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Maria, i suoi figli e quella felicità negata

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Maria, i suoi figli e quella felicità negata

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COSENZA – Condannati all’infelicità … permanente. E’ questo il verdetto, inappellabile, di sentenza che la malasanità

ha emesso nei confronti di una madre premurosa e dei suoi due gemelli. La protagonista di questa storia è, purtroppo, ancora una volta la malasanità, rintracciabile nella negligenza medica (asccertata dalla magistratura, ndr) di alcuni medici del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale dell’Annunziata. Questa storia, dall’epilogo triste ma dalla trama romantica, almeno per quello che riguarda la figura di Maria (il nome è di fantasia, ndr) una madre che, nonostante il suo dolore, è l’esaltazione per eccellenza del vero amore, quello materno. Quello che merita la vetrina sullo scaffale dei sentimenti. Per capire meglio questa storia, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Un salto di circa dodici anni e mezzo. Sì, perchè, il calvario di Maria, (grandi occhi neri, capelli lunghi raccolti in un nastro, il viso segnato dalle smorfie del dolore e del pianto, ma animata da una straordinaria voglia di lottare), inizia allora. Lei, all’epoca, era in dolce attesa. Quelal maternità l’aveva voluta, cercata, desiderata, con tutte le sue forze. La notizia di aspettare due gemelli, l’aveva travolta di gioia. E per i primi sei mesi, Maria, insieme alla sua famiglia, ha vissuto la sua favola. Poi, però, durante un controllo, si rese conto che produceva eccessivamente liquido amniotico. I medici dell’ospedale dell’Annunziata che l’avevano in cura, le dissero di non preoccuparsi, che episodi del genere, potevano capitare e che poteva stare tranquilla. La sua gravidanza stava procedendo bene. Ma Maria, quel verdetto di “tranquillità”, non l’accetto. Una mattina, impaurita per l’aggravarsi della situazione, decise di firmare volontariamente le sue dimissioni e di recarsi a Firenze. I medici toscani che la visitarono decisero di intervenire subito, per salvare la vita a lei ma anche per mantenere in vita i suoi gemellini. L’intervento su di lei, riuscì. Ma se per Maria non ci furono tragiche conseguenze, non andò allo stesso modo per i due gemellini che, rimasto troppo “a mollo” nel liquido amniotico, riportarono gravi ed irreparabili danni. Francesco e Giuseppe, questi i loro nomi, sono venuti alla luce con gravi handicap. Entrambi, infatti, sono nati tetraplegici, ma con l’aggravante per Francesco di essere rimasto sordo, per Giuseppe ipovedente. Maria lottò, con tutte le sue forze, per avere i due gemellini. Con la stessa intensità e lo stesso spirito combattivo, subnito dopo essere stata dimessa dal nosocomio fiorentino, ha avviato una battaglia civile contro l’ospedale dell’Annunziata. Tra varie perizie, controlli clinici, valutazioni mediche, il processo, intentato per risarcimento dei danni, s’è concluso quasi sei mesi fà. I magistrati di Cosenza, riconoscendo legittime le pretese risarcitorie di Maria, hanno condannato l’Azienda ospedaliera di Cosenza a pagare un milione di euro. Soldi che, però, anche a causa di una burocrazia lenta, macchinosa e dal passo elefantiaco, Maria non ha visto. La donna, costretta a badare alle costose cure mediche dei suoi figli, e quasi impossibilitata a proseguire da sola al pagamento di quelle cifre alte, ha deciso di rivolgersi alle Istituzioni, per avere giustizia. Ma soprattutto per poter garantire una migliore assistenza medica ai suoi figli. La malasanità li ha privati della gioia di provare tutte le emozioni della vita. La negligenza di alcuni medici e la faciloneria diagnostica di alcuni ginecologi hanno negato a Francesco e Giuseppe una vita normale. Le Istituzioni e chi di dovere dovrebbero intervenire per permettere a Maria di riscuotere il maxi risarcimento, riconosciutole dai giudici. La burocrazia dovrebbe difendere la dignità di questa madre e dei suoi due figli, che già altri, in passato, hanno calpestato. Troppo.

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