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“Voglio appendermi a un albero”, undicenne medita il suicidio

COSENZA – Il padre gli lacera la milza, lui ‘sogna’ di impiccarsi.
Maltrattamenti su minore e induzione al suicidio. Il genitore del piccolo studente cosentino è stato allontanato dal proprio nucleo familiare al termine di un’indagine scattata dalla denuncia di una professoressa al quale il ragazzino aveva confessato il desiderio di farla finita. Un desiderio nato dalle violenze subite quotidianamente tra le mura di casa. A fare scattare la molla nel piccolo sarebbe stato l’ultimo pestaggio perpetrato dal padre ai suoi danni. L’uomo in un impeto d’ira, uno dei tanti, avrebbe spappolato la milza del ragazzino a calci. Dopo una notte di sofferenze e lacrime trascorsa da solo sul divano il ragazzino sarebbe stato accompagnato al mattino al pronto soccorso dalle sorelle che per giustificare le lesione del fratellino avrebbero raccontato di una brutta caduta in bicicletta. Una pugnalata per il piccolo. Un vero e proprio tradimento. Poi l’immediato ricovero. Dieci lunghi giorni tra flebo e punture, senza bicicletta, ma con tanta angoscia nel cuore. All’uscita dell’ospedale il bimbo ha già deciso di morire. “La mia vita è inutile voglio appendermi a un albero” avrebbe scritto in un tema al rientro a scuola. Una frase che per giorni ha rimbombato nella testa della professoressa di italiano incredula. La donna dopo aver parlato con il ragazzino avrebbe così provveduto a fare il proprio dovere avvisando le autorità e salvando il piccolo dalle continue botte e mortificazioni. Per sempre.


















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