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Ester e la sua nuova vita

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Ester e la sua nuova vita

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COSENZA – Quando un viaggio ti cambia la vita. E’ la storia di un viaggio, lungo il sentiero della fede e della vocazione.

Il diario di bordo, racconta di Ester, 30 anni, fisico da modella, lunghi capelli neri, grandio occhi verdi, una laurea in Scienze Politiche in tasca, la passione per il cinema, il teatro, il jazz e, soprattutto, la movida. Tutto questo era Ester ieri, oggi, la 30enne ha gettato via la sua vita precedente e ne sta per iniziare una diversa. Senza sfarzo, senza lusso, senza pose da diva e atteggiamenti da miss. Una nuuova vita, avvolta dentro una tunica, quella della congregazione di Madre Teresa di Calcutta. E’ lei stessa a raccontare alla collega Katia Grosso, la sua folgorazione sulla strada della fede. Una folgorazione d’amore verso Dio che, inizia, con un viaggio. Un viaggio a San Giovanni Rotondo che per Ester, tra qualche giorno getterà via anche il suo nome, scegliendoil di chiamarsi suor Mariapia (per legare il nome della Madonna a quello del Santo che le ha indicato la via da seguire, per questo suo nuovo cammino, ndr) ha un significato molto importante. “E’ stata la riscoperta di me stessa, quella parte nascosta di me, coperta sotto i vestiti sfarzosi e tanto trucco in volto”. Dietro questo viaggio, Ester è convinta che ci sia anche la mano di Dio. “Sì, ne sono sicura. Quel giorno – racconta – quando partii da Cosenza, stavo malissima. Avevo la febbre, un fastidioso raffreddore e un leggero mal di gola. Il viaggio in pullman, non fu dei migliori. Gli oltre cinquenta passeggeri che erano con me, hanno fatto di tutto per farmi stare bene. Ma niente. L’unico beneficio era stare con gli occhi chiusi. Arrivati a destinazione, mi avvicinai ad una fontanella per rinfrescarmi la faccia. Mi risvegliai di colpo. La testa era fresca, la gola non pungeva e il naso non gocciolava più. Ma la vera sensazione è stata quando ho messo piede in chiesa”. Mentre lo racconta, Ester stringe forte fra le mani la croce che ha al collo. Gli occhi si illuminano. “Mi sono piegata sull’inginocchiatoio e ho sentito una voce, forte, nitida, chiara. tanto che mi sono voltata, pensando che qualcuno mi stesse chiamando. ma dietro di me non avevo nessuno. Devo dire che non c’ho fatto caso. Ho pensato, devo stare davvero male. No, non stavo male. Perchè – continua – quella voce l’ho risentita, mentre m’avvicinavo all’altare per prendere la comunione”. Ester si ferma un attimo. Giusto il tempo di un sorso d’acqua e mettere il caffè sul fuoco. “Durante tutto il viaggio non ho fatto altro che pensare a quella voce. Arrivata a Cosenza, sono andata a letto. Non ho visto l’ora che diventasse mattina. Sono scappata da un mio amico sacerdote. Ho pensato è l’unico che mi può dare una spiegazione. Con lui ho parlato di quello che mi era successo. Lui m’ha risposto, nè io, nè te abbiamo tutte le risposte. Solo Dio sa cosa vuole da noi. Aspetta e lo saprai. Aveva ragione”. Ester, mentre parliamo ci porta nella sua stanza, mostrandoci vecchie fotografie. Ricordano la sua vita, quella di ieri. Osservandole bene, stentiamo a credere che quella immortalata in quelle pose da pin up, sia la stessa ragazza che io e la collega Katia Grosso, abbiamo davanti. “Sono io, sono io. Ero drogata di banalità e di sfarzo, quello che a volte, indossavo sul corpo o sul volto, ma solo per esibizionismo”. Ester mostra le sue foto. Il suo volto è sereno, la sua mimica facciale non è turbata da nessuna emozione. “Oggi ho capito che quella mia io di ieri, era solo un modo per colmare un grande vuoto interiore, quel vuoto che Dio sta riempiendo, dandomi un compito. Ho scelto di seguire gli ultimi, i poveri, gli indifesi, perchè Gesù vive dentro di loro”. Il telefono squilla. Ester risponde. Dall’altro capo del telefono c’è suor Benedetta, religiosa polacca. La missionaria della fede, informa Ester che entrerà a far parte della congregazione delle sorelle della Carità presso la chiesa San Luca di Bari. Ester ci saluta. la ringraziamo per questo racconto e le auguriamo tanta buona vita. Nel nome del Padre.

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