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Banconote false ed anabolizzanti arresti tra Cosenza, Perugia e Napoli

COSENZA – Operazione ‘Testosterone’ tra doping e denaro contraffatto.
Il carabinieri del Nucleo Tutela della Salute di Perugia hanno portato a termine una serie di arresti tra Calabria, Umbria e Campania volti a scardinare una rete volta al traffico di sostanze dopanti e soldi falsi. I militari hanno eseguito all’alba di stamane sei ordinanze di custodia cautelare, di cui due agli arresti domiciliari e quattro con obbligo di dimora nelle province di Perugia, Napoli, Avellino e Cosenza. L’indagine ruoterebbe su un gruppo dedito al commercio illecito di sostanze dopanti nocive per la salute attraverso la falsificazione di ricette e banconote. Le impegnative sarebbero servite a giustificare il rilascio dei medicinali mentre con il denaro contraffatto la consorteria criminale avrebbe garantito l’acquisto degli anabolizzanti. Ma non solo. Nel corso delle dodici perquisizioni eseguite stamattina ai danni di altrettanti soggetti indagati per aver costituito un’associazione per delinquere dedita al traffico illecito e acquisto con denaro falso di sostanze dopanti nonchè alla falsificazione di ricette mediche sono stati rinvenuti oltre 12mila euro (in pezzi da 20, 50 e 100) e 400 capsule di farmaci. Il denaro secondo quanto comunicano gli inquirenti pare essere di ottima fattura, irriconoscibile ai non ‘addetti ai lavori’. L’inchiesta sarebbe partita da una segnalazione pervenuta alle forze dell’ordine da parte di una farmacista che, nel maggio 2012, denunciava l’ingente acquisto di medicinali a base di testosterone da parte di alcune persone che pare l’avessero insospettita. Gli uomini presentavano regolarmente ricette ripetibili al banco, ma ciò non sarebbe bastato a dipanare i dubbi della donna che avrebbe comunque allertato le autorità aprendo uno scenario estremamente più vasto. Il business del ‘club del testosterone’ pare infatti si spingesse oltre il doping. Il denaro ‘fai da te’ stampato in Campania dal gruppo, veniva infatti utilizzato non solo per l’acquisto dei farmaci da rivendere sul mercato nero, ma anche per il pagamento di stipendi di muratori e carpentieri senza contratto, di materiali edili, di spese al bar e in negozi di diverso genere. Il tutto ad una cifra ben precisa: 30 euro per ogni pezzo di carta da 100 euro, il 30% del valore ‘reale’. Ad essere sorpresi nel business di doping e contraffazione architettato da umbri, campani e calabresi insospettabili imprenditori del settore edile, rappresentanti, operai e buttafuori da discoteca.


















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