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Il carcere come discarica sociale a chi serve?

COSENZA – Celle sovraffollate, progetti di recupero fantasma.
Il fallimento del sistema carcerario nero su bianco in un incontro che dalle 18 alle 20 si terrà al centro di Documentazione Interattiva ‘De Luca’ in piazza Toscano nel cuore del centro storico cosentino. “Il dibattito “Il carcere come discarica” – si legge in una nota divulgata dal cpoa Rialzo – cercherà di mettere a fuoco alcuni fra gli aspetti più drammatici della realtà carceraria a partire dal sovraffollamento che, ad oggi, risulta essere un dato allarmante. Non solo per la quantità di persone attualmente detenute (65.886 a fronte di una capienza di 44.995) quanto per l’inasprimento delle pene e l’allargamento delle tipologie di reato che, di fatto, fanno lievitare i numeri della popolazione detenuta in maniera esponenziale. Numeri per lo Stato, criminali per una società che ha ormai perso ogni certezza ma è sempre più convinta che la sicurezza passa attraverso la carcerazione in massa dei numerosi disagi sociali. Il provvedimento promosso dalla ministra Cancellieri, al vaglio del consiglio dei ministri, per decongestionare la situazione carceraria rischia di diventare un provvedimento da porte girevoli come l’indulto del 2006. L’unica soluzione possibile è l’amnistia ed un processo di depenalizzazione di tutta una serie di istanze sociali a cui il sistema giuridico e politico risponde con la repressione e la reclusione. Le leggi Bossi-Fini, Fini-Giovanardi, pacchetti sicurezza vari, ex cirielli, oltre ad essere le maggiori responsabili del sovraffollamento che ciclicamente irrompe nell’agenda politica negli ultimi 15 anni, rispecchiano i dispositivi con cui l’ordine costituito criminalizza e cerca di sopprimere le istanze sociali “scomode”. Istanze scomode perchè esprimono il fallimento del sistema capitalista e neoliberista che, di volta in volta, si riassumono nel volto del migrante piuttosto che del piccolo spacciatore/consumatore. Ancor più scomode sono le popolazioni che lottano sui territori in difesa del proprio futuro e per la propria terra e che non si piegano nenche a suon di manganelli per cui meglio criminalizzare, reprimere, incarcerare. A cosa e a chi serve il carcere? Serve alle vittime? Serve ai condannati? Serve alla società? E la risposta è sempre uguale. Il primo semestre del 2013 registra un vero e proprio bollettino di guerra: 80 morti di cui 23 suicidi; 54 bambini reclusi tra 0 e 3 anni dalla nascita e che dopo il compimento dei 3 anni verranno strappati alla madre e messi in un istituto; circa 8000 migranti, completamente innocenti, reclusi nei CIE. Il carcere, e tutte le sue derivazioni, sono i non luoghi per eccellenza che ci restituiscono il fallimento del sistema Stato e dei suoi apparati di dominio e controllo. Uno Stato forte con i deboli e debole con i forti e, dall’altra parte, una società incapace di affrontare nella sua complessità e singolarità le cause dei “crimini”. Disperazione, miseria umana e materiale, sfruttamento e speculazione. Ed oggi, con l’esplosione della crisi economica, la sfida è elevata all’ennesima potenza”. L’incontro sarà coordinato da Laura Corradi, ad intervenire evidenziando le criticità della situazione carceraria saranno Luana Stellato del cpoa Rialzo, il giornalista Claudio Dionesalvie e Nicola Valentino della coop. editoriale Sensibili alle Foglie.



















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