Calabria
Trentuno anni fa la strage di Capaci, Occhiuto: «lotta all’illegalità vada avanti senza tentennamenti»

CATANZARO – Mancano pochi minuti alle 18 del 23 maggio 1992 quando, sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, esplode una carica di tritolo: è la strage di Capaci. Oggi, 23 maggio, è il giorno della memoria e dell’impegno antimafia. Un giorno per ricordare il 31° anniversario della strage di Capaci. In un tunnel sotto l’autostrada A29 furono nascosti 500 chili di tritolo. La deflagrazione devastò l’asfalto a pochi metri dallo svincolo di Capaci. Soccorritori e investigatori sul luogo della strage. Gli unici sopravvissuti all’attentato furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Furono in totale 23 i feriti dell’attentato, fra questi coloro che si trovavano a bordo delle auto vicine alle blindate di Falcone e della sua scorta
“Nel trentunesimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, teniamo alti gli ideali e i valori di quanti si sono sacrificati per la difesa della libertà dalle mafie. La lotta al crimine e all’illegalità – ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria – vada avanti, senza pause né tentennamenti”.
Per l’attentato del 1992, resta accertata la responsabilità, tra gli altri, dei due superboss Totò Riina e Bernardo Provenzano. L’uccisione di Giovanni Falcone fu decisa dopo una serie di riunioni della Cupola: l’organismo che riuniva i capi delle principali famiglie mafiose, in quegli anni comandate dal boss Totò Riina



















Social