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‘Ndrangheta: raffica di arresti per il clan Gallace, sindaco in manette

CATANZARO – Carabinieri e Polizia di Stato di Catanzaro hanno eseguito stamane arresti e perquisizioni a carico di presunti capi e gregari della consorteria mafiosa dei Gallace-Gallelli operante nei comuni di Guardavalle e Badolato, nel basso Ionio catanzarese.
Venticinque le ordinanze emesse dalla Dda del capoluogo calabrese. Ai destinatari delle misure vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, usura, stupefacenti e armi. Nel corso delle attivita’ investigative, sarebbero state accertate responsabilita’ a carico di diversi esponenti delle due famiglie mafiose anche in riferimento a un’estorsione a carico di una ditta emiliana impegnata nei lavori di costruzione del porto di Badolato. Dietro l’operazione ci sono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Dalle testimonianze emergono le infiltrazioni della potente cosca Gallace di Guardavalle oltre i confini del Pollino, sino alla Brianza. Dalla gestione del porto di Badolato alle estorsioni, passando per lo spaccio di droga e il controllo delle elezioni comunali e dell’attivita’ amministrativa. La potente cosca dei Gallace di Guardavalle (Catanzaro) aveva in mano tutto il sistema degli affari. Partendo dalla Calabria fino in Lombardia grazie alle sue forti ramificazioni. Nell’inchiesta che stamane ha portato in carcere 25 persone non solo ‘ndranghetisti, ma anche professionisti, in particolare tecnici, e amministratori comunali. Come il sindaco di Badolato, Giuseppe Nicola Parretta. Per il sindaco, ora indagato, la Dda aveva chiesto l’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. Sono state le indagini della squadra Mobile di Catanzaro, guidata da Rodolfo Ruperti, e dei Carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato diretti dal colonnello Giorgio Naselli e dal capitano Saverio Sica a fare luce sul “locale” del catanzarese. Partendo dal 2007 e fino a ricostruire ogni legame. Compreso il ruolo di primo piano che la ‘ndrina ha conquistato in Lombardia, specie dopo avere eliminato gli alleati-nemici della cosca Novella. Le dichiarazioni di ben otto pentiti sono state incrociate con le attivita’ investigative compiute in sinergia tra le forze dell’ordine, portando a 19 persone in carcere, 6 ai domiciliari e altri 21 indagati, per un totale di 46 persone coinvolte. Non risultano contestati omicidi nel provvedimento firmato dal pm Vincenzo Capomolla, dal momento che per quelli la Procura si muove con altri filoni investigativi, come hanno spiegato il procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo e l’aggiunto Bombardieri. E’ il gip Assunta Maiore a delineare il quadro in cui si e’ mossa l’indagine: “Le indagini – afferma il giudice – hanno permesso di accertare l’esistenza e l’attuale operativita’, in Guardavalle e nei comuni limitrofi, del pericoloso gruppo di elevata capacita’ criminale e di tipo mafioso”. Alleati ai Gallace, secondo quanto emerso nell’operazione “Itaca Free Boat”, ci sono i Gallelli (alias Macineddhu) e gli omonimi Gallelli (alias Sidis), che avrebbero gestito gli interessi su Badolato. Nel mirino del locale di ‘ndrangheta sarebbero finiti imprenditori e grossi commercianti. Il clan avrebbe preteso il pagamento di una percentuale sui lavori pubblici e sugli incassi degli esercizi commerciali. Meccanismo diverso per i piccoli commercianti che non avrebbero pagato alcuna tangente, ma avrebbero riconosciuto alla cosca Gallace la possibilita’ di avere prodotti e servizi senza pagare nulla. Anche il porto di Badolato era diretta gestione dei Gallace e dei suoi affiliati, fino ad essere dato in gestione all’imprenditore nautico Antonio Ranieri, 60 anni, che avrebbe scavalcato anche i migliori offerenti per il servizio grazie alle pressioni del clan. E poi i legami amministrativi e politici, con il sostegno al sindaco di Badolato, che avrebbe favorito, sempre secondo l’accusa, il sodalizio criminale nella gestione amministrativa. Al punto che il procuratore aggiunto Bombardieri ha sostenuto che “l’Ufficio tecnico comunale era in mano ai Gallelli”.
