che non si può rimarginare, una sofferenza che non conosce oblio, una solidarietà che non viene meno. Un dramma che segna la vita della Repubblica e per il quale la magistratura sta doverosamente accertando le responsabilità. Rinnovo anzitutto ai familiari, costretti a patire il dolore più grande, la più intensa solidarietà della nostra comunità nazionale”. Queste le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Si manifesta l’esigenza di interventi adeguati a sostegno dei familiari delle vittime di tragedie come queste: occorre che la normativa sappia dare risposte a queste esigenze- prosegue Mattarella- L’azione svolta dal comitato dei familiari delle vittime è risultata preziosa, vero e proprio memoriale vivente della tragedia, in attesa della realizzazione del memoriale proposto a monito permanente”.
Il processo
Il processo appena iniziato oggi vede imputate 59 persone (tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea, società che si occupava di manutenzioni e ispezioni, attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato) e 600 parti civili. I reati contestati sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, molti degli imputati sapevano che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla per impedirlo. Secondo i legali della difesa, il ponte sarebbe collassato a causa di un difetto costruttivo. Il 7 luglio si è svolta la prima udienza in tribunale a Genova. La prossima sarà il 12 settembre.
Il memoriale
Il memoriale, progettato dallo studio dell’architetto Stefano Boeri, sorgerà nel luogo dove sono stati finora custoditi i reperti del ponte Morandi in un capannone lungo le sponde del Polcevera. Durante la prima udienza del 7 luglio la Procura ha autorizzato lo spostamento dei reperti.
Alla messa partecipano, tra gli altri, il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, Il sindaco Marco Bucci e il segretario della Lega Matteo Salvini. Per la Regione c’è l’assessore alla Cultura Ilaria Cavo. Dopo la messa ci sarà il ricordo della tragedia alla Radura della Memoria, sotto il nuovo Ponte San Giorgio dove oltre al ministro parleranno la presidente del Comitato per il ricordo delle vittime del Morandi Egle Possetti, il sindaco Bucci, l’imam, il governatore Toti. Prima 43 bambini consegneranno ai parenti delle vittime 43 messaggi. Ieri sera alla Radura della Memoria si è tenuto un concerto di musiche sacre.
Il dolore della famiglia delle vittime
A farsi portavoce di decine di famiglie che hanno vissuto quel dramma è Egle Possetti, portavoce del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi. Nel disastro perse sorella, cognato e nipoti. E, tra le tante recriminazioni, una in particolare: “nessuno ha mai chiesto scusa” per quanto è successo.
È lei che ogni volta, il 14 agosto sale sul piccolo podio ai piedi prima del cantiere, poi del nuovo ponte ricostruito, per gridare in faccia a istituzioni e magistratura che la richiesta è sempre e una sola: giustizia, sotto ogni punto di vista. A lei l’AGI ha chiesto di parlare a cuore aperto anche rivolgendosi a chi, per questa vicenda, è chiamato a risponderne direttamente o indirettamente, sotto il profilo della responsabilità penale, ma anche morale.



















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