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Sempre più studenti dicono no all’ora di religione ma l’adesione in Calabria resta alta

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Sempre più studenti dicono no all’ora di religione ma l’adesione in Calabria resta alta

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ROMA – Sempre più studenti rinunciano all’ora di religione ma non in Calabria che si conferma una delle regioni più tradizionaliste. Nell’anno scolastico 2023-24 si è raggiunta la cifra record di 1 milione e 164 mila studenti che si sono avvalsi della facoltà di fare altro, con un aumento pari a 68 mila unità rispetto alla precedente rilevazione, quando gli studenti che optavano per insegnamenti alternativi erano il 15,5% del totale.

Secondo gli ultimi dati relativi all’anno scolastico 2023-2024, in Calabria l’adesione all’insegnamento della religione cattolica resta alta, con percentuali di partecipazione che superano ampiamente la media nazionale. Se infatti a livello italiano circa il 16,2% degli studenti ha scelto di non frequentare l’ora di religione, nella regione meridionale la situazione è molto diversa: le rinunce si fermano intorno al 2-3%, con punte ancora più basse in alcune province.

In città come Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, l’ora di religione continua ad essere frequentata dalla quasi totalità degli studenti. In alcuni istituti, il tasso di adesione supera il 97%, segnando uno scarto netto rispetto alle città del Centro-Nord, dove il fenomeno della rinuncia è sempre più diffuso.

Una fotografia che racconta un rapporto ancora solido tra scuola e tradizione religiosa. “La Calabria si conferma una terra in cui l’elemento culturale e identitario legato alla religione cattolica è ancora molto forte,” osservano esperti di sociologia dell’educazione.

No all’ora di religione, contrastro tra Nord e Sud 

Il contrasto tra la nostra Regione, in particolare il Sud, e le altre aree d’Italia è abbastanza evidente: mentre a Firenze oltre la metà degli studenti ha deciso di non partecipare alle lezioni di religione, e a Bologna il dato sfiora il 47%, nelle città calabresi le defezioni restano un fenomeno marginale.

Secondo l’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), che ha analizzato il trend a livello nazionale, il divario tra Nord e Sud si sta anzi accentuando. “In Calabria, l’ora di religione continua ad essere percepita come parte integrante del percorso educativo,” sottolineano dall’associazione.

Anche il tipo di offerta formativa alternativa incide: nelle scuole del Nord spesso sono disponibili attività strutturate che attraggono studenti curiosi di esplorare altri temi. Al Sud, invece, le possibilità restano più limitate, e molti studenti – o le loro famiglie – preferiscono non rinunciare all’insegnamento religioso.

In conclusione, mentre l’Italia cambia volto, la Calabria rimane uno dei baluardi della tradizione cattolica all’interno del sistema scolastico.

Picchi a Firenze, Bologna e Aosta

Oggi la percentuale è del 16,2%, e in alcune città – come Firenze, Bologna e Aosta – registra ulteriori picchi, arrivando in alcuni casi a coprire la metà degli alunni.
Da una indagine dell’Unione atei e agnostici razionalisti , riassunta nei suoi passaggi principali dal portale Skuola.net, emerge lo spaccato di un corpo studentesco diviso tra Nord e Sud, per quanto riguarda la fruizione dell’ora di religione cattolica a scuola.
Il Sud Italia sembra infatti mantenere un approccio più “tradizionale” rispetto alla religione nelle scuole: in città come Taranto, Benevento e Barletta, le percentuali di studenti che si rifiutano di partecipare all’ora di religione sono inferiori al 3%. Firenze, al contrario, risulta la città più “laica” d’Italia. Qui, oltre la metà – il 51,5% – degli studenti non partecipa alle attività in classe. Seguono, non di molto, Bologna (47,29%), Aosta (43,58%) e Biella (40,62%), con numeri ben al di sopra della media nazionale.

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