E’ Antonino Belnome, ex padrino del locale di Giussano (in provincia di Monza), a tracciare il profilo del “locale” calabrese e il suo potere in Lombardia. “Un locale e’ forte – ha detto il collaboratore ai pm di Catanzaro e Reggio Calabria che lo hanno sentito nel carcere di Opera di Milano – se ha le sue radici in Calabria”, ed ancora: “Chi non ha questo cordone ombelicale non ha forza, un locale che non ha questo e’ come se ha una zattera nell’oceano, non siete una nave”. E tutto questo era ed è la cosca Gallace in Calabria e in Lombardia, come ha precisato il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo. Un meccanismo che costituisce il segreto della longevita’ della ‘ndrangheta in generale e della cosca Gallace in particolare. Specie nel momento in cui nella stessa cosca catanzarese maturo’ la scissione con la cosca Novella. Il pentito racconta, infatti, che la “cosca Novella aveva tre quarti della Lombardia”, ma “pochi avevano fondamenta in Calabria”. Cosi’ i Novella sono spariti dal panorama criminale, di cui i Gallace sono diventati i protagonisti. Al punto che, come scrive il gip Assunta Maiore, questo locale e’ diventato “una delle cellule basilari della ‘ndrangheta, modello di organizzazione esportato anche oltre i confini nazionali”. A confermare la ricostruzione degli inquirenti sul profilo dei Gallace, compresi gli interessi in Lombardia, anche altri collaboratori. Tra i quali Domenico Todaro, vecchio affiliato del locale di Guardavalle, il figlio e il genero di quest’ultimo: Vincenzo Todaro e Pietro Danieli; Michael Panaija, arrestato per concorso nell’omicidio di Carmelo Novella (capo cosca del clan perdente). Fondamentali anche le dichiarazioni di altri tre collaboratori: Angelo Torcasio, Saverio Cappello e Giuseppe Giampa’. Con le dichiarazioni dei collaboratori hanno fatto il paio le intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e pedinamenti, attivita’ investigative avviate sin dal 2007 dalla squadra mobile di Catanzaro e dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri.
Sono 25 le persone a cui e’ stato notificato un provvedimento di custodia cautelare nell’ambito delle indagini sulla cosca di ‘ndrangheta dei Gallace, in provincia di Catanzaro. Di queste, 19 sono finite in carcere: Francesco Aloi, 46 anni, di Guardavalle; Alfonso Carioti, 39, di Guardavalle; Antonio Cicino, 55, di Guardavalle; Nicolino Galati, 37, di Guardavalle; Cosimo Damiano Gallace, 23, di Guardavalle; Vincenzo Gallace, 66, di Guardavalle; Agazio Gallelli, 71, di Badolato; Andrea Gallelli, 43, di Bologna; Maurizio Gallelli, 39, di Badolato; Vincenzo Gallelli, 70, di Badolato; Antonio Luciano Papaleo, 47, di Badolato; Domenico Origlia, 52, di Guardavalle; Antonio Saraco, 58, di Badolato; Aldo Tedesco, 60, di Guardavalle; Domenico Tedesco, 36, di Guardavalle; Cosimo Vitale, 27, di Guardavalle; Vincenzo Vitale, 39, di Guardavalle; Angelo Paride Vocaturo, 65, di Montepaone. Agli arresti domiciliari risultano: Pietro Gianfranco Gregorace, 66 anni, di Soverato; Antonio Ranieri, 60, di Soverato; Alfredo Beniamino Ammiragli, 46, di Fragagnano (Taranto); Giuseppe Compagnone, 59, di Arluno (Milano); Nicola Arena Romeo, 63, di Badolato; Vittorio Tucci, 65, di Squillace. A questi si aggiungono altri 21 indagati per i quali non e’ stata decisa alcuna misura cautelare.




















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