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Why Not, politici alla sbarra. C’è anche il sottosegretario

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Why Not, politici alla sbarra. C’è anche il sottosegretario

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ROMA – Sfilata di notabili in Tribunale per l’udienza del processo Why Not.

“Ho conosciuto Antonio Saladino alcuni anni fa, mi colpi’ il fatto che fosse scortato dalle forze di polizia. Non sono certo ma escludo che possano esserci stati dei contatti telefonici tra noi”. E’ ruotata attorno alla figura dell’imprenditore, tra i principali indagati dell’inchiesta di Catanzaro ‘Why not’, l’audizione di Domenico Marco Minniti, senatore Pd e sottosegretario con delega ai servizi, testimone a Roma nel processo a carico del consulente informatico Gioacchino Genchi e dell’ex pm Luigi De Magistris, attuale sindaco di Napoli: i due sono accusati di abuso d’ufficio per aver acquisito illecitamente nel 2006, proprio nell’ambito di quella indagine, i tabulati telefonici di alcuni esponenti politici. Sul fatto che il suo nome, associato ad alcune utenze telefoniche, compaia alcune volte nell’agenda di Saladino, sequestrata a suo tempo, Minniti ha fornito questa spiegazione: “Alcune utenze non corrispondono affatto a numeri di mia conoscenza, altre si riferiscono a numeri di telefono istituzionali, che tutti possono conoscere e acquisire. Minniti e’ comunque un cognome abbastanza diffuso in Calabria”. Tra i testimoni sollecitati in aula dalla difesa di Genchi c’era anche Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita sotto processo per l’appropriazione di quasi 25 milioni di euro dalle casse del partito. L’ex senatore del Pd ha fornito chiarimenti su alcuni cellulari in uso a Francesco Rutelli: “Ha sempre avuto un paio di telefonini – ha detto Lusi -, credo ne abbia tuttora due anche se con lui non parlo piu’ dal 17 gennaio 2012 (quando la procura comincio’ a indagare su quella sottrazione di denaro, ndr). Comunque, checche’ se ne dica, l’amministrazione della Margherita e la mia segreteria personale hanno sempre tenuto in ordine l’elenco dei cellulari acquistati per esigenze di servizio. Basta andarlo a consultare per vedere quanti apparecchi mobili sono riconducibili a Rutelli”. Piu’ tesa, invece, l’audizione dell’avvocato Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia: “Genchi – ha esordito – e’ stato il mandatario di un mandante ben preciso che e’ stato individuato. Non mi interessa tanto che siano stati acquisiti i miei tabulati, senza neppure l’autorizzazione alla Camera, ho trovato ignominiose le considerazioni che Genchi ha fatto sulla base del dato telefonico. De Magistris, con il quale ho avuto a Catanzaro un contenzioso durissimo tanto da aver presentato una cinquantina di esposti al Csm senza alcun esito, era un magistrato di scarsissima capacita’ professionale sin dalle prime uscite investigative. Genchi, che nella relazione finale ha scritto cose inenarrabili sul mio conto, aveva il chiaro mandato di rinvenire a tutti i costi elementi a carico dell’unico nemico di De Magistris del foro catanzarese che gli teneva testa. Per anni sono stato spiato”.

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