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Stampa: “Giornalisti sotto schiavitù”, mentre CN24 chiude

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Stampa: “Giornalisti sotto schiavitù”, mentre CN24 chiude

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COSENZA – Si parla di libertà di stampa, intanto la più famosa tv on-line regionale abbassa ‘la saracinesca’.

Un sito off-line e un sindacalista che usa la parola schiavitù per definire la condizione del giornalista del terzo millennio. Si scrive oggi l’ennesima triste pagina del giornalismo calabrese. “Il problema è la qualità dell’informazione, che puo’ essere garantita solo con il pieno rispetto dei giornalisti e della dignita’ professionale”. Ha detto stamattina, a Cosenza, il segretario regionale del sindacato giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, intervenendo al convegno “Qualita’ dell’informazione in difesa della liberta’ di stampa”. “Se un giornalista non e’ libero dalla schiavitu’ del bisogno, cioè se non è pagato o non ha un contratto che lo mette in una condizione di ricatto – ha detto Parisi – non puo’ essere un giornalista libero”. “Le notizie di Cn24 – per ora – finiscono qui. Non vi saranno altri aggiornamenti durante la giornata, – si legge da stamattina sul sito della testata on-line – né in quelle a venire. Quando, imprenditorialmente ed umanamente parlando, si comprende che non si è più in grado di garantire a chi lavora quel minino di stabilizzazione che crea certezze e muove economia, allora è bene fermarsi. Di fronte all’eventualità di “chiudere i battenti”, la redazione ha sempre risposto “no”! Pronta, addirittura, ad immolarsi senza salario per salvare quanto ha contribuito a creare col sudore della propria fronte”. Il chiaro messaggio lanciato dal direttore di CN24 Vincenzo Ruggero conferma la realtà dipinta dal sindacalista. Una realtà che a volte può spingere a gesti estremi come successo nella macabra vicenda che ha coinvolto il collega Alessandro Bozzo. Per Monsignore Salvatore Nunnari, Arcivescovo di Cosenza, giornalista pubblicista e per anni consigliere nazionale della Fnsi e vicesegretario del sindacato giornalisti della Calabria, “oggi i mezzi di comunicazione sono tanti, ma la comunicazione è poca. Gli organi d’informazione devono arricchirsi di personale che sia di formazione umana – ha detto Nunnari – che rende vero l’uomo, perche’ sia poi vera la notizia”. L’arcivescovo cosentino, nel parlare di ‘umanità’, ha però dimenticato la condizione disumana che sembra rispecchiare i salari e i contratli che attualmente subiscono i giornalisti italiani.

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