Calabria
Imprenditori collusi con la ‘ndrangheta, scatta il sequestro di beni per 40 milioni di euro

REGGIO CALABRIA – La Guardia di Finanza e lo S.C.I.C.O., coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, stanno eseguendo in Calabria, Campania e Lazio, un provvedimento di sequestro di beni per un valore complessivamente stimato in 40 milioni di euro. L’attività costituisce l’epilogo di una complessa indagine a carattere economico-patrimoniale nei confronti di due imprenditori, Gianfranco e Vincenzo Ruggiero, rispettivamente di 62 e 88 anni, padre e figlio, di Gioia Tauro, indiziati di essere collusi con la cosca di ‘ndrangheta’ che fa capo alla famiglia “Piromalli – Molè” di Gioia Tauro, con la quale avrebbero instaurato una cointeressenza mafiosa di assoluto spessore, duratura nel tempo e ben radicata.
La figura criminale degli imprenditori era emersa nell’ambito dell’operazione “Andrea Doria”, a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale, conclusasi nell’aprile del 2021 con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali nei confronti di 23 soggetti e sequestri per oltre 620 milioni di euro, nel cui ambito i due, risultano rinviati a giudizio per il reato, tra gli altri, di associazione di stampo mafioso.
Il commercio di prodotti petroliferi
Le indagini avrebbero disvelato un articolato sistema di frode fiscale, realizzata nel settore del commercio di prodotti petroliferi, imperniata su fittizie triangolazioni societarie, finalizzate ad evadere l’IVA e le accise, nonché sull’impiego di false dichiarazioni di intento, istituto che ordinariamente consente di acquistare in regime di non imponibilità.
L’associazione avrebbe gestito l’intera filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale fino ai distributori stradali finali, interponendo tra queste due estremità della catena una serie di operatori economici – imprese “cartiera” di commercio di carburante, depositi commerciali e brokers locali – con lo scopo di evadere le imposte in modo fraudolento e sistematico, attraverso l’emissione e l’utilizzo delle citate dichiarazioni di intento. Le società “cartiere” avrebbero dichiarato, fraudolentemente, di possedere tutti i requisiti richiesti al fine di poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, acquistando il prodotto petrolifero senza l’applicazione dell’I.V.A.. Tale prodotto, a seguito di meri passaggi “cartolari” tra le società coinvolte, sarebbe stato ceduto a prezzi concorrenziali ad individuati clienti, in danno, peraltro, degli onesti imprenditori del settore.

Il sistema di ripulitura degli incassi
Sarebbe avvenuto anche per il tramite di famiglie di ‘ndrangheta portatrici di interessi nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi. In tale contesto, le indagini avrebbero evidenziato il ruolo dei due imprenditori, “colletti bianchi” attraverso cui le consorterie riuscivano ad operare con profitto, inserendosi in un settore nevralgico, altamente remunerativo.
La misura patrimoniale del sequestro dell’illecito patrimonio riconducibile agli imprenditori, è costituito, nello specifico, dall’intero compendio aziendale di 6 imprese attive nei settori, tra gli altri, del commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, della manutenzione e riparazione di containers e della locazione immobiliare di beni propri, 1 ditta individuale operante nel settore agricolo, quote di una società operante nel settore della locazione immobiliare di beni propri, 9 fabbricati, di cui 7 ubicati a Roma, 5 autovetture, 4 orologi di lusso, nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato di 40 milioni di euro.



















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